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L’Europa fa quadrato sulla Crimea: i leader dalla parte di Zelensky

E' anche una guerra di comunicazione tra Zelensky e Putin

24 Agosto 2022

Dorella Cianci

La Crimea rappresenta un tema molto delicato sullo scenario internazionale, con un profondo valore storico, spesso poco noto. Ed è proprio per questa ragione che il vertice sulla Crimea, sia pur nella sua autorevolezza e nella sua ragionevolezza identitaria, è sembrato fin troppo superficiale e sbrigativo, pieno di dichiarazioni altisonanti, che fanno ben poco i conti anche con le volontà delle genti di Crimea, un territorio su cui transitano problemi complessi e minoranze con pareri contrapposti.

Il secondo vertice Crimea Platform si è tenuto ieri online. Quest'anno hanno partecipato oltre cinquanta rappresentanti di paesi esteri. Tra i partecipanti, in particolare, i leader dei paesi europei, asiatici, latinoamericani e africani, la Commissione europea e il Consiglio d'Europa, la Nato e i rappresentanti del popolo tartaro di Crimea. Il presidente dell'Ucraina ha aperto l'evento, inauguratosi in una Kiev decisamente diversa il 23 agosto 2021. Oggi l’Ucraina, dopo sei mesi di guerra, torna a rivendicare quel pezzo di terra, legando la sua riconquista allo scenario di pace, secondo quanto affermato da Zelensky. E intanto altri leader si sono uniti a questo appello. «L'Ue non riconoscerà mai l'annessione illegale della Crimea da parte della Russia. Lavoriamo instancabilmente con l'Ucraina per denunciare le violazioni dei diritti umani, assicurare alla giustizia i responsabili e sostenere le vittime», ha detto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Il premier italiano Mario Draghi ha aggiunto: «Lo scorso febbraio le forze russe hanno usato la Crimea per lanciare il loro attacco alle regioni dell'Ucraina meridionale, tra cui Kherson. Continuano a usare la Crimea per esercitare pressioni militari su altre aree, in particolare sulle città portuali di Mykolaiv e Odessa. Di fronte ai tentativi da parte della Russia di sottomettere altre parti del territorio ucraino, la comunità internazionale non può girarsi dall'altra parte».

Dello stesso parere il turco Erdogan, anche se - a ben guardare la posizione della Crimea - si intuisce facilmente come le sue mire non siano certamente di natura caritatevole. I porti della Crimea, come evidente, sul Mar Nero forniscono un rapido accesso al Mediterraneo, ai Balcani e al Medio Oriente e sono stati ricercati dalla maggior parte degli imperi tra cui quello romano, ottomano, russo, britannico, francese e anche della Germania nazista. La Russia ha una base navale fondamentale a Sebastopoli (il secondo porto più grande dell'Ucraina), che ha «affittato» dall'Ucraina nell'ambito di un accordo preesistente tra Ucraina e Russia, firmato nel ‘97. Sebastopoli funge da sede della flotta russa del Mar Nero e conferisce alla Marina russa l'accesso diretto all’agognato Mediterraneo. Questo è il punto di partenza della questione. Lo zar del Cremlino potrà mai diventare, per la Russia di oggi, colui che ha ceduto nuovamente la Crimea, rimettendo le lancette al 2014? Impossibile da credere realisticamente e con un minimo di conoscenza rispetto al programma putiniano.

Un altro dato va tenuto a mente. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel ‘91, disfatta decisamente patita da Putin mentre era all’estero, il presidente Eltsin (l'allora premier russo) inaspettatamente non tentò di riconquistare la Crimea per la sua Russia, durante i famosi negoziati con l'Ucraina. Così la Crimea divenne legittimamente parte della nuova Ucraina indipendente, di cui ora ricorre l’anniversario. Questo risvolto storico, come accennato prima da Gaidar, poi da sua figlia, intervistata per queste pagine, fu il punto cruciale della rottura nei rapporti fra l’emergente Putin e il suo mentore Eltsin. Per Putin, la Crimea non è un vantaggio, ma una scommessa storica. Se la sua politica avesse davvero a cuore le sorti economiche della Russia si renderebbe conto facilmente che il capitolo Crimea andrebbe chiuso a favore di Kiev. Alcuni analisti finanziari (JP Morgan ad esempio) hanno stimato che quest'anno la Crimea costerà alla Russia più dell’1% della sua crescita economica, già molto scarsa.

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