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In Puglia e Basilicata

la festa

La Parata dei turchi infiamma (come sempre) Potenza

La Parata dei turchi  nell'era «globale»

In città si festeggia San Gerardo raccontando la storia di Potenza attraverso tre epoche storiche delle invasioni saracene e dell’ingresso in città del nuovo signore, il conte Alfonso de Guevara

30 Maggio 2018

Davide De Paola

POTENZA - Tre epoche storiche - Medioevo, 1500 e 19/o secolo - per «raccontare» la storia di Potenza tra la devozione per il Santo Patrono, San Gerardo Vescovo, e le «narrazioni» delle invasioni saracene e dell’ingresso in città del nuovo signore, il conte Alfonso de Guevara, con circa 1.300 i figuranti (tra cui 290 musici e 34 cavalieri) che hanno sfilato fino al cuore antico del capoluogo lucano per l’edizione 2018 della «Storica Parata dei Turchi».

Un lunghissimo corteo - quello partito dallo stadio Viviani nel tardo pomeriggio di ieri, in una Potenza piena di turisti, a migliaia, per assistere alla sfilata - che ha portato il tempietto in onore del Santo fino al centro storico, dove va in scena, in notturna, l’accoglienza del nuovo conte e l’accensione della «iaccara»: storia, fede e tradizione si uniscono nella Parata (che nell’ultimo decennio è cresciuta per importanza, partecipazione e organizzazione), «guidata» dalla nave con San Gerardo, bambino, e da «civuddin», il Gran Turco simbolo degli "infedeli», con la «iaccara» - un fascio di canne e legna lungo circa dodici metri trasportata da una ventina di persone, poi bruciata in centro in onore del Santo Patrono - che racchiude in sé devozione e simbologia tipica dei riti pagani, e in particolare della tradizione dei riti arborei lucani.

Intorno alle figure principali, i figuranti (scelti con un veloce «casting» sulla base delle richieste di partecipazione dei potentini) in nobili vestiti o in abiti popolani, «scortati» da cavalli e, soprattutto, dai soldati turchi - con tanto di faccia nera dipinta - che lungo il percorso spaventano giocosamente i bambini urlando e colpendo gli scudi. Una tradizione, quella della Parata, ripresa dopo un periodo di scarsa valorizzazione, che oggi può facilmente rappresentare un pezzo d’identità di questa città. E dopo l’arrivo davanti alla cattedrale, con il momento religioso, la parata si chiude nel fuoco della iaccara, prima scalata dal capoiaccara - complimentato da decise di persone in piazza Matteotti - e poi bruciata per attendere il giorno del Santo, il 30 maggio, per tributargli onori tutti religiosi.

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