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In Puglia e Basilicata

L'esposizione

A Lecce dalla Xylella fiorisce la scultura

A Lecce dalla Xylella fiorisce la scultura

Tra San Foca e Melendugno

31 Luglio 2022

Redazione online

Un uliveto colpito dalla  Xylella, ai margini tra San Foca e Melendugno, campo base per una serie di residenze d’artista; uno scultore slovacco; un progetto curatoriale nomade fondato da Ambra Abbaticola e Marco Vitale e chiamato «Cani». Tutto questo è Spora, mostra personale di Šimon Chovan artista di base a Bratislava, attualmente in residenza a Lecce che si confronta con  un  peculiare ambiente rurale. Chovan realizza una serie di sculture, utilizzando materiali in parte prelevati nel campo di ulivi e largamente costituiti da elementi vegetali. La terra, e gli strumenti utilizzati dall’artista, collaborano simbioticamente ad amplificare le caratteristiche organiche del paesaggio circostante. La mostra ragiona sulla contaminazione e il contatto crescente con nuove forme patogene, sulla costante accelerazione degli scambi commerciali e degli spostamenti umani sul globo i quali favoriscono la nascita di nuove epidemie, tanto nell’essere umano quanto nei vegetali. La natura è sempre stata esposta a nuovi batteri e virus, tuttavia la velocità con cui nuovi eventi batteriologici vengono innescati non rispetta i tempi e le particolarità degli ecosistemi, rendendo impossibili adattamento e sopravvivenza al nuovo.

Chovan si focalizza, senza alcun giudizio morale o scientifico, sui processi che sono alla base delle metamorfosi degli organismi viventi con una particolare attenzione alle nomenclature, spesso binarie, che ancora accompagnano questo tipo di studi. Si può ancora parlare di colpe? Non sarebbe più sensato capovolgere l’idea di contaminazione e immaginare spore e batteri come turisti che invadono un nuovo paesaggio?

Šimon Chovan è un artista visivo, nato a Banská Štiavnica (Slovacchia), attualmente vive tra Bratislava e Amsterdam. Il suo lavoro si focalizza principalmente sui processi che, negli ultimi quarant’anni, hanno contribuito a cambiare drasticamente la facies  del nostro pianeta. Le opere di Chovan assemblano materiali naturali e non, spesso dando vita a forme inaspettate e quasi mostruose. Questa sua pratica risponde ad una precisa volontà di sfumare i confini fra naturale e innaturale. 

Il progetto «Cani» propone una convivenza fra ricerca artistica e crisi ecologica, attraverso l'ideazione di un programma di residenza d'artista. L'orizzonte entro cui si svolge è infatti un oliveto colpito dalla  Xylella Fastidiosa: batterio responsabile di un'epidemia vegetale causa della morte di milioni di alberi d'ulivo, e di un irreversibile cambiamento del paesaggio rurale salentino. La parola «Cani» si riferisce tanto a una condizione di randagismo - nella sua accezione positiva e nomade - quanto alle omonime propaggini che germogliano dagli ulivi nonostante la malattia. Il progetto apre un dialogo attorno alle idee. Per visitare la mostra (aperta fino al 2 agosto) si consiglia di indossare scarpe chiuse e portare una torcia.

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