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Potenza, dose letale per 20enne
Il padre: mio figlio vale 5 mila euro

Parla Nicola Cuccaro, padre di Mario, morto per overdose. Condannati i due pusher

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POTENZA - Sono stati condannati rispettivamente alla pena di reclusione di due anni e un anno e dieci mesi, A. D. e S. G. pena sospesa, i due giovani imputati nel processo penale relativo alla morte di Mario Cuccaro, il ventenne lucano morto in circostanze misteriose e ritrovato in un appartamento di via Iosa a Potenza, il 22 marzo del 2011. «La vita di mio figlio vale cinquemila euro per la giustizia di Potenza» ha commentato Nicola Cuccaro, padre del ragazzo che si era costituito parte civile insieme alla madre nel processo penale giunto a conclusione.

La sentenza è l’esito di una fase cruciale del processo: con la chiusura dell’istruttoria dibattimentale, infatti, si sarebbero dovuti chiarire importanti elementi che avrebbero, una volta per tutte, fatto propendere per una delle due ipotesi accusatorie ossia la morte per overdose, come conseguenza di altro reato consistente nell’assunzione di una dose letale di sostanze stupefacenti o per l’altra ventilata dalla difesa di una delle parti civili costituite in giudizio che rimanderebbe all’ipotesi ben più grave di omicidio volontario ad opera di terzi. Nonostante la sentenza di condanna a carico dei due giovani per aver cagionato la morte come conseguenza di altro reato ossia la cessione di sostanze stupefacenti, per il padre della giovane vittima, «giustizia non sarebbe stata fatta! Mi recherò presso un altro Tribunale e combatterò un’altra guerra giudiziaria affinchè la verità venga fuori, una volta per tutte. Darò in beneficenza quello che mi verrà dato a titolo di risarcimento, la vita di un ventenne non può essere barattata con degli spiccioli». Il corpo «spostato» dopo la morte, secondo la difesa di Nicola Cuccaro e la quantità di stupefacenti assunta a poche ore dal decesso (che stando all’analisi tossicologica non è sufficiente a provocare un decesso nonostante la diagnosi del medico legale affermi il contrario) sono particolari che lasciano pensare che ci sia qualcosa da scoprire, ancora. «Persone e cose sulla scena del crimine - avrebbero secondo la linea difesinsiva di Cuccaro – ruoli chiave: una tessera sanitaria sul mobiletto presente nella stanza è una sorta di biglietto da visita di chi in quella scena ha sicuramente avuto un ruolo d’attore.

Nessuno ha indagato per sapere chi è quella persona cinquantenne che ha lasciato la tessera sanitaria che risulta appena al di sotto di un pacchetto di cartine e, quindi, non può essere caduta accidentalmente sul luogo del delitto. In generale - prosegue Nicola Cuccaro – voglio credere che gli investigatori abbiano raccolto delle prove ma non hanno mai indagato ad ampio raggio su di esse. Porterò alla ribalta questa triste storia, correrò insieme ai soldati giusti. Mi recherò presso il Tribunale di Salerno, ripercorreremo la scena del crimine così come è stata ricostruita nel dossier elettronico che la Procura di Potenza ha avuto nelle sue stanze fin dall’inizio ma a cui evidentemente non ha mai dato la giusta importanza». 

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