Martedì 07 Aprile 2026 | 16:27

Bari, il carabiniere in pensione: «Dagli inseguimenti ai rapinatori alle aule di udienza nelle tende»

Bari, il carabiniere in pensione: «Dagli inseguimenti ai rapinatori alle aule di udienza nelle tende»

Bari, il carabiniere in pensione: «Dagli inseguimenti ai rapinatori alle aule di udienza nelle tende»

 
Luca Natile

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Luca Natile

Il carabiniere in pensione: «Dagli inseguimenti ai rapinatori alle aule di udienza nelle tende»

Nicola Tarulli: «Un onore avere indossato la divisa dell’Arma». Un carabiniere andato in pensione ripercorre la professione al servizio della comunità

Martedì 07 Aprile 2026, 15:55

Una vita in divisa «con la certezza di aver fatto il mio dovere senza risparmiarmi, al servizio del mio prossimo, provando ogni giorno a capire fino in fondo, anche con ostinazione, gli avvenimenti e le persone, cercando sempre di apprendere e migliorare la mia preparazione e fare onore alla divisa». Il luogotenente con incarichi speciali dei Carabinieri, Nicola Tarulli ha compiuto 60 anni il giorno della domenica delle Palme e come vuole il regolamento dell’Arma è entrato in quiescenza. Non un giorno di più, né uno di meno, senza mai saltare un turno, senza mai risparmiarsi.

Ha timbrato l’ultimo cartellino dopo 40 anni di onorato servizio, 26 dei quali trascorsi nel Nucleo carabinieri tribunale. L’arruolamento come ausiliario nel lontano 1986 a Francavilla Fontana, la Scuola sottufficiali a Velletri e poi a Firenze, in mezzo un tirrocinio di 2 mesi a Mattinata. Poi tre anni nella Compagnia di Pisticci (Matera) e più di 8 anni nel Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Altamura.

«Guardandomi indietro posso dire di essere stato un uomo molto fortunato, mia moglie e le mie figlie gemelle mi hanno sempre seguito, accettando di dividere con me una vita fatta di sacrifici, di orari ballerini, di notti in piedi, di lavoro straordinario, di spostamenti. Mi sono sempre state vicine in tutto anche nei momenti più difficili come quando, nel luglio del 1997 durante un intervento ad Altamura, inseguendo l’auto di rapinatori, per evitare di coinvolgere le auto di persone innocenti, finimmo fuoristrada e io ne uscii con diverse lesioni e alcune infrazioni alla colonna vertebrale».

Tornato in servizio il luogotenente Tarulli a fine 1999 viene trasferito a Bari ed entra a far parte del Nucleo carabinieri tribunale .«Ho prestato servizio - spiega - nella sede del Tribunale ordinario di piazza Enrico de Nicola o poi presso il Tribunale penale. Ho visto le aule di udienza penale attrezzate nelle tende, tra allagamenti e intemperie, quando l’edificio di via Nazariantz, venne dichiarato inagibile, il trasferimento temporaneo nella sede di via Brigata Regina fino all’approdo in viale Dioguardi. Ho condiviso con magistrati, avvocati e personale amministrativo il disagio di questa Odissea. In quei frangenti il nostro lavoro è diventato più complesso ma con i miei colleghi abbiamo saputo fare fronte all’emergenza».

«Nei corridoi, nelle aule di udienza, agli ingressi, nei diversi piani dei palazzi di giustizia ho visto accadere un po’ di tutto. Ad esempio nell’edificio di via Nazariantz io e i miei colleghi arrestammo un borseggiatore che era riuscito ad confondersi nel flusso di persone entrate per assistere alle udienze pubbliche. Dagli uffici del Gip era riuscito a portare via la borsa di una funzionaria che senza perdere tempo ci aveva segnalato la sparizione. Lo fermammo prima che riuscisse a dileguarsi. Ricordo anche di un sorvegliato speciale che in barba agli obblighi rigorosi della misura che gli era stata applicata si era presentato in Tribunale per assistere ad un processo che coinvolgeva un suo amici. Ancora. Non dimenticherò mai quel pregiudicato che bloccammo nel parcheggio via Nazariantz con una lattina piena di liquido infiammabile nascosta sotto il cappotto. Voleva incontrare a tutti i costi il pubblico ministero responsabile. Un altro aveva un coltello che aveva allacciato con dello spago al polpaccio.

Ultimo ricordo. Nel 2008 nel Tribunale di piazza de Nicola dall’aula magna, durante la relazione dell’anno giudiziaria sparì l’intera attrezzatura di un cinereporter di una nota rete televisiva. Riuscimmo con i colleghi a bloccare il ladro che si aggirava per l’edificio. Abbiamo scongiurato diverse situazioni di pericolo. Devo dire grazie all’ostinazione, allo scrupolo, all’attenzione che ho sempre riposto nel mio lavoro l». All’addio al luogotenente, nel corso di una cerimonia organizzata da giudici, pm e colleghi c’erano veramente tutti dal procuratore generale al presidente del tribunale «Un addio che mi ha commosso profondamente. Sono infinitamente grato all’Arma dei Carabinieri per le opportunità che mi ha dato, per le esperienze che ho fatto, per le conoscenze che ho potuto acquisire. Ho sempre dato tutto me stesso per dare prestigio alla divisa aiutando le persone». 

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