Venerdì 14 Dicembre 2018 | 17:32

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Non erano terroristi ma guerriglieri - Il giudice, la pugliese Clementina Forleo: «Sono serena. E' stata una sentenza sofferta, ma ho osservato la legge e ho seguito la mia coscienza»

MILANO - Appeso a una parete del suo ufficio, al settimo piano del palazzo di Giustizia di Milano, c'è un cartello che recita: "Il giudice è sovrano". Poche parole che tratteggiano la personalità di Clementina Forleo, il gup milanese che ieri con una sentenza che ha fatto scalpore anche se da alcuni suoi colleghi definita «coraggiosa», ha assolto due tunisini e un marocchino dall'accusa di terrorismo internazionale, sostenendo che la guerriglia, in un contesto bellico, non è terrorismo.
Forse aveva messo in conto che la sua decisione avrebbe sollevato polemiche e, dopo la levata di scudi di una parte del mondo politico ed istituzionale, lei, ai cronisti che oggi assediavano la sua stanza si è limitata a dire: «Sono serena. E' stata una sentenza sofferta, ma ho osservato la legge e ho seguito la mia coscienza, come in tutte le mie decisioni e per qualsiasi imputato». Poi ha ripetuto che le motivazioni contestuali al provvedimento di revoca della custodia cautelare per due dei cinque imputati per il cosiddetto 270 bis «sono chiare» anche se una scarna considerazione tecnica l'ha fatta: «Il nostro diritto non è attrezzato adeguatamente», perchè c'è un problema normativo che non permette di rendere utilizzabili le fonti di intelligence. Capelli rosso-castani, lisci e lunghi fino alle spalle, qualche lentiggine sul viso, sguardo vivace, Clementina Forleo, tra qualche giorno 42 anni, pugliese di Francavilla Fontana, funzionario in polizia prima di approdare in magistratura, questa mattina, nonostante le pesanti dichiarazioni di alcuni esponenti politici ma anche i messaggi di solidarietà di colleghi, era al lavoro. Giacca 'avvitatà e dolcevita neri, gonna grigia fino al polpaccio, una delle tre scrivanie ricoperta di faldoni, pc acceso e, come ogni giorno, una pila di fascicoli e provvedimenti da firmare.
Come prevedibile anche il telefono caldo: prima i colleghi e poi i giornalisti non solo da ogni parte d'Italia ma anche stranieri che la cercavano per un' intervista. E lei, con tono garbato ma fermo, sempre la stessa risposta: «No, guardi, non faccio nessun commento. Credo che un giudice debba osservare la legge e la sua coscienza e poi parlare con i suoi atti». Principio inderogabile per chi, come lei, si ritiene un «magistrato senza padroni e senza guinzaglio». E una foto? Manco a parlarne.
Da ieri, accanto alle critiche pubbliche, ha avuto anche messaggi di appoggio alla sua sentenza. Un magistrato, che in passato è stato a Milano, le ha scritto che è «di grande civilta», un altro le ha mandato un sms in cui dice, più o meno, che ha dimostrato di essere «un giudice libero».
Ma lei continua a difendere la sua sentenza, dopo le critiche? «Non ho nulla da difendere, ho fatto solo il mio dovere».
E, finito il lavoro in questa giornata senz'altro diversa, se ne va a casa. Prima che la Lega insceni davanti a Palazzo di giustizia una manifestazione contro la sua decisione.

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