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A Casarano (LE)

Il boss aspirante pentito al banco di prova: i sodali tremano e affollano gli studi legali

La svolta di Montedoro: in tanti avrebbero chiesto notizie e giustificato i rapporti con l'esponente della Scu

Agguato in Salento, grave un pluripregiudicato della Scu

LECCE - casaranoSei mesi per acquisire lo status di pentito e svelare i segreti della Scu. La decisione del boss di Casarano Tommaso Montedoro, di avviare una collaborazione con la magistratura salentina, è solo iniziata. Ma fa già tanto rumore.

Il 42enne ha rotto gli indugi dopo una permanenza in carcere di poco più un anno. Tanto è stato sufficiente perché avviasse un dialogo con gli inquirenti, il cui contenuto è ammantato dal massimo riserbo ma già fa tremare la criminalità di Casarano e dintorni. E non solo.

L’altra faccia della medaglia è proprio questa. La notizia della sua collaborazione ha creato uno scompiglio tale che gli studi legali della zona sono stati meta di quanti, in maniera diretta o indiretta, hanno avuto contatti col boss casaranese. Hanno chiesto informazioni, raccontato dei rapporti intrattenuti con lui nel tempo e per i motivi più disparati. Avrebbero giustificato anche le cene al suo stesso tavolo. La paura, per tutti, è quella di finire nei verbali degli inquirenti; vedere accostato il proprio nome a fatti di sangue e vicende di malaffare senza poter fornire la propria versione.
Ovviamente l’attendibilità di Montedoro verrà valutata con attenzione dagli inquirenti. Già dopo il suo arresto, nel giugno del 2017, il boss di Casarano aveva manifestato la volontà di rilasciare dichiarazioni, poi rientrata nei mesi successivi. La lunga detenzione, però, lo avrebbe fatto ritornare sui suoi passi.

Per il momento Montedoro è stato trasferito in una località segreta. Sarebbe stato già sentito un paio di volte nelle scorse settimane. Avrebbe iniziato a ricostruire fatti di sangue del passato, dei tempi in cui, come luogotenente del brindisino Vito Di Emidio, seminava terrore nel Salento. Montedoro potrebbe e dovrebbe, qualora la collaborazione diventasse effettiva, svelare le dinamiche criminali che hanno portato all’omicidio del suo ex compagno di scorribande Augustino Potenza, ucciso il 26 ottobre del 2016 a colpi di kalashnikov nei pressi di un centro commerciale di Casarano. Dovrebbe fare luce sull’omicidio di Manuel Cesari, a Melissano. Svelare intrecci e alleanze con la criminalità monteronese, con cui non avrebbe mai tagliato i rapporti.

Ogni singola testimonianza sarà filtrata e analizzata. Montedoro potrebbe decidere di collaborare solo su determinati fatti mantenendo il riserbo su altri. Il primo, vero banco di prova ci sarà martedì prossimo, quando comparirà, in videoconferenza, in un’aula del tribunale di Lecce nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Diarchia” che ha consentito di sgominare il suo clan e fare luce sul tentato omicidio di Luigi Spennato. 

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