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L'APPELLO DELLA GAZZETTA
Un paese a due velocità

Un paese a due velocità

di FRANCO GIULIANO

Un Paese a due velocità. Adesso basta. Persino dopo la festa di battesimo, il treno superveloce arriva in ritardo: segno che il Sud resta il Sud.

Una gaffe dopo l’altra. Le Ferrovie dello Stato, una delle più grandi azienda d’Europa, non ne «azzeccano» una. E succede ogni volta che rivolgono la loro attenzione al Mezzogiorno d’Italia. Un Paese a due velocità.

L’ultima figuraccia ieri: il giorno dopo l’inaugurazione del servizio del Frecciarossa sulla linea Adriatica, il super treno (che finalmente ci hanno restituito dopo sette anni, e - parole dell’Ad Michele Elia - «dopo un radicale restyling») ha fatto «cilecca»: quel treno che altrove raggiungeva la velocità di 300 km orari, si è rotto ed è arrivato con due ore di ritardo a Bari. La causa ufficiale: «problemi tecnici». Il che vuol, dire tutto: o che il super treno ha avuto un qualche problema; oppure che qualcosa non ha funzionato sulla linea ferroviaria. Risultato 121 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto a Bari. Trenitalia «si scusa per il disagio e garantisce ai passeggeri, un’indennità (cioè un bonus) di ritardo pari al 50% del prezzo del biglietto. Perchè il 50% e perchè il rimborso è dovuto solo dopo due ore? Le regole, in questo caso sono state decise unilateralmente dalle stesse Fs. Una azienda che un giorno dichiara di essere «pubblica«, quando è in deficit e bussa al ministero del Tesoro per ripianare il deficit di bilancio; mentre un altro giorno dice di essere «privata» e dunque risponde alle regole di mercato, quando deve decidere se un servizio (come nel caso del Frecciarossa che arriva solo fino a Bari, escludendo Lecce) deve essere remunerativo, cioè deve avere ricavi superiori ai costi.

Il risultato è che ieri i passeggeri che sognavano di raggiungere Bari in treno in «sole» 6 ore e mezza, ci hanno impiegato invece 9 ore (tempi superiori anche a quelli dei Frecciabianca). Nonostante la pubblicità delle FS e le belle parole dell’Ad pronunciate nei giorni scorsi sul binario uno della stazione di Bari e il discorso dedicato a Mennea a Barletta.

In verità le Ferrovie dello Stato non sono avare nelle figuracce. Appena una settimana fa, per esempio, pensando di fare cosa gradita ai pugliesi costretti a viaggiare su treni ancora da terzo mondo, hanno pensato di inaugurare il nuovo Frecciarossa 1000 (il super treno da 350 km orari destinato alle linee ad Alta velocità del Centro Nord), intitolato al campione del mondo Pietro Mennea il grande velocista barlettano. Un viaggio «prova» da Bari a Barletta e ritorno in occasione dell’anniversario del record del mondo del grande atleta. La presentazione è arrivata nel pieno delle polemiche per la decisione di Trenitalia di far arrivare solo fino a Bari il Frecciarossa (l’Etr500); così molte personalità hanno disertato la cerimonia, forse in segno di protesta. «Ironia della sorte il Frecciarossa Mennea non arriverà mai in Puglia».

C’era anche la Gazzetta su quel treno quasi vuoto e non solo di Autorità. E c’erano naturalmente l’amministratore delle Fs, Michele Elia (pugliese) e la signora Mennea, elegante nel suo bellissimo tailleur color «blu cobalto» a testimoniare quanto il marito campione avesse combattuto per il riscatto del Sud, lento e abbandonato alla sua Storia. La stessa motivazione che stava alla base della nostra battaglia per i «Treni veloci sulla dorsale Adriatica», a cui hanno aderito 45 mila Lettori e 5 governatori di altrettante Regioni adriatiche.

Perchè allora non far vedere la T-shirt della nostra fortunata iniziativa anche alla signora Mennea, alla presenza dell’amministratore Elia anche egli nostro testimonial (come risulta sul nostro sito) della battaglia condivisa da ministri, parlamentari e prelati?

Il tentativo da parte del massimo rappresentante del Coni pugliese di mostrare la nostra maglietta è stato interpretato (dal responsabile delle Relazioni esterne della società) quasi come un’offesa. Come se quella battaglia fosse «contro» le Fs e Trenitalia, e non invece un traguardo, un obiettivo comune: dei cittadini, delle istituzioni e delle stesse Ferrovie dello Stato.

Ieri quel treno ha fatto «cilecca», proprio nella giornata nella quale tutti i riflettori erano puntati sulla nuova iniziativa. L’Azienda però «si scusa». E, forse, dà l’appuntamento alla prossima gaffe.

 

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