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Nuove accuse

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La sorella della Martucci confessa le attenzioni di un familiare: fu un femminicidio?

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Nuove ombre sulla scomparsa di Roberta Martucci. A 20 anni di distanza dalla misteriosa uscita di scena della ragazza di Ugento, la sorella rompe il silenzio e lancia accuse e sospetti su un parente che l’avrebbe molestata.
«Ho pensato sin dal primo giorno che fosse stata uccisa, e il motivo penso sia stato sessuale». Parole pesanti come macigni, pronunciate da Sabrina Martucci ai microfoni di «Chi l’ha visto?». Il servizio è andato in onda mercoledì sera su Rai 3. Oltre a Sabrina, la giornalista Filomena Rorro ha intervistato un’altra sorella di Roberta, Lorella.


Per la prima volta, dopo quasi due decenni da quel 19 agosto 1999, Sabrina ha svelato pubblicamente un segreto finora noto solo agli investigatori. «Per anni - ha detto - gli inquirenti hanno seguito la strada che indirizzava alle due amiche, una strada che non ha portato a niente». Durante gli ascolti degli ultimi mesi, ha aggiunto, «gli inquirenti mi hanno chiesto specificatamente che tipo di rapporto avessi con un familiare. Ho dovuto dire il segreto. Moltissimi anni fa lui pretendeva che io andassi oltre, che avessi dei rapporti, ma io mi sono sempre rifiutata. Per anni non mi ha mollata, mi ha molestata».
Il procedimento per la scomparsa di Roberta è stato riaperto (per la terza volta) sul finire del 2017. Negli atti di indagine, è stato sottolineato durante il servizio, ci sarebbero diverse dichiarazioni contraddittorie dell’uomo al centro dei sospetti. Un dettaglio apparentemente inspiegabile riguarda il ritrovamento della Fiat Uno con la quale la 28enne, quella sera di metà agosto, lasciò la sua abitazione di Torre San Giovanni per dirigersi a Gallipoli.

L’amica con la quale avrebbe dovuto incontrarsi ha sempre dichiarato di aver aspettato Roberta inutilmente e che non era in programma nessuna festa, al contrario di quanto la giovane aveva detto ai familiari. «Quella sera - sono le parole di Sabrina - sicuramente è stata seguita, conoscendone i movimenti, è stata fermata, ha avuto una discussione con questa persona, è stata ammazzata e il corpo è stato nascosto». Quattro giorni dopo, l’auto fu ritrovata parcheggiata in una piazzetta di Gallipoli, senza chiavi e senza libretto di circolazione. Venne tenuta sotto sequestro per sei mesi e i rilievi non diedero nessun esito. Ma, si diceva, un dettaglio per la famiglia è rimasto inspiegabile. Una volta dissequestrata la vettura, infatti, sarebbero ricomparsi chiavi e libretto. E proprio «nelle mani di quella famiglia che oggi è all’attenzione degli inquirenti», è stato sottolineato nel servizio. «La chiave - ha rimarcato Lorella Martucci - era solo una, come può confermare mia madre. Quando ho letto una “sit” (sommarie informazioni testimoniali) del 2007 in cui lui in Procura ha affermato che il libretto gli era stato consegnato dai carabinieri al momento del dissequestro e che la famiglia ne custodiva una seconda chiave, ho pensato che qualcosa non quadrasse. Presumo che ci sia stato un errore della Procura: se questo signore dice una cosa del genere, chi è dall’altra parte deve sapere che l’auto è stata trovata senza chiavi e documenti.

Come è potuta sfuggire una cosa del genere?». Per le due sorelle non ci sono dubbi: c’è un collegamento tra chi ha parcheggiato l’auto a Gallipoli, chi l’ha ritirata e chi ha fatto sparire Roberta. «L’assassino - ha chiosato, con voce tremante, Sabrina - ce l’abbiamo tra le mani, sappiamo chi è. Basta, andatelo a prendere».
Nel servizio è stata raccontata anche una storia nella storia: quella di Anna Lucia, una ragazza della zona che per due notti di seguito ha sognato una donna dai capelli scuri e mossi che le confidava di essere sparita da diversi anni. Nel sogno, la ragazza era stata indirizzata verso un trullo delle campagne salentine. Un’esperienza talmente forte che la giovane, profondamente segnata, ha sentito il bisogno di informarsi se in zona fossero in corso le ricerche di una ragazza. Una volta venuta a conoscenza della storia di Roberta, poi, ha raccontato tutto alla madre della 28enne.

PARLA LA CRIMINOLOGA

Isabel Martina, criminologa, lei insieme a Roberta Bruzzone e all’avvocato Fabrizio Ferilli segue la vicenda su incarico di Lorella Martucci. Quanto dichiarato da Sabrina Martucci a «Chi l’ha visto?» trova riscontro nella vostra pista investigativa?


«Quanto dichiarato da Sabrina, ossia di aver subito per anni molestie dalla stessa persona che noi avevamo già attenzionato, ha trovato riscontro immediato. Avevamo tracciato un profilo di questa persona raccogliendo informazioni: il tutto è stato coronato da questa dichiarazione, avvenuta dopo il deposito della nostra istanza di riapertura delle indagini e raccolta in un’istanza integrativa. Ha rafforzato la nostra idea, un’idea che non è nata da sensazioni, ma è maturata nel tempo grazie a una serie di indizi che ci hanno fatto pensare che questa persona abbia sempre pensato di depistare le indagini. Il pettegolezzo dei festini e del litigio con le amiche, per esempio, è arrivato proprio da una dichiarazione spontanea di questa persona. Da lì abbiamo trovato una serie di incongruenze che riguardano l’auto e l’ultima giornata di Roberta, e tanti altri elementi. Se a questo aggiungiamo che una delle sorelle afferma di essere stata molestata da questa persona, si delinea un quadro ben preciso».


In che modo, secondo il suo punto di vista, le presunte molestie subite dalla sorella sono collegate con la sparizione di Roberta?


«Quella sera Roberta stava accompagnando Sabrina da un amico. Sabrina veniva spesso molestata e seguita da questa persona. Roberta potrebbe essersi fermata per fumare una sigaretta ed essersi accorta di questa cosa. Oppure questa persona potrebbe averla seguita per sapere dove stesse andando Sabrina. O, ancora, potrebbe aver avuto un impulso, come tutte le altre volte con Sabrina, decidendo però di molestare la sorella sbagliata. E Roberta, che era una donna forte, potrebbe aver reagito, scatenando l’escalation che ha portato al triste epilogo».


Cosa è cambiato da quando, qualche settimana fa, durante il Festival dell’informazione giornalistica locale di Gallipoli, lei ha affermato che la persona da voi attenzionata era presente in sala l’anno precedente, durante la conferenza sul caso Martucci?


«È cambiata la sensibilità delle persone. Eravamo tre donne sole: io, la dottoressa Bruzzone e Lorella, accompagnate dal legale Ferilli, che si è trovato a dover gestire una situazione complessa, non sua, producendo tante informazioni in Procura. Ci siamo sentite sole e non credute fino a un mese fa. Sapevamo, però, che la strada era quella giusta. Sappiamo che una persona di quella famiglia è stata molestata da quest’uomo, il quale è stato il primo a parlare di festini e di litigio con le amiche, ha mentito sull’ultima giornata di Roberta, ha qualcosa da raccontarci rispetto all’auto di Roberta. Quella persona c’è sempre. Sappiamo che ha dichiarato, durante il FiGiLo dello scorso anno, di aver scritto di sua mano il bigliettino con la scritta “Volevo dirvi che sono viva”. Mi chiedo: la Procura cosa sta aspettando? Abbiamo fatto un deposito a maggio 2017 e siamo quasi arrivati a maggio 2019. Questo è un caso di femminicidio, che merita tutta l’attenzione che è doverosa in queste situazioni. Se Roberta fosse scomparsa oggi, dopo un mese le indagini si sarebbero concluse nel medesimo modo in cui le abbiamo concluse noi. Purtroppo è scomparsa 20 anni fa, e forse il metodo investigativo di allora non è stato in grado di condurci alla verità. Ci sono state molte falle, con tutto il rispetto che si ha per chi ha indagato, ma il lavoro che si sta facendo, anche adesso, è enorme. Avevano l’assassino davanti e non lo hanno riconosciuto».


Quale è il suo auspicio oggi?


«Mi auguro che si iscriva questo nome nel registro degli indagati. E alla persona che sa di essere lui dico: fai dare una degna sepoltura a questa ragazza, togliti questo peso dalla coscienza e impara a vivere da uomo libero. Avere un segreto del genere ti incatena: non so come tu abbia potuto vivere 20 anni e stia continuando a vivere così. I giochi sono terminati».

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