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In Puglia e Basilicata

Il percorso

Viaggio sull’antica via dei borghi lucani

Viaggio sull’antica via dei borghi lucani

Il tracciato della Strada Regia delle Calabrie riscoperto da studiosi e Archeoclub

20 Marzo 2022

Donato Mastrangelo

Era la mattina del 3 luglio 1826 quando tre insigni botanici napoletani Michele Tenore, Luigi Petagna e Giovanni Terrone, partivano dalla capitale del Regno delle Due Sicilie alla volta del Vallo di Diano per poi dirigersi, tra terreni limacciosi e fitte boscaglie verso la Basilicata e il massiccio del Pollino, addentrandosi fino alla Calabria.
Lo scopo del viaggio, capitanato da Tenore, direttore del Real Orto Botanico di Napoli, era di indagare la morfologia e gli aspetti naturalistici del territorio. Una parte di quel tragitto, lungo il quale i botanici trovarono ristoro presso le stazioni di posta, sarà attraversato nei prossimi giorni da Vienna Cammarota, 72 anni, ambasciatrice di Archeoclub d’Italia e guida ambientale escursionistica.

Sarà la tenace camminatrice che il prossimo 26 aprile percorrerà sulle orme di Marco Polo la Via della Seta partendo dal Lazzaretto Nuovo di Venezia per poi giungere a Pechino, a ripercorrere dal 26 marzo la via Regia Borbonica delle Calabrie.
Lo farà nel segno della pace portando con sé le bandiera dell’Italia e dell’Ucraina martoriata dalla guerra. L’obiettivo del viaggio è anche quello di accendere i riflettori su un Mezzogiorno inedito che racchiude nei suoi fragili paesi che spesso devono fronteggiare il dissesto idrogeologico ed il fenomeno dello spopolamento, paesaggi e scrigni d’arte poco svelati. Un lungo peregrinare, il suo che partirà da Serre in provincia di Salerno. Cammarota è attesa da sette giorni di cammino per un totale di ben 180 chilometri lungo i quali dovrebbe incontrare anche alcuni profughi ucraini. Attraverserà ventidue borghi tra i quali i centri di Lagonegro, Rivello, Nemoli, Lauria, Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferiore, Rotonda, tutti in provincia di Potenza. Tra antiche taverne, uffici postali dell’800 ed oasi naturalistiche viene così rispolverata la Napoli - Reggio Calabria dell’800.

«Chiediamo al Ministero dei Beni Culturali che la Via Regia Borbonica, ricca di testimonianze storiche e meravigliosi borghi possa diventare un cammino turistico», dichiara Rosario Santanastasio, presidente nazionale di Archeoclub d’Italia. Tutto prende le mosse dal lavoro di ricerca condotto dall’architetto Luca Esposito.
Una indagine sul campo della durata di otto anni che lo storico della cartografia del Regno di Napoli e delegato Archeclub d’Italia al progetto di valorizzazione dei borghi della Via Regia delle Calabrie, ha attuato attraverso una fedele ricostruzione cartografica, georeferenziata, del tracciato della Strada Regia delle Calabrie così come rappresentato sull’Atlante del Rizzi Zannoni tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, nel periodo in cui risultava completata la maggior parte del nuovo percorso borbonico iniziato nel 1778.
Grazie all’estrema precisione della mappa, alla toponomastica ed ai numerosi e dettagliati riferimenti topografici, è stato possibile individuare e posizionare il tracciato storico sulle moderne viste satellitari. «Oltre all’individuazione del tracciato borbonico - sottolinea l’autore - il lavoro si propone di evidenziare tutte le emergenze storico-architettoniche ubicate ai suoi margini, unitamente ai monumenti più rappresentativi dei paesi attraversati, riportando per ciascuno di essi una breve descrizione, allo scopo di fare luce su quell’enorme patrimonio di opere cosiddette “minori”, a volte dimenticate, di cui è ricchissima l’Italia ed in particolare il Mezzogiorno». L’idea è di rivalutare in chiave turistica le antiche strade del meridione italiano coinvolgendo i piccoli borghi campani e lucani nella una particolare fase storica in cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbe dare nuova linfa e sviluppo alle aree interne. «Sono borghi - afferma la protagonista Vienna Cammarota che si accinge a compiere l’impresa - che si stanno spopolando ma che racchiudono ancora una propria entità culturale e storica. Lo scopo è di rivalutare questi luoghi ed anche spronare e le comunità che,, eroicamente sopravvivono ai problemi della quotidianità, a non arrendersi. E quale occasione migliore se non riscoprire la vecchia strada che da Napoli conduceva a Reggio Calabria. Un itinerario marginalizzato dopo l’avvento dei nuovi collegamenti ma che conserva immutato il suo fascino tra taverne e vecchie stazioni di posta».

E così tra «folti boschi di cerro» e «ponticelli di legno» come scrivevano i botanici Petagna, Terrone e Tenore in un libro edito nel 1827 sul viaggio che aveva toccato anche la Basilicata, sono numerosi i luoghi lucani interessati dalla ricerca di Luca Esposito alla riscoperta della Via Regia. Tra questi l’autore si sofferma sul Ponte della Calda, situato sul fiume Noce presso Lagonegro che sanciva il punto di arrivo della strada completata nel 1791 e che nel 1806 fu teatro di sanguinose battaglie fra le truppe francesi e quelle borboniche in ritirata. Tra i siti oggetto dello studio c’è il centro storico di Castelluccio Inferiore, attraversato dalla Strada Consolare. Ed ancora il Ponte San Pietro sul torrente Caffaro, nei pressi di Lauria, l’imponente struttura ad arco del Ponte di San Giovanni, di probabile origine romana, situato a Castelluccio Inferiore e tra i più antichi presenti lungo la Strada delle Calabrie. Degno di menzione anche la struttura di sostegno ad arco in muratura presso la contrada Vignale nel comune di Rivello e il tratto sterrato nei pressi del torrente Pulcino a Nemoli. Qui sono ancora chiaramente visibili tracce del lastricato antico e alcuni resti della struttura del piccolo ponte. Non è da escludere che possa trattarsi della via Popilia, di epoca romana.

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