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L’esempio dei fratelli Matteo e Ettore Congedi, nell’agro di Ugento

xylella

Un albero di ulivo abbattuto a causa della xylella fastidiosa

LECCE - “Nessun disastro o desertificazione ma solo la fase due della rigenerazione”. Gli olivicoltori salentini stremati dalla piaga della Xylella fastidiosa che ha distrutto gli olivi sono alle prese in questi giorni con le prime operazioni di eradicazione degli alberi malati e seccati, in vista della sostituzione delle piante con altre maggiormente resistenti o intolleranti al batterio che ha già raggiunto il capoluogo regionale di Bari. Davanti ai loro occhi non vedono un territorio che si va impoverendo per la sottrazione di esemplari spesso secolari ma una distesa di terreni che attende solo di essere rinverdita con piante che possano dare un prodotto di qualità.

I fratelli Matteo e Ettore Congedi nell’agro di Ugento si sono tirati su le maniche dopo aver ereditato l’azienda del bisnonno e anziché vendere tutto ed emigrare hanno deciso di indebitarsi pur di far rivivere quegli stessi terreni in cui da ragazzi avevano imparato le tecniche di coltivazione e l’attività molitoria. Nelle contrade “Bufalaria” e “Artanisi” ci sono 50 ettari di uliveto con alberi ormai diventati scheletri che attendono di essere espiantati per lasciare il posto a leccini e esemplari di favolosa. “Su questi 50 ettari – spiega Matteo Congedi – ci sono circa 3mila piante che dovranno essere espiantate e su quelle stesse aree abbiamo in animo di reimpiantare tra le 35mila e le 40 mila nuove piante, sia di leccino, che rappresenta la varietà autoctona maggiormente resistente a Xylella, che di favolosa, in modo da avere impianti economicamente sostenibili. Non possiamo parlare di desertificazione alla sola vista degli alberi che vengono estirpati – commenta – ma solo di una fase di transizione che porterà a un nuovo rinverdimento dei terreni. Si tratta di una vera e propria fase due di ripartenza territoriale che, unita al miglioramento delle tecniche olivicole porterà sicuramente alla raccolta di un prodotto eccellente”.
Gli sforzi degli olivicoltori in questi mesi sono enormi, così come quelli dei frantoiani che hanno deciso di resistere senza vendere i macchinari.
“Noi avevamo investito in nuove e miglior tecnologie nel frantoio – illustra ancora uno dei fratelli Congedi – abbiamo rapporti commerciali in almeno 20 paesi esteri e in questo periodo di profonda crisi per l’assenza del prodotto avevamo installato vari depositi di raccolta in tutta la Puglia, dal tarantino fino a Sannicandro di Bari. Ovviamente – ammette – questi spostamenti comportano un enorme impegno finanziario e di concerto con mio fratello abbiamo deciso che la migliore prospettiva sarebbe stata quella di ripartire proprio dal nostro territorio salentino, rinnovando gli oliveti. Speriamo di farcela entro un anno, 18 mesi al massimo – è il suo auspicio – come impresa abbiamo partecipato a due bandi di finanziamento ma ancora non ci sono le graduatorie definitive, intanto sappiamo già che occorrerà spendere tra 10 e 11 mila euro per ettaro per i nuovi impianti completi di strutture per l’irrigazione, con punte di 13mila dove ci sono parti rocciose”.

Problema non secondario l’accumulo di legna. “Al momento per rientrare nei costi la legna deve essere venduta non meno di 6 euro e 50 centesimi al quintale – analizza Matto Congedi – siamo solo al due per cento del territorio infetto espiantato e quando inizieranno a farlo anche gli altri ci sarà un surplus con enorme accumulo di materiale”. L’iniziativa di espianto è stata condotta anche da un altro olivicoltore ugentino, Renato Congedi titolare dell’oleificio “Terra nostra”. Ha iniziato con quattro ettari in località “Cisterna del serpe” accanto alla strada per Gemini per 1500 piante già estirparte. Ha terminato le operazioni venerdì scorso e ne dovrà sradicare un totale di 26 ettari entro i prossimi sei anni. qui altri 1500 alberi secolari sono pronti per essere estirpati. “No ho chiesto un centesimo a nessuno – ammette Renato Congedi – ho iniziato con le mie forze perché era impossibile continuare a mantenere gli alberi ormai morti. L’obiettivo è invece quello di rinverdire i territori e tornare a produrre. Il comparto – chiede - non deve essere subire freni o rallentamenti se vogliamo far ripartire l’economia olivicola”. 

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