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POTENZA - Il destino di Marcello Pittella, della conferma della sua ricandidatura alla presidenza della Regione, già ufficialmente annunciata da giorni, è appeso al filo dei giudici del Tribunale del Riesame. Alle decisioni che il collegio prenderà e soprattutto ai tempi che serviranno. Nei giorni in cui il centrosinistra discuteva già di liste, di alleanze e di programmi è lo tsunami giudiziario a rimettere tutto in gioco. Come nel 2013 quando l’inchiesta Rimborsopoli e le dimissioni dell’allora governatore Vito De Filippo portarono allo scioglimento anticipato della legislatura, anche oggi l’ombra che si allunga è quella di una chiusura anticipata, seppure di poco, del Consiglio regionale.

Per ora il governatore è sospeso, come prevede la legge Severino. La guida della Regione è affidata alla sua vicepresidente, Flavia Franconi, assessore regionale proprio alla Sanità, non sfiorata neanche lontanamente dall’inchiesta (mentre il suo segretario personale, Antonio Lovaglio, risulta tra i raccomandati per un concorso ma segnalato dal presidente).. È stata lei, nella tarda mattinata di ieri, a presiedere la giunta convocata da tempo per l’approvazione di alcuni provvedimenti urgenti. E sempre lei a convocare per lunedì una riunione con tutti i direttori generali per fare il punto sui programmi.

«Bisogna capire cosa fare e procedere con le attività per dare risposte alla comunità» ha detto ai colleghi ed ai più alti dirigenti, incitandoli, proprio Lei sempre silenziosa e mite, a reagire ed ad andare avanti. Perché nel mondo politico lucano, in quello del centrosinistra in particolare, il colpo è di quelli che rischiano di essere mortali. La giunta in una nota si è detta certa che il «governatore, al pari degli altri, riuscirà a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, in un clima di piena fiducia nell’operato della Magistratura», mentre ambienti vicini al presidente lo descrivono come «amareggiato ma sereno». La sensazione, però, è che l’inchiesta possa avere un impatto diretto sulle prossime Regionale. Non solo rimettendo in gioco le scelte fatte dal Partito democratico con il Pittella bis, ma aprendo di fatto ad una prospettiva di vittoria per il centrodestra così come per il Movimento 5 Stelle. La conferma viene tanto dalle parole del leader della Lega, Matteo Salvini, che con il centrodestra si dice «pronto a liberare la Basilicata» quanto da quelle di parlamentari, consiglieri regionali ed amministratori comunali grillini che chiedendo le dimissioni immediate del governatore si definiscono «l’unica speranza per i lucani».

Così la Basilicata «rossa», la roccaforte del Pd per la prima volta potrebbe sul serio e per la prima volta portare l’opposizione al governo della Regione. D’altra parte, la vittoria alle politiche del M5S e l’elezione del primo parlamentare della Lega un primo segnale lo avevano dato. Il centrosinistra, però, nonostante il freno di Liberi e Uguali, aveva deciso, comunque, di puntare ancora sul suo presidente. Avviando una campagna elettorale che aveva messo in campo già una folta pattuglia di sindaci. «È l’unico capace di fare da collante del centrosinistra» aveva ribadito solo qualche giorno fa il capogruppo dem in Consiglio regionale, Vito Giuzio, lasciando intendere che su un altro nome lo scontro tra e nel Pd avrebbe messo a dura prova la tenuta della coalizione.
L’inchiesta, però, ha frenato tutto. E mentra il Pd lucano fa quadrato attorno al governatore è evidente che saranno le decisioni del Tribunale del Riesame a stabilire il destino del Pittella bis.

CONSIGLIERE REGIONALE: ANDIAMO A CASA - Un «appello» ai colleghi consiglieri perché in occasione del Consiglio regionale della Basilicata di martedì 10 luglio prossimo «tutti presentino, contestualmente, le dimissioni per ridare ai cittadini lucani il diritto a decidere» è stato rivolto dal consigliere regionale Nicola Benedetto (eletto nel 2013 con il Centro democratico, poi candidato alle Politiche del 4 marzo con la coalizione di centrodestra).

Riferendosi all’inchiesta sulla sanità lucana, che ieri portato a 22 arresti, con il presidente della Giunta regionale, Marcello Pittella (Pd) ai domiciliari e sospeso dall’incarico, Benedetto ha evidenziato che «non possiamo far finta che nulla sia accaduto e, come vorrebbe fare la Giunta (senza legittimo presidente), tirando all’ordinaria amministrazione e magari - ha aggiunto - puntando alla proroga rispetto alla scadenza naturale della legislatura».

Secondo il consigliere regionale, «nel merito dell’inchiesta è legittimo che ciascuno esprima le proprie valutazioni ma per quanto mi riguarda ritengo che è prioritario compiere una scelta di responsabilità prima di tutto nei confronti dei cittadini che hanno eletto l’attuale consiglio regionale perché - ha concluso - possano esprimersi loro liberamente sul futuro della massima istituzione regionale».

MARTEDI' AL VIA GLI INTERROGATORI - Dovrebbero cominciare martedì prossimo, 10 luglio, gli interrogatori di garanzia degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Matera sulla sanità lucana che ieri ha portato all’arresto di 22 persone (due in carcere e 20 ai domiciliari) e all’obbligo di dimora per altre otto. Lo si è appreso stamani a Matera.

I primi ad essere interrogati dovrebbero essere i due che sono in carcere: il commissario dell’Azienda sanitaria di Matera (Asm), Pietro Quinto, che ha già comunicato le sue dimissioni, e il direttore amministrativo della stessa Asm, Maria Benedetto, che invece dovrebbe lasciare l’incarico all’inizio della prossima settimana.

Da fissare la data dell’interrogatorio del governatore lucano, Marcello Pittella, ai domiciliari nella sua abitazione di Lauria (Potenza) e da ieri sospeso dall’incarico, con i poteri di Presidente della Giunta regionale passati alla vicepresidente Flavia Franconi (che è anche assessore alla sanità).

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