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Monteroni, stop all'università islamica: il Tar dà ragione al comune

Il progetto, lanciato nel 2015 dall'ingegner Paladini, resterà sulla carta: i proprietari dei terreni fecero causa

Monteroni, stop all'università islamica: il Tar dà ragione al comune

L’Università Islamica resterà sulla carta. Il Tribunale amministrativo regionale, Sezione di Lecce, ha dato ragione al Comune di Monteroni che aveva bloccato il progetto dell’Ateno Islamico.
La vicenda aveva destato polemiche nell’opinione pubblica e in ambito politico. Fu pure avviata una raccolta di firme a cui aderirono diverse centinaia di cittadini di dieci Comuni, per dire «no» alla realizzazione di un complesso da 45 milioni di euro, a cui fece da contraltare chi, invece, avrebbe voluto l’insediamento vedendolo come una risorsa anche per il dialogo fra popoli.
Nel 2015 fu l’Ingegnere 58enne Giampiero Khaled Paladini originario di Magliano, piccola frazione del Comune di Carmiano, presidente della Confederazione Imprese del Mediterraneo, a farsi promotore, tramite un’apposita fondazione, del progetto che prevedeva l’insediamento delle facoltà di Medicina, Scienze Umanistiche e Agraria in un comparto del Comune di Monteroni a poche centinaia di metri dal centro universitario Ecotekne dell’UniSalento.

I proprietari delle aree presentarono un progetto di lottizzazione. Esaminandolo, il dirigente del settore urbanistico del Comune oppose il diniego rilevando che i proprietari dei terreni non avevano l’effettiva disponibilità delle aree. Il provvedimento di rifiuto alla lottizzazione da parte del Comune di Monteroni venne quindi impugnato innanzi al Tar di Lecce con la causale di comportamento omissivo da parte del Comune e con richiesta, da parte dei proprietari dei terreni, di un risarcimento danni milionario. Innanzi al Tar, l’Amministrazione comunale di Monteroni si è costituita in giudizio con l’avvocato Pietro Quinto che ha rilevato l’inammissibilità del risarcimento atteso che, doverosamente, il Comune aveva stoppato il progetto non avendo i proprietari dimostrato la piena disponibilità delle aree, oggetto di pignoramenti immobiliari. «Non è sufficiente – sottolinea l’avvocato Quinto – una dichiarazione del pignorante di sospensione della procedura atteso che, per varare una lottizzazione occorre che i proprietari siano in condizione di assumersi precisi impegni economico-finanziari nei confronti del Comune che si traducono in obbligazioni reali».


Il Tar, condividendo le argomentazioni del Comune ha affermato nella sentenza che non può ipotizzarsi alcun silenzio-inadempimento del Comune di Monteroni. «In ogni caso - si legge nella motivazione della decisione del Tar - gli impegni dei creditori alla sospensione temporanea dei procedimenti esecutivi, non formalizzati in sede processuale e non concretizzanti la piena disponibilità di beni pignorati, non possono soddisfare quanto richiesto dal Comune e dalla Legge circa la legittimazione dei proponenti un piano di lottizzazione».

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