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Potenza, tentata concussione: medici del lavoro Asp andranno a processo

I due sono accusati di aver fatto pressioni su un’azienda (abusando della loro qualità di medici del lavoro dell’Asl di Potenza) per ottenere la riassunzione di un amico.

sanità

POTENZA - Se nell’arco di tre mesi arrivano per tre volte nella stessa azienda gli ispettori dell’Asl per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro potrebbe essere sfortuna. Se, però, l’Asl che procede non è quella della tua provincia, ma addirittura di un’altra regione, potrebbe essere un macroscopico equivoco. Ma se nelle varie fasi delle ispezioni e visite, chi procede ti chiede e ti fa capire senza tanti giri di parole che la questione si può chiudere riassumendo un operaio che era stato licenziato, allora potrebbe essere un tentativo di concussione per costrizione. Di questo avviso il Gip del Tribunale di Potenza che ha disposto l’imputazione coattiva per due noti medici, Antongiulio Perrotta, medico presso gli uffici dell’Asp di Melfi, e Michele Via, all’epoca dei fatti direttore dell’Unità Operativa di Medicina del Lavoro di Potenza della stessa Asp. La Procura aveva chiesto di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ritenendo che i fatti potessero qualificarsi come abuso d’ufficio, ma il Gip, anche per l’opposizione dell’avvocato Giovanni Carnevale, legale dell’azienda che aveva denunciato la cosa e che per quegli accertamenti era stata sottoposta a processo (giustamente ad Avellino e conclusosi con l’assoluzione) per inosservanza delle norme sulla sicurezza del lavoro ha ritenuto diversamente riqualificando i fatti e, con una pena edittale massima possibile di 8 anni, facendo cadere il problema della prescrizione.

La vicenda, nei suoi tratti essenziali, è semplice. Nello stabilimento di Calitri, in provincia di Avellino, a primavera del 2011, un dipendente lucano addetto a lavorazioni non pesanti (indice di rischio da movimentazione da carichi inferiore a 1) accusa dolori alla schiena lamentando un infortunio sul lavoro. Si assenta per il prescritto periodo e al rientro, circa tre mesi dopo, i problemi non si erano risolti e il medico competente proponeva il cambio di mansione su un posto che prevedesse l’assenza totale di movimentazione di carichi. Fin qui tutto bene, solo che a Calitri l’azienda aveva solo un punto produzione con funzioni manuali, così proponeva il trasferimento a Milano che, rifiutato, dava luogo al licenziamento.
Mentre partiva il contenzioso lavorativo in azienda sono iniziati ad arrivare quegli anomali sopralluoghi dell’Asl di Potenza da un’equipe guidata dal dottor Perrotta. Lo stesso Perrotta, nelle varie fasi, avrebbe fatto presente ai rappresentanti dell’azienda «che se la Starcell avesse raggiunto un accordo, quindi una reintegrazione sul posto di lavoro del dipendente licenziato, anche la parte sanzionatoria poteva essere un attimo discussa e concordata insieme». Fatti riferiti da testimoni nel processo a carico dell’azienda svoltosi ad Avellino. E più o meno «affacciatisi» in tutti i contatti tra Azienda e Asp. Alla seconda visita gli ispettori avrebbero chiesto se il lavoratore era stato reintegrato, e, addirittura, quando il lavoratore e l’azienda sono stati convocati al reparto di Medicina del Lavoro di Potenza il cui direttore era all’epoca dei fatti il dottor. Michele Via, lo stesso avrebbe spiegato che era compaesano del lavoratore licenziato «insistendo affinché lo stesso fosse subito reintegrato sul posto di lavoro ed affermando che solo in tal caso non ci sarebbero state conseguenze per la Starcell spa in quanto avrebbero chiuso un occhio “apparato” tutte le violazioni emerse e quelle eventualmente emergenti, facendo intendere che non si sarebbero fermati a quanto già fatto».

Fatti che hanno portato il giudice di Avellino, nell’assolvere il responsabile dell’azienda, a concludere che «viene alla luce una questione ben più grave e penalmente rilevante. Vi fu un’ingerenza ingiustificata da parte dell’Asl di Potenza su questioni in realtà contestabili dall’Asl di Avellino e che tale intervento “punitivo” fu fatto esclusivamente a seguito della questione del dipendente XXX (compaesano del dirigente medico Via, al quale era probabilmente molto legato). L’intervento di alcuni rappresentanti dell’Asl di Potenza - ad avviso del giudice - rappresentò una vera e propria interferenza sull’attività aziendale, tesa ad un interesse privato di non chiara natura, su cui risvolti si rimette al PM in sede». Da qui l’apertura del fascicolo d’indagine e, ora, la decisione del Gip di chiedere al Pm di procedere all’imputazione coattiva.

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