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l'intervista

Ettore Capoluongo, un lucano nel pool di esperti in Campania per conoscere e battere il virus

Alla ricerca dei segreti del Covid-19. L’obiettivo è trovare un farmaco. Il gruppo di studio ha 4-5 mesi per risolvere il rebus, per il vaccino ci vuole un anno

Coronavirus, anche i Puglia sarà usato farmaco anti-artrite

Studiosi, medici e biologi insieme per tentare di contrastare il Covid-19. «Cervelli» che condividono conoscenze di genetica e tecnologie di sequenziamento del genoma umano di ultima generazione. La Regione Campania schiera l’«artiglieria pensante» contro il Coronavirus attraverso un bando di finanziamento di progetti finalizzati sul tema specifico e chiamando a raccolta scienziati ed esperti che nel più breve tempo possibile (si parla al massimo di sei mesi) cercheranno di svelare i segreti del Covid-19 per poter individuare anche una cura, ovviamente in caso di finanziamento delle progettualità in campo.

Nello staff di scienziati c’è un lucano, Ettore Capoluongo, professore ordinario di biochimica clinica e biologia molecolare clinica della Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli, considerato uno dei massimi esperti italiani in tecnologie genomiche.

La «casa» del progetto è il Ceinge, centro di eccellenza nelle biotecnologie avanzate e di Alta formazione per le nuove generazioni di ricercatori, società consortile fondata nel 1983, tra i cui soci ci sono l’Azienda ospedaliera universitaria Federico II e l'Università degli Studi di Napoli.

Professor Capoluongo, qual è la mission del gruppo di lavoro?

«Capire alcuni aspetti legati alla biologia del virus, come diventa patogeno, quali sono i meccanismi in grado di contrastare l’infezione e quali i meccanismi di interazione con l’ospite».

Una volta individuati?

«Comprendere questi meccanismi è alla base delle possibilità terapeutiche da mettere in campo. Dobbiamo capire i meccanismi molecolari e biologici con cui il virus agisce ed interagisce sull’uomo».

Più facile trovare una cura che individuare un vaccino?

«Il vaccino non arriverà prima di un anno, lo dicono gli esperti di tutto il mondo. Noi cercheremo di capire, attraverso lo studio di molti aspetti molecolari, se sarà possibile individuare un trattamento che intervenga sugli individui venuti a contatto con il virus, a partire dalle categorie più a rischio, come gli anziani».

Il vostro è un approccio multidisciplinare al tema?

«Sì, produrremo idee che vanno a indagare aspetti diversi, grazie alle tantissime competenze coinvolte. È la vera chiave del successo nello studio di tante malattie».

Per esempio?

«Il microambiente delle mucose naso-faringe che possono costituire una barriera contro il virus stesso, con i suoi i fattori genetici ed epigenetici coinvolti. Tutto è finalizzato a spiegare i meccanismi biologici e molecolari del Covid-19 per consentire al target farmacologico d’intervenire in modo mirato. Se scopriamo quali sono i fattori che influenzano l’ingresso del virus nelle cellule chiaramente, modificandone la virulenza, si potranno immaginare soluzioni terapeutiche da utilizzare prontamente, se disponibili o trovarne di ulteriori».

Produrre nuovi farmaci potrebbe richiedere molto tempo...

«Non è detto che sia necessario realizzare un nuovo prodotto. Potrebbero funzionare anche farmaci, singolarmente od in associazione (cosa che si sta già facendo), che normalmente vengono prescritti per altre patologie o infezioni».

Cosa che già sta accadendo in via sperimentale come il Tocilizumab...

«Sì, sappiamo che in alcuni casi farmaci utilizzati in malattie reumatiche e autoimmuni hanno dato dei risultati, rivelandosi abbastanza efficaci nell’evitare le complicanze polmonari che portano alla morte i pazienti. A volte ci sono soluzioni semplici a problemi molto complessi». E in questo caso l’intuizione avuta si è dimostrata pagante.

Può essere l’Avigan una soluzione? In Giappone dicono che stia funzionando...

«L’Aifa ha approvato rapidamente la sperimentazione di questo farmaco. Bisogna vedere se è efficace per tutti i ceppi del coronavirus, o se rientra nella sfera della tante fake news del momento. Il metodo scientifico ha bisogno di prove chiare e ripetibili».

In attesa del vaccino, dunque, si deve trovare un qualcosa che contrasti il virus. Una volta finita l’emergenza potrebbe ritornare?

«Ecco perché dobbiamo essere pronti a riaffrontare una potenziale infezione in epoca successiva. Aspettando il vaccino, le ricerche correnti cercheranno anche di arrivare ad un farmaco che possa bloccare subito il virus in modo da salvare molte più vite».

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