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A Santa Caterina

Nardò, «Basta messa ad alto volume». La protesta: così perderemo la fede

Sotto accusa il sacerdote. L’avvocato Sodo (figlio del noto Pretore d'assalto) lamenta disagi per tutto il giorno, fino alle 23

A Santa Caterina, Nardò

LECCE - La parola del Signore giunge forte e chiara. Forse anche troppo. Così un villeggiante scrive al sindaco ed agli assessori per protestare contro l’amplificazione che diffonde la messa celebrata in pineta. E poche ore dopo, il parroco viene pure invitato dalla polizia locale ad un chiarimento. Succede nella marina “vip” di Nardò, Santa Caterina, una perla incardinata in una baia dello Ionio con la sua buona dose di cemento. Nella località, sin dalla fine degli anni Sessanta, si usa celebrare la messa in un boschetto di pini, alle pendici del monte che protegge la frazione. Una gradinata di pietra rosicchiata dalle decine di ville che sono state incastonate nella salita rocciosa, ad eccezione di una piccola pineta miracolosamente scampata alla cementificazione.

Proprio poche settimane fa è diventata di dominio pubblico la notizia del rigetto, da parte del Comune, del progetto per la costruzione di un complesso parrocchiale proprio lì dentro. Così la messa continuerà ad essere celebrata all’aperto, per la gioia di decine di fedeli. Tutti contenti, meno qualcuno. Che si deve sorbire tutte le funzioni ad alto volume, rosario compreso. La vicenda si cristallizza il giorno 9 agosto, quando Antonello Sodo, noto avvocato di Nardò, che da circa trent’anni esercita a Milano, scrive al sindaco Pippi Mellone ed agli assessori ad Urbanistica e Ambiente, Ettore Tollemeto e Mino Natalizio. La nota è garbata - per altro un avvocato che scrive ad un altro avvocato può permettersi di dare per scontate alcune conclusioni - ma manifesta il disagio di dover ascoltare, nei pochi giorni di ferie concessi dal ritmo lavorativo, tutte le celebrazioni religiose, nessuna esclusa. La villa di Sodo, infatti, sorge al di sopra della pinetina, praticamente a pochi metri di distanza dal luogo dove vengono celebrate le messe.

Ma ascoltare la funzione religiosa non è rilassante? «Provate voi a sentire questa voce per una settimana di seguito - dice l’avvocato - ogni giorno messa e rosario e fino alle 23 quando ci si appresta al riposo meritato. Si rischia di perdere la fede». Il problema sarebbe legato al sistema di amplificazione utilizzato dal parroco, ma non solo. Anche dalla sua bella voce. Don Francesco, infatti, è giunto da poco a reggere le sorti della parrocchia che sorge in una marina «problematica», dove molte questioni diventano casi mediatici proprio perché nel mese di agosto la località si riempie di personalità di spicco provenienti dall’intera provincia: militari, politici, industriali, manager, professionisti di altissimo livello. Anche il dinamico don Francesco pagherà dazio? «Lui canta - dice Sodo - canta, prega e recita anche quando non c’è nessuno. Ma questa è una mancanza assoluta di rispetto nei confronti del prossimo».

Sodo, va detto, fa una premessa: quando tanti decenni fa il parroco decise di dir messa nel bosco fu proprio suo padre, l’indimenticato pretore «d’assalto» Angelo, a preoccuparsi per far giungere l’elettricità fino all’altare. Ma ora l’altoparlante è diventato galeotto, tanto che l’avvocato farà ricorso ad una novità recentemente pubblicizzata dall’Amministrazione comunale: il regolamento per le diffusioni acustiche. «A proposito dell’utilizzo di impianti di amplificazione - dice a sindaco e delegati - vi chiedo se è lecito nell’esercizio delle funzioni religiose, all’esterno, nella fattispecie nella pineta di Santa Caterina, a distanza di pochi metri da numerose civili abitazioni, consentire la diffusione a volume elevato, di liturgie, canti e funzioni, tutti i giorni della settimana, più volte al giorno, con evidente nocumento a chi è sottoposto a tale forma di imposizione, da parte del locale sacerdote».

Non manca il canonico, è il caso di dirlo, ricorso ai social dove l’avvocato ha postato un video per far sentire a tutti i suoi contatti una delle tante «repliche» del sacerdote che Sodo può ascoltare dal balcone di casa. Tra gli 82 commenti che costellano il fatidico post, uno spicca su tutti, e stempera in ironia agostana quello che sembra un dramma senza soluzione: «avvoca’, fagli chiudere il locale».

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