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Per due medici

Policoro, morì dopo una parto
Cassazione conferma condanne

Sentenza definitive per i due professionisti che assistettero Rosalba Pascucci, deceduta l’8 settembre del 2010

Policoro, morì dopo una partoCassazione conferma condanne

GIOVANNI RIVELLI

Condanne definitive per i due medici che assistettero Rosalba Pascucci, deceduta nell’ospedale di Policoro l’8 settembre del 2010 a poche ore dal parto. Per quel decesso sono stati ritenuti responsabili i medici Carlo Capodiferro (difeso dall'avv. Vincenzo Adamo), condannato a un anno e 3 mesi, e Giovanni Manolio (avv. Antonio Cantasano), condannato a un anno. Manolio, in particolare, era stato assolto in primo grado e condannato, a seguito del ricorso della Procura, in Appello e la correttezza delle sentenza di seconda istanza è stata ora confermata dai giudici di Cassazione.

La difesa di Manolio, in particolare, aveva eccepito come la Corte d’appello si sarebbe «allineata acriticamente» alle posizioni della Procura, mentre nessuna responsabilità poteva addebitarsi a Manolio «essendosi egli, quale secondo operatore, limitato a fare ciò che gli era stato ordinato, nel rispetto di leggi, regolamenti nonché delle linee guida in materia». In pratica, quando alle 3.30 di notte si era accorto della condizione di squilibrio in cui si trovava la paziente, dopo aver chiamato l’anestesista rianimatore, «aveva provveduto a contattare il dott. Capodiferro, che aveva in cura la paziente, aveva eseguito il taglio cesareo e aveva poi ritenuto di non procedere ad intervento chirurgico. A fronte di tale decisione del capo equipe ed unico responsabile dell'intervento chirurgico - sosteneva la difesa - Manolio, quale semplice assistente e medico meno esperto, non avrebbe in alcun modo potuto interferire».

La motivazione non ha però convinto i giudici della Suprema corte che, avvalorando la pronuncia di secondo grado, «conclusioni, ha escluso che potesse esimersi da responsabilità il ricorrente sul presupposto che il Capodiferro avesse più anzianità di servizio o, come anche rimarcato nel ricorso, che avesse seguito la Pascucci durante la gravidanza o, ancora, che non le avesse praticato il parto naturale anziché il taglio cesareo, in quanto entrambi i sanitari avevano la stessa specializzazione in ostetricia e ginecologia e pertanto egli sarebbe stato ben in grado di rendersi conto della gravità ed urgenza della situazione. Il dott. Manolio non poteva fare acriticamente affidamento sulla correttezza della condotta professionale del Capodiferro in quanto egli stesso avrebbe dovuto valutare il caso della Pascucci e disporre, durante il considerevole lasso di tempo in cui ne era stato l'esclusivo garante, l'intervento salvifico sollecitato anche dall'anestesista di cui lo stesso dott. Manolio aveva richiesto l'urgente intervento a causa delle gravi condizioni della paziente».

Condanna confermata anche per Capodiferro che lamentava come l’Appello non avesse considerato una perizia di parte ritenendola, erroneamente, non sottoscritta dagli autori. «Seppure si deve rilevare l'errore in cui è caduta la Corte territoriale nell'affermare che la consulenza di parte in quanto priva di sottoscrizione doveva ritenersi inesistente - hanno osservato i giudici di legittimità - è pur vero che i giudici dell'impugnazione non hanno comunque omesso di considerare il ragionamento sviluppato dagli esperti del ricorrente. Deve dunque escludersi il dedotto vizio di travisamento della prova». Vale a dire che le posizioni difensive sono state esaminate ma non condivise.

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