Martedì 29 Settembre 2020 | 16:14

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SANTA MARIA AL BAGNO - Incendi dolosi devastano le località di pregio ambientale Conchiglie e Montagna Spaccata ormai sistematicamente, ad ogni estate, da vent’anni a questa parte. E nella stessa zona prolifera la piaga delle discariche abusive nelle quali vengono bruciati anche i rifiuti speciali.

Una soluzione però potrebbe esserci ed è quella di un gruppo di cittadini spontaneamente riunitisi per la tutela dell’area (per altro già in parte Sic, Sito di interesse comunitario), tutti accomunati dall’idea di un manager, Francesco Di Bari, originario di Galatone e da trent’anni consulente “globetrotter” per governi e multinazionali sparse nel mondo. Risiedendo da alcune settimane a di Lido Conchiglie, il professionista e si è subito reso conto che questa fascia costiera è «terra di nessuno», suddivisa tra le competenze di quattro Comuni (Nardò, Galatone, Sannicola e Gallipoli) e per questo motivo non esiste un gruppo di coordinamento che ne favorisca la tutela. Di Bari e il gruppo di cittadini che via via aumentano nel sostenerlo, ritiene che per offrire garanzie serie alla zona si possa partire da un progetto messo a punto negli anni cinquanta e mai completato: un parco protetto a nord, in direzione Porto Cesareo (poi effettivamente realizzato dando vita a Portoselvaggio) e un parco a sud, in direzione Gallipoli (rimasto lettera morta). Alcune perlustrazioni nell’area, confermate dall’imprenditore Mino Gatto, rivelano che un “abbozzo” di quel che è successo a Portoselvaggio dagli anni Cinquanta in avanti si riscontra anche a Lido Conchiglie. Sulle alture, infatti, e nelle zone devastate da continui incendi di probabile natura dolosa a fini speculativi, si intravedono (proprio quando la vegetazione viene bruciata) vialetti, piazzole di sosta, stradine.

Tracce di servizi e strutture a sostegno di una possibile area protetta, pensata e mai realmente conclusa. Del resto se esiste un Sic denominato “Montagna spaccata e Rupi di San Mauro”, sicuramente c’è stata, in passato, l’intenzione di preservare e tutelare l’area. Ma da vent’anni a questa parte le fiamme sono il vero comune denominatore di questo lembo di terra. Fuochi che partono dal canalone in località Santa Rita e che, a favore di vento, raggiungono la litoranea spazzando via ettari ed ettari (in alcuni casi si sono superati i 100) di vegetazione e macchia mediterranea. Contro questo stato di cose sono partite diverse iniziative animate da Francesco di Bari. Due petizioni, una “fisica” alla quale stanno partecipando in tanti, tra esponenti della società civile, oltre ai referenti di molte realtà commerciali e imprenditoriali della zona (è possibile firmarla in diversi negozi ed esercizi della zona) e l’altra virtuale, su Change.org, che è un aggregatore di petizioni attraverso il quale qualcuno sta anche finanziando economicamente la causa.

L’intera operazione è propedeutica ad un progetto molto più ambizioso: mettere sotto l’ombrello dell’Unesco la tutela complessiva della zona di Santa Maria al Bagno fino all’ipotetico (per ora) parco. Così che un organismo sovranazionale, con tutte le risorse del caso, attui ogni misura idonea a porre la parola fine ai continui tentativi di speculazione o stupro del territorio.

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