Giovedì 04 Giugno 2020 | 13:32

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L'inchiesta

Potenza, corruzione e mazzette: 3 arresti, anche un noto avvocato. Generale Gdf voleva spiare Bardi

Destinatari dei provvedimenti, oltre all'avv. De Bonis, un luogotenente della Guardia di Finanza, Paolo D'Apolito, e Biagio Di Lascio, componente dello staff dell'ex governatore

Regione Basilicata  problemi per gli stipendi

Tre misure cautelare sono state eseguite dalla Polizia a Potenza nell'ambito di una inchiesta della Procura su un presunto sistema di corruzione legato al dossieraggio di politici rivali. Con le accuse, a vario titolo, di corruzione, corruzione in atti giudiziari e traffico di influenze illecite, sono ai domiciliari un avvocato, Raffaele Mario De Bonis, ultra 80enne, un luogotenente della Guardia di Finanza, Paolo D'Apolito, e Biagio Di Lascio, componente dello staff dell'ex governatore Marcello Pittella. Nell'ambito dell'operazione è stato acquisito anche il telefono dell'ex governatore.

L’anziano legale è accusato di aver corrotto url finanziere, ricompensandolo con 10mila euro per avergli fornito informazioni sulla situazione patrimoniale di alcuni imprenditori, già a processo per appropriazione indebita ai suoi danni, oltre che della figlia, accedendo a una serie di banche dati riservate. Nell’inchiesta, condotta dagli agenti della Squadra mobile di Potenza, si ipotizza anche un traffico di influenze tra De Bonis e Biagio Di Lascio (sempre ai domiciliari), già segretario dell’ex governatore Pd della Regione, Marcello Pittella, che invece ha subito una perquisizione e risulta indagato a piede libero.

A carico di Di Lascio c’è una presunta mazzetta da 25mila euro per agevolare la pratica in Regione di una ditta, assistita da De Bonis. In una nota diffusa in tarda mattina dal procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, si evidenzia che De Bonis “oltre alla normale attività di assistenza legale nelle fasi contenziose”, sarebbe diventato “il referente e il tramite con le pubbliche amministrazioni di una vasta cordata di imprenditori”.

Barozzi, in particolare, si sarebbe rivolto a lui “per i diversi “affari” da portare a termine in Basilicata e non solo”, dopo aver già ottenuto con la Cobar “un appalto di circa 100 milioni di euro”. Gli inquirenti si sono concentrati sulla realizzazione dello Schema idrico Basento Tronco di Acerenza affidato alla Cobar, e le vicissitudini legate allo “sblocco” dei pagamenti dei lavori in variante al progetto iniziale, “che effettivamente si realizzava proprio in seguito all’intervento di Biagio Di Lascio, di Marcello Pittella e di altri soggetti”.

“In tale contesto e proprio in occasione dei contatti finalizzati a sbloccare la pratica della Cobar – prosegue il procuratore -, è stata documentata, anche visivamente, la consegna di 25mila euro in contanti da parte dell’avvocato Raffaele De Bonis e Biagio Di Lascio (asseritamente per sostenere la campagna elettorale di Pittella)”. Quanto al finanziere D’Apolito, “responsabile del delicatissimo ufficio informazioni della Guardia di finanza din Basilicata”, l’accusa è di aver venduto “stabilmente al co-indagato De Bonis la sua funzione pubblica e in particolare atti e informazioni riservater relative sia all’attività d’intelligence svolta dal suo ufficio, sia ad indagini giudiziarie in corso, sia tratte dalla banche dati in uso al Corpo”.

Tra i capi d’imputazione, però, si accenna anche a una possibile attività di dossieraggio in campagna elettorale ai danni del neo governatore lucano Vito Bardi, eletto a fine marzo ma già vicecomandante in seconda proprio delle Fiamme gialle, che sarebbe stato oggetto di una serie di attività di osservazione e controllo nella sua residenza di Filiano per conto di un non meglio identificato “generale”. Attività a cui De Bonis sarebbe stato del tutto estraneo.

Nella nota diffusa dalla Procura si parla di un “primo e iniziale filone d’indagine” per “corruzione, corruzione in atti giudiziari e traffico di influenze illecite” di una “più vasta indagine (ancora in pieno svolgimento) riguardante estese, reiterate ed illecite collusioni fra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprenditori in Basilicata”.

In mattinata sono state effettuate anche perquisizioni nei confronti di altri indagati oltre a quelli destinatari delle 3 ordinanze di arresti domiciliari.

PITTELLA: IO SERENO, DISPOSTO A CHIARIRE TUTTO

In piena serenità dichiaro la mia totale disponibilità a chiarire ogni aspetto della vicenda giudiziaria, scoppiata nelle ultime ore, agli inquirenti della Procura di Potenza che stanno seguendo il caso». Lo ha scritto, in una nota, l’ex governatore lucano Marcello Pittella (attualmente consigliere regionale di Avanti Basilicata), coinvolto in un’inchiesta che oggi, a Potenza, ha portato a tre arresti domiciliari.

«Sono - ha continuato - altresì molto tranquillo perché forte della certezza della mia più totale estraneità ai fatti. Non di meno mi rammarica il clima di veleno che si è già avviato attraverso i soliti 'canalì del gossip telecomandato. Rimango completamente fiducioso del lavoro della Magistratura che - ha concluso Pittella - saprà fare il suo corso».

IL FINANZIERE ARRESTATO: GENERALE VOLEVA SPIARE BARDI

Il «Generale della Guardia di Finanza di Basilicata voleva far svolgere sul conto del neo Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi» - ex Generale delle Fiamme Gialle, eletto lo scorso 24 marzo alla guida di una coalizione di centrodestra - «un’attività di indagine».

E’ una delle «notizie riservate», secondo il gip di Potenza, Antonello Amodeo, che il 54enne luogotenente della Guardia di Finanza, Paolo D’Apolito - una delle tre persone agli arresti domiciliari da stamani nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Potenza - ha riferito all’avvocato 85enne Raffaele Mario De Bonis Cristalli (anch’egli ai domiciliari): «Ti faccio una confidenza. Stamattina sai che mi ha detto il Generale? 'Mi sa che dobbiamo fare un pò di appostamenti a Napolì», dove Bardi era residente nel periodo elettorale.

D’Apolito, nella stessa conversazione, parla anche di Filiano, centro del Potentino dove si trova una villa di proprietà della famiglia Bardi, che definisce «Villa di Arcore di Filiano», risultando - secondo il gip - «a conoscenza di particolari sulla villa e sulle persone che la frequentano, che possono emergere solo in seguito a servizi di pedinamento e di appostamento», come il fatto che la custodia dell’abitazione sia stata affidata «a un collega in pensione di D’Apolito».

I due interlocutori, precisa il giudice, sono vicini «ai gruppi politici legati a Marcello Pittella, e contrapposti a quelli che sostenevano la candidatura di Bardi», e De Bonis è «sostenitore e amico di Pittella», ex governatore lucano ed eletto nel Consiglio regionale nelle elezioni di marzo, ed è «molto legato" a Carlo Trerotola, candidato governatore del centrosinistra alle stesse elezioni regionali

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