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POTENZA - La società petrolifera inglese Rockhopper sfida il vice premier Luigi di Maio davanti al Tar del Lazio. Oggetto del contendere la richiesta di permesso di ricerca denominata Masseria La Rocca, nel comune di Brindisi di Montagna, al confine con il comune di Potenza.

Il progetto di avviare ricerche petrolifere in quell’area era stato bocciato proprio dal vice premier in qualità di ministro dello Sviluppo. Il 12 dicembre scorso, appena finita una delle tante sedute del Consiglio dei ministri, di Maio, sul suo profilo facebook, dava l’annuncio: «Abbiamo respinto l’autorizzazione per l’impianto di Masseria La Rocca. Presto lanceremo il nuovo piano clima energia». Nel 2007 la Rockhopper (allora Medoilgas) chiede alla Regione di poter ricercare idrocarburi nella zona Masseria La Rocca. Sono passati dodici anni da allora e una intricatissima sequenza di ricorsi. Il Tar prima e il Consiglio di Stato poi bocciano il diniego della Regione. Lo stesso Consiglio di Stato rinvia ogni decisione proprio al governo che si schiera dalla parte della Regione e blocca il progetto. Ora nel ricorso al Tar del Lazio depositato in questi giorni (un documento di 21 pagine di cui la Gazzetta ha avuto una copia) l’azienda oil e gas battente bandiera britannica sostiene che l’alt del governo è stato reso «aprioristicamente», vale a dire «senza alcuna istruttoria e senza alcuna motivazione specifica, ma soltanto sulla base del diniego espresso dalla Regione, la quale, a sua volta, si era basata solo sull’opposizione al progetto (generica e in ogni caso infondata) espressa da alcune comunità locali e, in particolare, dal comune di Brindisi di Montagna, notoriamente contrario da sempre alla sua realizzazione sul proprio territorio».

Non solo. I legali della Rockhopper sostengono anche che la delibera del Consiglio dei ministri «è affetta da eccesso di potere poiché ha omesso di considerare le posizioni espresse dalle singole amministrazioni nella riunione istruttoria del 10 aprile 2018, fraintendendole e travisandole». In particolare, «il Mise ha affermato che la prima fase di attuazione del progetto risulta caratterizzata da una mera attività di elaborazione di dati, mentre l’attività di perforazione vera e propria , in caso di scoperta di giacimento, potrà avere luogo» solo dopo il rilascio di una nuova e separata Via e «di una specifica autorizzazione alla realizzazione del pozzo». Insomma, il Mise si pronuncerebbe a favore del progetto quando afferma che «il rilascio del richiesto permesso di ricerca costituisce specifico contributo all‘accrescimento e alla valorizzazione delle risorse nazionali di idrocarburi ed , altresì, in caso di scoperta di un giacimento, determina benefici economici derivanti dalle royalties per lo Sato, la Regione e i Comuni lucani». Cose di cui la presidenza del Consiglio dei ministri, secondo i legali della compagnia petrolifera, non avrebbe tenuto conto limitandosi ad osservare che secondo il Mise la ricerca di idrocarburi non sarebbe più di interesse strategico nazionale. «Quanto affermato dalla presidenza del Consiglio dei ministri (oltre che infondato) – scrivono i legali della compagnia petrolifera - appare del tutto irrilevante ai fini della decisione sull’Intesa. Infatti, la strategia energetica nazionale e il piano nazionale energia e clima non prevedono alcuna moratoria per il rilascio di ulteriori permessi di ricerca in Basilicata». La Rockhopper ha chiesto al Tar del Lazio di esprimersi al più presto sulla questione per ottenere un giudizio definitivo su un tema decisamente delicato per il governo giallo verde . Nel ricorso, infatti, si chiede la fissazione anticipata dell’udienza di merito. Il motivo sta «nelle ingenti risorse investite nel progetto e nel rischio di dover ridurre la propria attività in Italia».

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