Venerdì 24 Maggio 2019 | 19:15

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Il caso

Petrolio contaminato in Val d'Agri, sospesi 5 funzionari

Prescrissero adempimenti all’Eni ma furono disattesi

centro oli Eni Viggiano

POTENZA - Cinque componenti del Comitato tecnico regionale della Basilicata sono stati sospesi per otto mesi dal servizio su decisione del gip del Tribunale di Potenza, nell’ambito dell’inchiesta sulla «contaminazione del reticolo idrografico» adiacente al Centro Oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni, a causa dello sversamento, circa due anni fa, di 400 tonnellate di petrolio.
L’ordinanza del gip è stata eseguita stamani dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico, su disposizione della Procura della Repubblica. I cinque funzionari sono indagati per concorso in falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici e concorso in abuso d’ufficio.

Nelle scorse settimane, nell’inchiesta per lo sversamento di petrolio in Val d’Agri, è finito agli arresti domiciliari l'allora responsabile del Centro Oli di Viggiano: sono indagate 13 persone e l’Eni. Le indagini a carico dei funzionari del Comitato tecnico regionale hanno portato ad accertare - secondo l'accusa - che l’organismo aveva prescritto «una maggiore frequenza nei controlli sui serbatoi» del Centro Oli e «di valutare l’ipotesi di dotare i serbatoi stessi di doppiofondo». Secondo la Procura di Potenza, le prescrizioni del Ctr sono state «apertamente e dichiaratamente attese dall’Eni, senza che il Ctr intervenisse per imporre il rispetto delle sue stesse disposizioni». Lo sversamento di petrolio fu qualificato come "incidente rilevante» dal Ministero dell’Ambiente e causò «la contaminazione e la compromissione di 26 mila metri quadrati di suolo e sottosuolo dell’area industriale di Viggiano e del reticolo idrografico a valle» dell’impianto. 

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