Martedì 19 Marzo 2019 | 02:53

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L’indotto Eni in sciopero: «Ci sia il contratto di sito»

Summa: «Risposte o si replica». Vaccaro: «Regione muoviti»

L’indotto Eni in sciopero: «Ci sia il contratto di sito»

di Pino Perciante

ViggianoSciopero dei lavoratori dell’indotto del Centro olio di Viggiano. Quattro ore di mobilitazione, dalle 8 alle 12, ieri mattina, proclamate dai sindacati Cgil e Uil. I lavoratori hanno bloccato i cancelli dell’impianto e poi si sono radunati in assemblea. Secondo fonti sindacali l’adesione è arrivata al 90 per cento.

No ai cambi di appalto che possono provocare un calo dell’occupazione, di quote di salario e di diritti delle maestranze. Sì ad una maggiore trasparenza, ad un potenziamento della sicurezza e all’equiparazione con le retribuzioni dei dipendenti del Centro olio. Questi i temi fondamentali della protesta organizzata ieri mattina davanti al Cova. Un’iniziativa che arriva tre giorni dopo l’avvio nel Centro olio della Val d’Agri di alcuni lavori di manutenzione straordinaria che dovrebbero protrarsi fino all’ultima settimana di luglio, con lo stop di varie attività interne per consentire il montaggio di nuove apparecchiature e l’aggiornamento di sistemi di sicurezza.

I sindacati chiedono una contrattazione unica di sito per una maggiore tutela dei lavoratori dell’indotto. Ma Confindustria ha respinto la richiesta di un tavolo di confronto. Abbiamo già dato, è stata in sintesi la risposta con cui Confindustria, nei giorni scorsi, ha chiuso la porta a qualsiasi tipo di trattativa sulle condizioni dei quasi 1.600 lavoratori dell’indotto del Centro olio di Viggiano. Ai quali presto potrebbero aggiungersi altre centinaia di operai con l’avvio dell’impianto Total di Tempa Rossa.

Una posizione che Confindustria ha maturato dopo una serie di incontri con le aziende locali e che ha subito scatenato la dura reazione dei sindacati, prima con la proclamazione dello stato di agitazione e conseguente blocco della flessibilità e degli straordinari per tutte le categorie coinvolte. Poi è partita la mobilitazione con un volantinaggio e un’assemblea davanti ai cancelli del Cova, fino allo sciopero di ieri.

«Non è vero che hanno già dato - dicono i rappresentanti dei lavoratori - le aziende non rispettano gli impegni presi, da ultimo nell’agosto del 2014 quando si posero le basi per la contrattazione unica di sito e per superare in particolare le anomalie che si verificano con i cambi di appalto». E non finisce qui. I sindacati chiamano in causa anche la Regione: come mai, si chiedono, è stato recentemente siglato un nuovo accordo con Eni e Shell e non si sono trovati fondi per i lavoratori? Secondo Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil «sbaglia Confindustria a chiudere la porta ad una rivendicazione che è assolutamente giusta e legittima, visto che il dumping contrattuale è sotto gli occhi di tutti. Chiediamo alla Regione di svolgere fino in fondo il ruolo di arbitro che gli è stato assegnato in questa vicenda. Non possiamo permetterci di perdere alcun posto di lavoro. Per quanto riguarda la sicurezza, l’obiettivo deve essere quello di estendere anche ai lavoratori dell’indotto i protocolli già in essere per i dipendenti dell’Eni. Non ci sono lavoratori di serie A e di serie B».

Per Angelo Summa, segretario generale Cgil «questo sciopero è la prima risposta alla irresponsabile e gravissima chiusura di Confindustria rispetto alla piattaforma sindacale. Una piattaforma che mette al centro nuove regole rispetto agli accordi sottoscritti il 5 ottobre del 2012. Aspettiamo di vedere cosa accade nei prossimi giorni. Se non ci saranno risposte gli scioperi si inaspriranno».

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