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Vendevano doping su internet: 12 arresti in tutta Italia, tra loro 3 salentini

Vendevano doping su internet: 12 arresti in tutta Italia, tra loro 3 salentini

I carabinieri hanno sgominato una banda che effettuava transazioni internazionali in Bulgaria, Slovacchia, Polonia, Romania e Serbia

12 Marzo 2019

Redazione online

Un’organizzazione che gestiva un traffico di sostanze anabolizzanti via internet in tutta Italia, con transazioni internazionali in Bulgaria, Slovacchia, Polonia, Romania e Serbia, è stata smantellata dai carabinieri del comando per la Tutela della Salute di Roma. I militari dell’Arma hanno eseguito stamane l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere 12 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di utilizzo o somministrazione di farmaci dopanti, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Tra loro ci sono anche tre salentini: Stefano Nunziato, 33 anni, residente a Melissano (Lecce); Daniele Morello, 32 anni, di Alezio (Lecce); Alessia Esposito, 29 anni, di Gallipoli (Lecce).


L’indagine era stata diretta per oltre due anni dal giovane Pm della Procura di Enna Giovanni Romano, scomparso di recente in un incidente stradale, e scaturisce dal monitoraggio dei social network e dei siti web utilizzati per la vendita on line di sostanze anabolizzanti. Gli indagati utilizzavano questi mezzi di comunicazione, nonché strumenti di pagamento digitali anche attraverso false identità, allo scopo di eludere eventuali controlli, in stretto contatto con centri di distribuzione nelle provincie di Salerno, Lecce e Modena. Gli approfondimenti sui canali di vendita hanno consentito di individuare anche collegamenti con titolari o gestori di palestre, negozi di articoli per «body builder» e, in alcuni casi, giovani atleti non professionisti. Nel corso dell’operazione sono stati notificati anche 57 decreti di perquisizione. I sequestri, eseguiti nel corso di due anni di attività investigativa, hanno consentito di sottrarre dal commercio illecito circa 18mila confezioni di sostanze dopanti, di cui circa 300 flaconi di sostanze stupefacenti (nandrolone), per un valore complessivo stimato di circa un milione di euro. I venditori dispensavano anche consigli su come assumere i farmaci vietati, redigendo veri e propri «planning» terapici, pur non avendo alcun titolo accademico e competenza in materia.

Nissoria, piccolo paese della provincia di Enna, era il centro nevralgico del traffico di anabolizzanti, ormoni e sostanze stupefacenti quali l’efedrina. Traffico stroncato dai Carabinieri con dodici arresti. Le spedizioni dei pacchi contenenti la merce, però, non avvenivano da Nissoria, ma da Paestum e Lecce e a volte venivano intercettati e sequestrati dai carabinieri del centro smistamento postale di Roma. I militari dell’Arma hanno portato a segno anche un sequestro eccezionale: un vero e proprio laboratorio di confezionamento degli anabolizzanti, assemblati anche in pillole con tanto di marchio.
Farraginoso il meccanismo messo in piedi dai due fratelli Filippo e Andrea Sauro, di Nissoria, con PostePay e utenze telefoniche intestate a terze persone ignare di tutto. Per eludere le telecamere di sorveglianza degli istituti bancari, presso i quali venivano fatti i prelievi per pagare le merci acquistate nei paesi dell’Est, gli arrestati camminavano all’indietro per non farsi riprendere in viso.


«E' un’inchiesta che si dipana da Enna per raggiungere tutta l'Italia - ha detto il procuratore della Repubblica Massimo Palmeri - Centinaia di intercettazioni sul web e sulle chat hanno confermato l’intuizione avuta dal sostituto Giovanni Romano (recentemente morto in un incidente stradale, ndr), cioè che dietro semplici annunci di prodotti leciti si nascondeva un traffico di sostanze illegali».
Durante le perquisizioni sono state trovate, a casa di un indagato di Piacenza poi arrestato in flagranza, 20 fiale di Nardolone. «Purtroppo lo spaccio si è spostato sulla piazza virtuale - ha detto il colonnello Andrea Zapparoli, comandante dei Nas - a portata anche di minorenni che sul web possono reperire sostanze illecite. Grazie alla collaborazione con le forze di polizia degli altri stati coinvolti (Bulgaria, Polonia e Slovenia), è stato possibile risalire alle transazioni internazionali fatte dagli arrestati».

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