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Ha visto molto, se non tutto.
La voce incerta di chi teme ripercussioni, lo sguardo lungo dell’esperienza, il polso della situazione. Mario - nome di fantasia, ndr - è un testimone di quanto sarebbe accaduto circa quattro mesi fa in località «Barba», lungo la strada tra Villa Convento e Lecce, dove qualcuno avrebbe fatto interrare rifiuti speciali a nove metri dalla falda acquifera, come riporta un esposto al vaglio della procura di Lecce e dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, cui spetta il compito di verificare parola per parola quanto messo nero su bianco.
«Una sequela di travi in cemento, le traverse ferroviarie di ultima generazione per intenderci, messe una accanto all’altra sullo spiazzo di una cava - racconta Mario - e poi coperte con materiale estrattivo o qualcosa del genere».
Ipotesi tutte al vaglio degli investigatori così come sotto la lente sono finite le fotografie, pubblicate già nei giorni socrsi su La Gazzetta in cui si vedono caterpillar e camion in azione, traverse allineate una accanto all’altra, e un grosso cono di diversi metri cubi di «fresato», come viene chiamato l’asfalto scarificato che può essere riutilizzato sì, ma in tempi immediatamente successivi al deposito temporaneo del materiale.

«Quel fresato è lì da tempo, da mesi credo. Era lì quando ho notato che sparivano le traverse, in estate. Poteva essere luglio o agosto. Un lavoro fatto a puntate, pian piano forse per non dare nell’occhio. Del resto se c’è una cava, chi si accorge di quello che accade all’interno? Dalla strada è un po’ difficile scoprire a occhio nudo…».
Ma l’occhio di Mario, e probabilmente non solo il suo, ha visto.
«L’asfalto fresato è all’esterno, si può trovare la scusa che sia depositato all’esterno per mancanza che ne so di spazio, e che sarà recuperato e riutilizzato subito dopo. Ma ci sono discariche autorizzate per questo genere di materiale e non mi pare che una cava lo sia. Io ci sono passato diverse volte da lì, quell’enorme cono nero non si è mai spostato. Certo poi non rischi più di tanto, ti rendi conto che sta accadendo qualcosa che non quadra, c’è gente che lavora e ti possono vedere. Io ho paura, insomma…».

Ma cos’altro è riuscito a scorgere, Mario?
«Le traverse so che vanno sbriciolate, il cemento se è certificato si può riciclare, il ferro va ai punti di raccolta dedicati. Sono operazioni che costano assai, lo sanno tutti. Mi sa che proprio per quell’area c’era una ditta esterna che ha lavorato per poco tempo, proprio per sbriciolare quel materiale ma adesso non si vede più nulla».
Conosce il territorio, la zona, il testimone. Diviso tra senso civico e timore.
«Accanto al cono nero di fresato c’è un cono bianco, ai cui piedi c’erano le traverse. In momenti diversi le ho viste caricare, scaricare e poi scomparire…».
I carabinieri erano stati sul posto cinque anni fa, in seguito alle denunce di alcuni cittadini. Effettuarono un sopralluogo nella stessa zona sottoponendo a sequestro preventivo parte della stessa area di cui si parla in queste ore. Quattro anni fa, la chiusura dell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti in loco, coordinata dal pm Paola Guglielmi. Al vaglio dell’accusa, la possibile produzione, e poi stoccaggio e smaltimento di rifiuti pericolosi e no, fino all’anno precedente. Gli investigatori chiesero anche il sequestro totale dell’area privata interessata, ma ottennero quello parziale.

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