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Potenza, una sedia speciale per Mario: così la scuola diventa «inclusiva»

Alunno affetto da acondroplasia. Il comprensivo di Avigliano abbatte le barriere attraverso un banco/sedia con pedala inclinabile a «sua misura» realizzata dall’artigiano Renato Zaccagnino

Potenza, una sedia speciale per Mario: così la scuola diventa «inclusiva»

AVIGLIANO - A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, la Gazzetta ha raccolto una bellissima dichiarazione di due «fortunati» genitori, così come amano definirsi loro. Sono di Avigliano e il loro secondogenito è speciale, vulcano di allegria e vitalità.

Ha 6 anni e mezzo il piccolo Mario (nome di fantasia) ed è affetto da una rara malattia che prende il nome di acondroplasia, un disordine ereditario autosomico dominante, che colpisce solo gli arti, braccia e gambe, che crescono notevolmente meno rispetto al resto del corpo e che viene diagnosticato all’ottavo mese di gravidanza.

Mario quest’anno frequenta la prima classe della scuola Primaria e la storia che vogliamo raccontare in questa intervista è quella di una grande soddisfazione ed emozione che i genitori hanno provato nel vedere come l’Istituto Comprensivo Avigliano Centro e lo stesso Comune di Avigliano abbiano fortemente attenzionato «le esigenze» del loro piccolo e si siano adoperati sin da subito alla costruzione di un banco/sedia con pedala inclinabile a «sua misura» realizzata dall’artigiano Renato Zaccagnino.
Un bellissimo gesto che va oltre l’inclusione, ha il sapore della condivisone, della fratellanza e della solidarietà. Ha un valore morale indefinibile.

Mario non si sentirà così diverso dai suoi compagni e non avrà una sedia speciale, ma la stessa sedia dei suoi compagni con semplici adattamenti che gli permetteranno di sedersi agevolmente e di non assumere cattive posture.
«Noi avevamo chiesto un semplice ausilio, come un gradino, al Comune e all’Istituto affinché Mario potesse facilmente sedersi alla sua sedia, invece con molta commozione e soddisfazione abbiamo notato come sia la scuola che l’amministrazione comunale si siano mossi diversa, progettando e creando loro una sedia» dichiara il padre. «Ma un bambino fa di tutto per sentirsi normale ed acquistare una sedia “speciale”, diversa dalle altre non era la soluzione ottimale secondo noi. Noi abbiamo mostrato a nostro figlio quale fosse la sedia che avrebbe voluto a scuola, una regolabile oppure una come i suoi compagni, lui ovviamente ha chiesto la sedia uguale agli altri» dice la mamma.

«Ribadiamo che i bambini speciali per sentirsi accettati, non hanno bisogno della specialità ma della normalità più assoluta. Lui ha sempre fatto tutte le cose come i suoi compagni, si è sentito sempre uno di loro anche se la consapevolezza di sé ce l’ha. La cosa importante e che vorremmo anche sottolineare è come la scuola stessa sia stata pronta all’ascolto con il suo corpo docenti e tutti gli operatori scolastici, coinvolgendo anche gli altri genitori. – afferma la mamma - Abbiamo parlato con tutti, spiegando e chiedendo loro che qualora ci fossero delle domande, delle curiosità possono tranquillamente porcele, evitando così di alzare un muro di pregiudizi, situazioni che in questo caso possono verificarsi» conclude. «Mario non è raro come la sua malattia, Mario è unico. La sua unicità sta nel fatto che è lui a dare coraggio a noi e a suo fratello. Non si dà forza a loro ma se ne riceve tantissima, infatti le sue maestre mi hanno sempre detto che per la sua classe e i suoi compagni Mario è sempre stato una risorsa, coinvolgeva tutti con il suo carattere allegro e attivo» dice il papà. «I bambini non riconoscono la diversità, quando iniziano ad esserci sovrastrutture dei “grandi” le cose possono cambiare, si innesca la paura del diverso. Spero che mio figlio trovi anche nella scuola primaria lo stesso clima affettuoso che lo ha accompagnato alla scuola dell’infanzia» conclude.

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