L'intervista
«Putin vuole vendicare il muro di Berlino»
Intervista a Maria Gaidar, l'attivista politica russa che contesta il regime di Mosca su stampa e elezioni
Maria Gaidar è un'attivista politica russa che ha contestato il regime di Putin per le sue violazioni della libertà elettorale e di stampa. È la figlia dell'ex primo ministro russo Yegor Gaidar, che ha lanciato le riforme economiche, in Russia, negli anni '90. La Gaidar è stata anche fondatrice dell'organizzazione politica giovanile "Alternativa Democratica", che lotta contro le violazioni dei diritti civili, la corruzione nelle università, la brutalità della polizia a Est, l'intolleranza e la xenofobia. La nomina di Maria Gaidar a vicegovernatore della regione di Odessa, a suo tempo, scatenò una tempesta sia in Russia che in Ucraina. I russi la chiamarono traditrice, gli ucraini erano, inizialmente, sospettosi. Tuttavia le persone che hanno lavorato con lei ne hanno apprezzato il valore. Mikheil Saakashvili, ex presidente della Georgia (e governatore di Odessa), nel 2017, la presentò come delle stelle più brillanti del movimento democratico russo, chiedendo all’allora presidente ucraino di darle la nazionalità. Va anche ricordata la sua brillante vita accademica: nel 2011 è stata ammessa all'Università di Harvard per un Master, ottenuto con ottimi risultati, in Pubblica Amministrazione; nel 2014 si è nuovamente laureata alla Kutafin Moscow State Law University. Parla diverse lingue, un ottimo inglese e un pizzico di italiano. Facciamo con lei il punto sulla storia recente delle zone dell’ex blocco sovietico.
L’ex presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko, la nominò come consigliere. Lei certamente, in quegli anni, ha subito pesanti pressioni dalla Russia. Che può raccontarci del presidente Putin?
Parlare di pressioni è poco. Dopo aver preso parte a una marcia pacifica dei dissidenti, ho sperimentato in prima persona le conseguenze dell'essere un'attivista politica in Russia, peraltro innamorata dell’Ucraina. Mio padre, critico di Vladimir Putin, non ha avuto vita facile e io stessa, da fondatrice del movimento di opposizione giovanile DA!, sono stata accusata dai media filo-governativi, intrisi di falsità e propaganda, di essere fuggito dal Paese dopo essere stata coinvolto in un incidente d'auto che avrebbe ucciso una ragazzina. Io invece ho studiato nelle migliori università estere, formandomi una mia coscienza civile e una profonda conoscenza del diritto internazionale.
Lei organizzava diversi raduni pubblici dell'opposizione dura, ma pacifica, contro Putin e in più occasioni ha detto che, per comprendere l’oggi, bisognerebbe andare indietro agli anni ’90. Che intendeva dire?
Un famoso raduno di protesta, chiamato The White Ring, formò una catena umana lungo la Garden Ring Road a Mosca, il 26 febbraio 2012. Quel giorno passò alla storia. Migliaia di russi si unirono pacificamente a noi per formare un anello intorno al centro di Mosca e protestare contro Vladimir Putin e contro quella che poteva essere (come poi fu) la sua rielezione. Onestamente credo che il quasi sconosciuto Putin, tornando in patria dalla periferica Dresda, abbia pensato, già in quei giorni, che l’affronto (secondo il suo giudizio) subito dall’Unione Sovietica con il muro di Berlino andava, pian piano, vendicato. Già nel 1990 si mise in testa che avrebbe dovuto conquistare il potere a ogni costo, per restituire alla causa russa una sorta di riscatto.
Continuiamo quest’analisi dell’oggi con la lente della storia, anzi direi con il grande sollievo della storia e partirei da una frase che suo padre, di gran cultura, amava: “Dovremmo elevare la nostra epoca contemporanea per far sì che ognuno dei giorni che viviamo diventi più prezioso, che dispiaccia perderlo o privarsene con la guerra. [...] Non conosco e non riesco a immaginare alcun’altra maniera di opporre resistenza alla guerra”. Era appunto Pasternak.
Mio padre amava la letteratura russa, che, peraltro, è quasi sempre una letteratura di dissenso verso il potere autoritario. E non c’è un modo migliore di contrastare la guerra che l’amare visceralmente la vita. Troppe vite si stanno perdendo in questo momento, in Ucraina, e in almeno altri 27 Paesi del mondo. Ne Il collasso di un impero, mio padre presentò il carattere controverso della nostalgia verso un certo tipo di Unione Sovietica. Nell’introduzione scrisse che il suo obiettivo era quello di illustrare al lettore che il sistema politico ed economico sovietico era per sua natura instabile. Era solo questione di tempo, ma sarebbe imploso o collassato. L’URSS comprendeva una quantità incredibile di terre remote, popoli conquistati e potere fin troppo centralizzato, ma era destinato al fallimento per una visione arretrata dell’economia e della politica. Il timore di mio padre era la riproposizione russa di tragici errori del passato, tra cui uno sviluppo economico squilibrato, che la rende vulnerabile alle fluttuazioni del mercato dell’energia. Ora i danni sono evidentissimi e, peraltro, con le sanzioni Putin non potrà resistere a lungo. Le riserve non bastano.
Suo padre si ammalò misteriosamente e si pensò, come tutti sanno, a un avvelenamento. Ricordo che era un economista liberale e oppositore moderato del presidente Putin, ex primo ministro di Eltsin. Il 25 febbraio del 1995, il Guardian scrisse: Igor Gaidar, leader del partito 'Scelta della Russia' ed ex primo ministro, ha definitivamente rotto con Boris Eltsin. Fu un’anteprima data al mondo con un'intervista esclusiva. Suo padre, già da anni, era in rottura con il suo presidente, il quale forse non vedeva la necessità di riforme radicali. Comprese, a sue spese, che Eltsin non era un vero leader democratico, come lasciava credere agli altri.
I detrattori dissero che le riforme di mio padre erano note come shock therapy e svalutarono i risparmi di milioni di cittadini russi. I sostenitori, invece, dissero che le sue riforme, benché dolorose per milioni di cittadini, contribuirono al boom economico russo dal 1998 al 2008. Di certo portò uno svecchiamento enorme, non senza difetti, come spesso accade ai veri riformismi. Invece l’assenza di profonde riforme economiche, sotto i diversi governi, ha indebolito notevolmente la Russia, lacerata contemporaneamente al suo interno da conflitti etnici e secessionisti, primo fra tutti, come ricorderete, quello in Cecenia. Poi è arrivato Putin, il quale attribuì. al liberalismo dei primissimi anni di indipendenza russa, l’origine di tutti i mali economici, morali e politici. Mio padre, morendo, ha portato nella sua tomba l’ultima esperienza riformatrice della storia della Russia contemporanea.