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Valbasento, a Ferrandina in produzione la Greenswitch: la chimica verde

Sulle ceneri della Myten è partita la consegna con le prime autobotti di olio epossidato verso il Centro Italia

Valbasento, a Ferrandina in produzione la Greenswitch: la chimica verde

MATERA - ferrandina Nelle scorse settimane le prime autobotti di olio epossidato sono partite dalla fabbrica della Valbasento per essere consegnate nel centro Italia. In questo modo è ufficialmente partita l’attività della Greenswitch, azienda dell’area industriale di Ferrandina, sorta sulle ceneri della Mythen che era in regime di curatela fallimentare.

Svolta Verde è il significato letterale della parola Greenswitch ed in effetti il core business dell’azienda, associata alla Confapi Matera, è orientato alla produzione nel campo della chimica verde per la produzione di bioprodotti per l’industria, secondo un modello improntato alla green economy basato sull’uso di risorse agricole e rinnovabili a beneficio della sostenibilità ambientale.

A cogliere la sfida nel cuore dell’area basentana che tra gli insediamenti di Ferrandina e Pisticci tra gli anni 50 e 60 rappresentò il nucleo storico della chimica in Basilicata, è l’imprenditore italo-canadese Pasquale Tremamunno detto Pat, titolare a Brampton nell’Ontario della Inox Industries Inc, leader sin dalla sua costituzione nel 1988 nello sviluppo del design, nell'ingegneria e nella produzione di attrezzature personalizzate in acciaio inossidabile per varie applicazioni.

L’obiettivo è di raggiungere con la linea di olio di soia epossidato 1200 tonnellate di prodotto al mese con un fatturato annuale di 1,5 milioni di euro. Poi ci sarà da implementare anche la linea legata alla produzione di biopoliolo, una resina ottenuta da risorse rinnovabili utilizzabile per isolanti e imbottiture nel settore industriale e in quello edile. Al momento sono una ventina le unità tra operai e personale amministrativo e una quindicina gli addetti alla manutenzione degli impianti.

Pat Tremamunno, 74 anni e da 52 in Canada e nativo di Ferrandina, ha mosso i primi passi professionali proprio in Valbasento. Ho lavorato come saldatore alla Saipem e successivamente come tubista alla Bonatti. Poi il grande salto Oltreoceano con la realtà della Inox Industries e una sorta di delocalizzazione al contrario. Come mai la decisione di investire nel Mezzogiorno d’Italia, rilevando un impianto che non si trovava in condizioni ottimali? Tutto è scaturito dal “Patto d’azione” sottoscritto tra Matera e Toronto nell’ambito del percorso di Capitale Europea della cultura 2019. Da quel protocollo di intesa firmato dal sindaco Raffaello De Ruggieri e dal vice sindaco di Toronto Vincent Crisanti, alla presenza tra gli altri di Pat Tremamunno, Danny Montesano e Antonio Locantore, prende forma l’idea di realizzare un progetto in Valbasento.

«Visitando gli impianti con gli amministratori di Ferrandina e la delegazione italo-canadese intuii che sarebbe stato un peccato e una perdita per il territorio e l’occupazione lasciare al proprio destino la ex Mythen. Non è stato facile rimettere in carreggiata il tutto ma ci abbiamo creduto e con sacrifici e lungimiranza siamo partiti, potendo contare anche sulle competenze della presidente Antonella Russo, del direttore di stabilimento Salvatore De Angelis e di Michele Pepe, socio della Greenswitch che ha curato anche il revamping della parte elettrica. Quello che chiediamo è che l’area industriale sia resa accogliente». A sostenere il progetto sin dalle prime battute anche Confapi che vanta un significativo tessuto di piccole e medie imprese da decenni radicate in Valbasento.

«Sistematicamente - dichiara il direttore Franco Stella - abbiamo sollecitato Regione e Consorzio Industriale a dotare la Valbasento di infrastrutturazione primaria e secondaria. Nelle scorse settimane è bastato un piccolo nubifragio per mandare in tilt la viabilità nell’area industriale. Ne va non solo del normale svolgimento delle attività già esistenti ma anche della appetibilità del sito. Chiediamo che vengano appostate somme importanti per colmare questo deficit che crea non poche difficoltà all’agglomerato industriale».

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