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Press Emblem Campaign: come per la Croce Rossa, un emblema universale per i giornalisti

Press Emblem Campaign: come per la Croce Rossa, un emblema universale per i giornalisti

Press Emblem Campaign: come per la Croce Rossa, un emblema universale per i giornalisti

 

Martedì 21 Settembre 2004, 20:24

02 Febbraio 2016, 19:05

GINEVRA - Istituire un emblema internazionalmente riconosciuto per i giornalisti sul modello del logo della Croce rossa che identifica e protegge gli operatori umanitari. Questo il progetto della giovane "Press Emblem Campaign", organizzazione nata a Ginevra e promotrice di una riunione di due giorni sul tema, estremamente controverso in seno alla stessa professione.
Mentre resta incerta la sorte dei giornalisti francesi Christin Chesnot e Georges Malbrunot e a poche settimane dall'uccisione del reporter italiano Enzo Baldoni in Iraq, l'opportunità di istituire un emblema universalmente riconosciuto per la stampa ha spaccato in due i partecipanti alla riunione. Al termine di due giorni di dibattiti, infatti, i rappresentanti delle circa quaranta associazioni di giornalisti, organizzazioni internazionali e non governative presenti all'incontro hanno espresso le loro divergenze sull'opportunità di creare un emblema per la stampa, strumento di identificazione e protezione per gli uni, mezzo unicamente destinato a scatenare un "tiro al bersaglio" per gli altri.
Unanimità invece sulla necessità di lanciare una vera campagna mondiale per la difesa dei diritti dei giornalisti nel mondo. In una "Dichiarazione" finale approvata oggi, i firmatari hanno condannato le «numerose violazioni di cui sono vittime i giornalisti in numerosi Paesi» e si sono impegnati ad intraprendere una serie di azioni per ridurre i rischi dei reporter nelle zone di conflitto e di violenze, in particolare chiedendo agli Stati di rispettare i loro obblighi, nazionali ed internazionali, nei confronti della stampa. Ma l'idea dell'emblema non è stata abbandonata. La 'Dichiarazionè si pronuncia infatti per l'istituzione di un comitato di esperti incaricato di esaminare la protezione dei giornalisti, «inclusa la possibilità di una nuova convenzione internazionale e la creazione di un emblema». Il progetto di logo prevede un disco arancione con le cinque lettere "Press" in nero.
«La priorità deve essere data ad altre misure più immediate», ha affermato il segretario generale della Federazione internazionale della Stampa Aidan White. E in un comunicato, un gruppo di media attivi nel settore audiovisivo ha stigmatizzato il progetto: il 75% dei rappresentanti della stampa uccisi negli ultimi dieci anni sono stati deliberatamente presi di mira e l'emblema renderebbe quindi il mestiere ancor più pericoloso, affermano in un comunicato.
Per la Presidente di "Press Emblem Campain" e della Associazione dei corrispondenti accreditati presso l'Onu (Acanu), signora Hedayat Abdel Nabi, l'emblema, in particolare se riconosciuto da una Convenzione firmata dagli Stati, è invece uno strumento cruciale per proteggere i giornalisti. Anche per Blaise Lempen, presidente del comitato preparatorio della Conferenza, l'emblema dei giornalisti garantirebbe una buona protezione.
«Come gli operatori umanitari i giornalisti devono recarsi in quelle zone pericolose da dove la gente fugge, Nel caso della croce rossa, l'emblema protegge nel 99 % dei casi. Per quanto riguarda la stampa, il progetto è solo all'inizio e deve essere esaminato e discusso», ha detto. Una seconda riunione preparatoria è prevsita all'inizio dell'anno prossimo negli Emirati Arabi Uniti.
Alla riunione hanno inoltre partecipato esponenti di Reporters sans frontieres (Rsf), Associazione della stampa estera in Svizzera (Apes), Unione internazionale della stampa francofona, l'Union europea di radio-televisione (Uer), International News Safety Institute, i sindacati dei giornalisti degli Emirati e dell'Iraq, rappresentanti dell'Onu, del Cicr, Amnesty International e Human Rights Watch.
I partecipanti alla riunione hanno inoltre approvato una dichiarazione per condannare il sequestro e l'uccisione di giornalisti ed altri civili in Iraq - ed in particolare il freelance Enzo Baldoni - e per chiedere l'immediata liberazione dei colleghi Chesnot e Malbrunot.
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