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Riparte il gasdotto Israele-Puglia

Riparte il gasdotto Israele-Puglia

In Gazzetta ufficiale Ue due bandi per 1,2 miliardi di euro. E si punta sull’idrogeno

10 Luglio 2022

Marisa Ingrosso

Riprende slancio il progetto del gasdotto EastMed-Poseidon, per importare il gas del maxi-giacimento Leviatano da Israele fino in Puglia (a Otranto). Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale europea due bandi “preparatori”, di sviluppo e ingegnerizzazione, per 1 miliardo di euro (555 chilometri di gasdotto sul territorio greco), e per 250 milioni (impianti a terra per Cipro, Creta, Grecia).

Non che le nebbie che gravano su quest’opera si siano del tutto diradate. Anzi, ci sono mille profili problematici, dal micro al macro: a Otranto, nell’area in cui dovrebbe sorgere la cabina di misurazione, è stata scoperta una discarica di rifiuti pericolosi; è in attesa di una vera ricomposizione il confronto (temibilmente “muscolare”) turco-greco; sussistono i “nodi” delle nuove Zone economiche esclusive (come quella Ankara - Tripoli); ci sono sempre costi nell’ordine di 10 miliardi e pure Washington non ha ancora ritirato il documento diplomatico con il quale, lo scorso 10 gennaio, tolse il proprio supporto al progetto, ufficialmente per puntare sullo sviluppo di energia più “pulita”. Però – come scrivemmo lo scorso 14 marzo – proprio l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina ha cambiato il quadro e poi anche EastMed ora si presenta sempre più come gasdotto/idrogenodotto. Per dirla con le parole usate da Edison qualche settimana fa, nell’audizione in Commissione riunite Affari esteri e Attività produttive della Camera dei Deputati, l’opera è inclusa «nel RePowerEU Plan recentemente definito dalla Commissione europea, che ha come obiettivo la graduale sostituzione degli ingenti volumi di gas russo entro il 2030 attraverso accordi di lungo periodo con partner stabili ed affidabili», «è progettata per il trasporto di idrogeno, in funzione della futura disponibilità di fonti e delle nuove esigenze e sviluppi dei mercati europei collegati, in coerenza con la transizione energetica definita a livello europeo» e già in questa fase aurorale «l’intento è di definire le specifiche tecniche che permettano di installare tubazioni sottomarine con le caratteristiche necessarie per il trasporto di idrogeno». Cioè proprio quanto chiesto dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, durante la sua visita a Tel Aviv e Gerusalemme lo scorso aprile. «EastMed - disse ripreso dalla rivista della comunità ebraica di Roma Shalom.it - è stato molto discusso e poi accantonato. Ma potrebbe riprendere vigore se la pipeline che unisce Israele all’Italia, e quindi alla Ue, fosse disponibile per trasportare non solo gas ma anche idrogeno verde».

Quanto alla Turchia (grande escluso dal tracciato originario), sulla stampa internazionale si fa un gran parlare di “piani alternativi” con collegamenti che s’aprirebbero ad ardite (ma affatto impossibili) intese che metterebbero d’accordo mezzo Mediterraneo, raggiungerebbero l’Egitto, così come i gasdotti di Tunisia (Transmed) e Libia (Greenstream) e tirerebbero dentro anche la rete turca, magari con un collegamento con Tanap, il “tubo” che dall’Azerbaijan, e passando per il gasdotto transadriatico Tap, porta il gas a Melendugno, nel Salento.

C’è da dire che forse oggi, in conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, anche la Grecia ha un motivo in più per sedersi al tavolo con la Turchia: il 20% del gas importato dai greci viene dall’Azerbaijan, Paese molto, molto, più che amico di Ankara.

Intanto, questa settimana il gasdotto Grecia-Bulgaria (IGB-Interconnettore Grecia-Bulgaria), è stato ufficialmente completato. Lì scorre - spiegano fonti Tap - lo stesso gas diretto a Melendugno e che si biparte andando in Bulgaria. Una boccata d’ossigeno per Sofia, che s’è trovata “a secco” dopo essersi rifiutata di pagare le forniture di Mosca in rubli. IGB, costato 220 milioni di euro, ora collega la città del Nord della Grecia Komotini con la bulgara Stara Zagora e ha capacità di trasporto di 3 miliardi di metri cubi di gas l’anno estensibili fino a 5 miliardi.

Anche il Tap (tra gli azionisti ci sono BP, l’azera Socar, Snam, Fluxys, Enagás e Axpo) si prepara alla partita idrogeno-gas. Dopo aver chiuso lo studio di fattibilità - spiegano fonti qualificate - ed aver avuto esito positivo dai test sulla capacità dell’infrastruttura di accogliere i volumi di idrogeno su tutta linea (nel 2021), ora sta per partire il “material testing”, prove di laboratorio con cui si faranno fluire idrogeno e gas in tubi del tutto analoghi a quelli dell’infrastruttura, per validarne la tenuta.

Infine, anch’essa audita dai parlamentari italiani, Snam rassicura: a oggi la quasi totalità dei suoi metanodotti può essere convertita al trasporto fino al 100% di idrogeno.

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