Diritto allo sport e al benessere fisico dei ragazzi? Dipende da dove vivi. In provincia di Lecce, infatti, non è una certezza, ma dipende dal comune di residenza perché - sebbene la Puglia, con il 49,2 per cento di edifici scolastici dotati di palestra si posizioni al di sopra della media nazionale (38,3%) – l’indagine di Openpolis su “I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche” svela un Salento che viaggia a due velocità in quanto la prossimità ai centri principali o la capacità di investimento dei piccoli borghi segna il confine tra opportunità e marginalità.
A fronte di Comuni che se la cavano come, ad esempio, San Donato di Lecce (delle due scuole presenti una è dotata di palestra) o San Pietro in Lama con tre scuole su due dotate di palestra, c’è chi fa l’en plein come Seclì che ha una sola scuola ed è attrezzata per l’attività sportiva. Ma ci sono anche comuni come Sannicola, dove la percentuale di edifici dotati di impianti sportivi crolla al 33,3 per cento, mentre a Santa Cesarea Terme si scivola addirittura al 16,6 per cento visto che solo una scuola su sei ha la palestra. Ma c’è anche Sanarica, dove l’unico plesso censito è privo di palestra.
Quindi? Dove non c’è palestra ci si arrangia con i cortili esterni utilizzati a palestra last minute, ma il meteo non sempre consente questo utilizzo estemporaneo così non è infrequente che chi non ha palestra ripieghi la didattica sull’aspetto teorico o a piccoli esercizi fra i banchi.
Per Openpolis la differenza tra una scuola con palestra e una senza non è solo una questione di edilizia, ma un indicatore di povertà educativa in quanto nelle scuole sprovviste di palestra la pratica sportiva ricade interamente sulle famiglie e sull’associazionismo privato innescando un processo che vede i ragazzi residenti in contesti svantaggiati o in aree periferiche prive di impianti pubblici abbandonare l’attività fisica, alimentando i tassi di sedentarietà e isolamento sociale.
Nelle aree interne del basso Salento, dove i collegamenti sono già complessi, la mancanza di una palestra scolastica rappresenta una barriera, a volte, insormontabile. Senza la “palestra sotto casa” o nel plesso di riferimento, l’ora di educazione fisica si trasforma in un tempo morto o in una lezione frontale in aula, privando i giovani di quel fondamentale sfogo fisico e psicologico necessario per una crescita equilibrata. I Comuni hanno cercato di risolvere questa carenza utilizzando i fondi del PNRR e i programmi di edilizia scolastica con un piano di investimenti che tocca i punti nevralgici del territorio puntando a ridurre il gap tra i comuni più importanti e le aree periferiche. La situazione rimane comunque in salita. Basti pensare che a Copertino solo 5 su 16 scuole hanno la palestra, Martano è a metà strada con 4 su 8, mentre Casarano stenta a sfiorare il 50 per cento avendo solo 12 scuole su 25 con palestra. o il potenziamento dei poli scolastici a Copertino e Casarano sono passi necessari, ma non ancora sufficienti a coprire la miriade di piccoli comuni che costellano la provincia. D’altra parte non brilla neppure il comune di Lecce con 29 su 72.
La sfida per i prossimi anni sarà quella di recuperare il terreno e la Puglia, se vuole mantenere il suo primato nel Mezzogiorno per dotazione infrastrutturale, deve intervenire lì dove l’assenza totale di palestre o le percentuali risicate gridano vendetta. Solo così la palestra scolastica può tornare ad essere un diritto universale e non un privilegio geografico, ma questo lo si ottiene solo uniformando la disponibilità di spazi sicuri e moderni in tutto il Salento.















