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La lettera

Iva e «sugar tax» minacciano la gassosa lucana

L'azienda potentina dei Fratelli Avena lancia l'allarme e scrive al governo

Iva e «sugar tax» minacciano la gassosa lucana

È un grido d’allarme che arriva da una delle aziende più longeve di Potenza, quella dei Fratelli Avena, nata nel 1926, produttrice della gassosa (ma anche di altre bibite) che ha dissetato intere generazioni e che costituisce un marchio fortemente identificativo per il capoluogo.
In una lettera inviata a Palazzo Chigi, ai ministri dello Sviluppo Economico, dell’Economia e degli Affari Esteri, la direzione di Avena pone l’accento sulla cosiddetta «Sugar tax», l’ennesima tassa uscita dal cilindro del Governo centrale che va a impattare sulle bevande zuccherate per un importo annunciato di 10 centesimi al litro. Ciò si traduce in un aggravio superiore al 10 per cento del prezzo medio dei prodotti. A ciò si aggiunge l’altra «mazzata» legata alla «Plastic tax» applicata agli imballaggi pari a 1.000 euro/tonnellata che costituisce un’altra fonte di preoccupazione per l’azienda. «Il mercato - si legge nella lettera - non è in grado di assorbire questi incrementi che dovranno essere caricati peraltro dell’Iva al 22 per cento.

I costi di approvvigionamento della plastica raddoppierebbero, visto l’aggravio della tassa ipotizzata (più 100 per cento)».
L’azienda parla a chiare lettere di «penalizzazione fiscale»: «Per gli stessi motivi per cui si è ritenuto di non aumentare l’Iva - sottolinea nella missiva - non è comprensibile questa scelta che produce contrazione delle vendite, del valore e delle attività». Anni di impegno e di posizionamento sul mercato hanno consentito a Fratelli Avena di ritagliarsi uno spazio importante nel «Made in Italy» a livello internazionale. Quasi un secolo di storia che rischia di essere sepolto da questa ondata di tasse: «Queste penalizzazioni - scrive ancora l’azienda - andrebbero a colpire soprattutto le piccole produzioni e il gusto, tutto italiano, di concedersi ogni tanto una bevanda analcolica come un’aranciata, una spuma o una gassosa».

Tutto, inevitabilmente, potrebbe riflettersi in maniera negativa sull’assetto occupazionale: «Non costringeteci - scrive Avena ai ministri - a diminuire la nostra forza lavoro. Attualmente abbiamo quattordici dipendenti tutti con contratto a tempo indeterminato e full time. Ulteriori tasse produrrebbero grandi difficoltà per la nostra realtà imprenditoriale. Quelli introdotti dalla «sugar tax» non sono lievi aggravi come qualche politico vuol far credere. Non è così, in particolare per territori come il nostro che già sconta mille difficoltà». La crisi economica, la concorrenza sempre più aggressiva, le multinazionali del settore: Avena le ha superate tutte, ma a questo ulteriore scossone rischia seriamente di non reggere.

(foto Tony Vece)

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