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Tra Policoro e Scanzano J.

GdF sequestra 1,5mln di euro di beni a clan jonico guidato da ex cc

La dda: «Radicati in Basilicata gravi fenomeni mafiosi»

Guardia di Finanza

Beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie situate a Policoro e a Scanzano Jonico (Matera) - di proprietà di Gerardo Schettino e dei suoi familiari, coinvolti in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza che, nell’ottobre scorso, ha portato a numerosi arresti - sono stati sequestrati oggi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Potenza.
Schettino, che è un ex carabiniere, è considerato «promotore e capo dell’omonima organizzazione criminale di stampo mafioso operante a Scanzano Jonico e nell’intera fascia jonico-metapontina». Secondo la Procura distrettuale antimafia, la «pericolosità» del clan «conferma il radicamento in Basilicata di gravi fenomeni di criminalità mafiosa».


Oggi la Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro di "undici proprietà immobiliari (fabbricati, attività economiche e terreni), 23 rapporti bancari e postali e 12 tra autovetture e motocicli». Al sequestro si è arrivati attraverso «accertamenti patrimoniali» a carico di Schettino e dei suoi familiari eseguiti dalle fiamme gialle. Le indagini «hanno evidenziato come, a fronte di redditi dichiarati di modesta entità (neppure sufficienti a soddisfare in pieno le primarie esigenze), l'intero nucleo familiari avesse accumulato beni e disponibilità sproporzionate ed ingiustificabili».
Secondo la Direzione distrettuale antimafia «è stato vanificato lo scopo ultimo della stessa attività criminosa svolta dal sodalizio criminale (quello di accumulare ricchezze)"; inoltre, «è stata colpita la dimostrazione, l'ostentazione sul territorio della forza e del potere dell’organizzazione mafiosa riaffermandosi così, nei confronti di tutti, il rispetto del principio di legalità garantito dallo Stato».

Ammonta a circa 1,5 milioni di euro il valore dei beni mobili, immobili e dei conti correnti sequestrati in via d’urgenza dal Tribunale di Potenza su richiesta della Procura, e intestati a familiari o prestanome di Gerardo Schettino, al vertice dell’omonimo clan che opera nel Metapontino. I particolari dell’operazione sono stati illustrati stamani, nel capoluogo lucano, dal Procuratore della Repubblica, Francesco Curcio, dal pm Anna Gloria Piccininni, e dal comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza, il colonnello Domenico Tatulli.
Tra gli immobili sequestrati, anche un locale, terreni e alcune abitazioni, di cui una in vendita: «Per quanto non ci siano mai arrivate dal Metapontino segnalazioni di movimenti bancari sospetti - ha spiegato Curcio - abbiamo capito che molte proprietà stavano per essere vendute, vista la pressione esercitata dalla magistratura sul clan, e anche i conti correnti erano di bassa entità, ma stiamo seguendo i movimenti già fatti».


Le auto sequestrate non erano di lusso, ma «tutto serviva anche a fare proseliti, dimostrando ai giovani che - ha aggiunto il Procuratore - si poteva fare la 'bella vità, e suscitando rabbia nella comunità che vedeva criminali vivere al di sopra delle loro possibilità: noi abbiamo invece dimostrato che il crimine non paga, e ora i tre vertici del clan sono tutti al 41 bis». La Procura ha anche organizzato una sezione specifica per le indagini economiche sui clan mafiosi, «perché - hanno aggiunto Curcio e Piccininni - in questo modo sottraiamo proprietà e soldi ai clan, facendo terra bruciata intorno a loro». Nel corso delle indagini - che già a febbraio portarono a misure cautelari nei confronti di molti affiliati - i pm hanno scoperto che Schettino, ex carabiniere non più in servizio da 15 anni, ma in passato detenuto in un carcere militare, riusciva ancora a inviare ordini e indicazioni al clan, «cosa non più possibile in un carcere ordinario - ha concluso il Procuratore - dove ora si trova».

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