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GALLIPOLI - Riflettori accesi, da ieri, su di una partita di caccia del sindaco Stefano Minerva svoltasi nel giugno scorso nella pampa argentina intorno a Buenos Aires. Ciò in forza di un’interrogazione che il deputato Francesco Paolo Sisto (FI) ha indirizzato al ministro dell’Interno Marco Minniti. Chiede di conoscere se sia al corrente che «a giugno Minerva è stato arrestato in Argentina per tentato contrabbando di specie protette di animali» e se intenda valutare «la sussistenza dei presupposti per sospenderlo dalle funzioni di sindaco».

La smentita dell’arresto da parte del primo cittadino è stata tempestiva e categorica e corredata della sentenza, depositata il 20 ottobre, del «Tribunale penale economico nazionale» argentino. Si evince che la denuncia è stata archiviata «perché il fatto non costituisce reato»; ma anche, e l’interessato lo rimarca, che «i fatti oggetto dell’indagine non ledono il buon nome e l’onorabilità di Stefano Minerva».

Dalla premessa all’interrogazione, si evincerebbe che il sindaco fu fermato per presunto contrabbando di specie animale protetta, che può ipotizzarsi essere l’armadillo; che gli furono requisiti 3mila euro; che il fermo fu convalidato in arresto; che fu scarcerato dietro cauzione e previa emissione d’un decreto che gli vietava di lasciare il Paese. In realtà, nessuno notò alcun ritardo nel ritorno del sindaco; che infatti spiega: «Tutto è nato da un malinteso della polizia aeroportuale che, durante i controlli di routine, ha erroneamente creduto che tra la selvaggina cacciata vi fossero anche delle specie protette. Per questo sono stati fatti dei controlli che hanno procurato dei danni al sottoscritto, visto che ho dovuto rinunciare al volo prenotato per potere consentire che tutte le verifiche del caso venissero espletate. Quindi, non vi è stato nessun arresto e la stessa autorità giudiziaria argentina ha riconosciuto l’atteggiamento collaborativo del sottoscritto, evidenziando che non vi erano ipotesi di reato e che le specie cacciate («peludo», specifica il magistrato argentino, n.d.r.) non erano in via di estinzione o comunque protette».

Da una parte, quindi, la versione-Sisto, il quale indica nella valutazione dei fatti chiesta al ministro un’esigenza politica «senza acrimonia»; dall’altro la replica di Minerva, che conclude: «Spiace che la politica si occupi di questioni che non hanno alcuna valenza giuridica e giudiziaria e sottraggono tempo ai problemi che riguardano la collettività».

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