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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Ritmi di Joao Gilberto tra sabbia e oceano

Ritmi di Joao Gilberto tra sabbia e oceano

Nelle vie del mondo s’incontrano a volte luoghi e persone che identificano il tempo e lo spazio

07 Aprile 2022

Silvio Perrella

Le meridiane sono oggetti tangibili che danno forma e ritmo all’intangibilità atmosferica del tempo. Sono state prima pensate e poi realizzate da un pensiero e dalle mani di artigiani-artisti.

Le mani e gli strumenti per forgiarle quando le guardiamo non ci sono più, ma nelle forme che scintillano nell’aria rimane la sapienza delle dita.

Se peregriniamo per le vie del mondo a volte ci sembra d’incontrare luoghi che possiamo assomigliare alle meridiane; luoghi nei quali il tempo si versa nello spazio e viceversa. Sono luoghi che danno una misura ai nostri passi e nei quali d’improvviso ci pare segnino tappe dell’esistenza.

Una sensazione simile può capitare anche con le persone, quando si tratti di persone che in seguito annovereremo tra i nostri insperati incontri.

Può capitare ancor di più; può capitare che queste persone siano artefici di un ritmo, di un modo nuovo e diverso di calcare la scena del mondo.

Eccolo, Joao Gilberto, uno dei creatori della bossa nova. È lui la meridiana di oggi.

Veniva avanti sul palco con aria dimessa. Lo aspettavano una sedia, un leggio, un poggiapiedi.

Teneva tra le mani la chitarra, immancabile compagna d’avventure sonore.

La sua voce intonava la prima canzone; all’inizio sembrava quasi un sussurro; fiato gentile. Gli accordi non erano quelli che ci si aspettava: le dita della mano sinistra sapevano come andare a cercare suoni inusuali.

Lo spettacolo però era tutto concentrato sulle evoluzioni della mano destra, la mano ritmica.

Di canzone in canzone voce e ritmo danzavano lievi e tu in ascolto eri già in viaggio.

Che ritmo!

Joao Gilberto forgiava meridiane di suono con una sapienza antica. Gli accordi venivano staccati dalla mano destra con piccoli colpetti, un piccolo ritardo veniva recuperato con un saltello. In teatro il tempo cominciava a battere il ritmo di Gilberto.

Si era a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta del Novecento.

In America del Nord il cool jazz si prendeva il suo spazio, dopo il tellurico hard bop di Charlie Parker. Miles Davis, lasciatosi alle spalle Birth of cool, registrava Kind of blue.

Joao Gilberto, Tom Jobim, Vinicius de Moraes ascoltavano da lontano; si guardavano in giro; aspiravano l’aria che veniva da Ipanema e Copacabana.

Salivano sul Pan de Azucar a far larghi gli occhi; tornavano giù e prendevano il tram per Santa Teresa dove i bicchierini di cachaca si moltiplicavano.

Quando Joao Gilberto prese in mano la sua chitarra, immancabile compagna, si fece d’un tratto chiaro che, a dispetto delle difficoltà politiche che il Brasile avrebbe presto incontrato, stava avvenendo una rivoluzione gentile. In superficie poteva sembrare che si continuasse a fare samba; ma bastava guardare con attenzione quella sua mano destra per avvertire un terremoto non meno ardito di quello fatto esplodere da Bird.

Non a caso se ne accorsero i jazzisti, prima fra tutti Stan Jetz, che s’invaghì non solo della musica di Joao, ma anche della moglie Astrud, che per caso cantò in studio in inglese alcune strofe della Garota di Ipanema.

Joao Gilberto, fedele a se stesso in ogni centimetro quadro della sua anima, lasciò che andassero altrove. E per tutta la vita fece quel che sentiva. Lo capirono i più giovani, come i tropicalisti Gilberto Gil e Caetano Veloso, quando tornarono in patria dall’esilio londinese. Caetano lo ha sempre detto: Joao è il nostro maestro assoluto, stop.

In Amoroso, Joao intona Estate di Bruno Martino. Dietro la chitarra prende corpo un’intera orchestra. La sua voce amorosamente racconta quanto l’estate amorosa, quell’estate che Albert Camus avvertiva anche nel cuore degli inverni più rigidi, sia invincibile.

Non a caso, Joao si astiene dal pronunciare il famoso refrain: odio l’estate.

Lui non riesce ad odiare nulla, forgiato dagli scudisci della malinconia; è la sua saudade ad essere invincibile.

Sono a Ipanema, seguo l’ipnosi di una garota, le onde dell’oceano si arrotolano a spuma biancheggiante sotto un sole cocciuto, il perizoma divide i glutei rotondi e sodi, la sabbia dà a piedi un ritmo a saltelli.

Sì, è il ritmo meridiano di Joao.

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