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Operazione Mare Sicuro

Le navi russe nel Mediterraneo nei radar della Marina Militare

Le navi russe nel Mediterraneo nei radar della Marina Militare

foto Todaro

L’ammiraglio De Carolis a Taranto: importante è il controllo delle informazioni

15 Giugno 2022

Maristella Massari

TARANTO - Il traffico di navi militari russe nel Mediterraneo non allarma la Marina italiana, che anzi si tiene in costante addestramento anche per fronteggiare situazioni come quelle legate al perdurare della crisi internazionale.

È il caso dell’operazione «Mare Sicuro», avviata nel 2015 sull’onda della crisi libica, che oggi garantisce la sorveglianza e la sicurezza marittima di un’area di circa 160 mila km quadrati di ampiezza, nella quale si trovano numerose attività di grande interesse nazionale e dalle quali dipende la prosperità del nostro sistema economico, come ad esempio il trasporto delle materie prime e dei prodotti del Paese, la pesca e l’estrazione di importanti risorse energetiche. Ieri pomeriggio a Taranto, alla presenza del comandante in capo della Squadra Navale, l’ammiraglio di squadra Aurelio De Carolis, il contrammiraglio Luca Esposito ha passato le consegne come comandante tattico dell’operazione «Mare Sicuro», all’ammiraglio di divisione Vincenzo Montanaro.

Sotto la guida dell’ammiraglio Esposito, nei due mesi di pattugliamento condotti nelle acque antistanti la Tripolitania, la Cirenaica, lo Stretto di Sicilia e il Mar Ionio, l’operazione «Mare Sicuro» ha contribuito efficacemente alla deterrenza e al contrasto delle attività illecite delle organizzazioni criminali che operano nell’area a piena tutela degli interessi nazionali.

«C’è una presenza di navi anche non appartenenti alla Nato in Mediterraneo? È normale - ha ribadito il comandante della Squadra Navale De Carolis -. C’è sempre stata. A noi spetta il compito di svolgere attività di sorveglianza. L’operazione “Mare Sicuro”, che continua dal 2015 ininterrottamente dà un costante presidio di sicurezza a beneficio del Paese, degli interessi nazionali e degli alleati nell’ambito della Nato e dell’Unione Europea».

Nei giorni scorsi, come aveva riportato la «Gazzetta», l’incrociatore «Varyag» era stato segnalato a circa 150 miglia dal golfo di Taranto, in acque internazionali. Si era poi allontanato verso sud-est, in direzione di Creta. Questo tipo di “avvicinamenti” alle acque territoriali è sempre attentamente monitorato dalla Marina Militare e, più in generale, dai mezzi della Nato. Solo pochi giorni fa il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino, aveva spiegato che ci sono circa 18 navi militari russe nel Mediterraneo, più due sommergibili. Nel 2016 ne era presente soltanto una. «È una presenza che si riscontra come è stato evidenziato più volte negli ultimi tempi - ha aggiunto l’ammiraglio De Carolis -, anche in relazione all’evoluzione della situazione internazionale».

Ma in caso di minaccia cosa accadrebbe?

«Fondamentale resta l’addestramento. Da sempre la Marina nel più ampio contesto della Nato - ha spiegato ancora il comandante in capo della Squadra Navale -, sviluppa procedure di interoperabilità, così come fanno anche le altre forze della Nato. Io sono entrato in Marina negli anni ‘80 e abbiamo vissuto l’evoluzione della situazione internazionale nel corso del tempo. Posso dire che siamo addestrati, preparati e abbiamo anche mezzi moderni che ci consentono di svolgere al meglio la nostra missione».

La sagoma affilata della fregata multiruolo Martinengo, la nave di bandiera dell’operazione «Mare Sicuro», si staglia sulla banchina della Stazione Navale di Mar Grande di fronte a quella ben più imponente della portaerei Garibaldi. «Guardate quella nave - dice l’ammiraglio Aurelio De Carolis -, è rientrata in porto dopo una lunga e complessa attività addestrativa con decine di mezzi della Nato nel Mar Artico».

Poi, rivolgendosi all’equipaggio schierato sul ponte di volo del Martinengo, sotto il torrido sole di Taranto, uomini e donne in rappresentanza di tutte le unità navali dell’operazione «Mare Sicuro», De Carolis chiede a tutti la consegna del silenzio.

«Importante è il controllo delle informazioni e il rispetto delle norme cui noi dobbiamo attenerci, il regolamento di disciplina militare, il segreto nazionale, soprattutto oggi in un’epoca in cui la comunicazione ha una rilevanza notevole e la disseminazione delle informazioni - ha concluso De Carolis -, può avvenire attraverso diverse fonti».

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