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Parabita, minacce in greco antico a consigliere comunale: nuovo caso

Dopo l'assessore di Acquaviva, missiva a un amministratore del comune salentino: il testo riprende brani del quarto episodio di Agamennone

Parabita, minacce in greco antico a consigliere comunale: secondo caso

Il Comune di Parabita

PARABITA (LECCE) - Dopo l’assessore di Acquaviva delle Fonti, nel Barese, anche un consigliere comunale di Parabita riceve un’inquietante lettera in greco antico. E anche stavolta la missiva giunta al consigliere leccese contiene brani del quarto episodio della tragedia greca «Agamennone» di Eschilo. La lettera è stata inviata ad Alberto Cacciatore, segretario Udc ed esponente della minoranza nel consiglio comunale di Parabita, tornato operativo da poche settimane grazie a una sentenza del Tar Lazio che ha annullato lo scioglimento dell’amministrazione per presunte infiltrazioni criminali.

Il foglio, scritto al computer, era in una busta insieme a tracce di polvere bianca. Stando a una traduzione non professionale, il testo è molto simile all’Agamennone. Sembrano essere stati riportati i versi «D’essere acuto intenditor d’oracoli / vanto io non meno; e pur questo somiglia / a presagio di male. Quale fausta parola / mai dissero i responsi? Ma ben con le sciagure / gli ambigui vaticinî / al cuor dell’uomo insegnano profetico terrore». E, ancora, «Bene s’accorda ciò che dici a ciò / che dicesti. E qual Dèmone / maligno t’invasò / tanto, che tu cantassi questi funebri / inni di doglia e morte? / Trepido io miro alla futura sorte».

È innegabile l’analogia con quanto accaduto a metà aprile all’assessore ai Lavori pubblici di Acquaviva, Austacio Busto. Cacciatore, però, esclude che il mittente possa essere lo stesso, perché la sua missiva è stata spedita non alla sua residenza ufficiale, ma a un indirizzo di domicilio «che solo chi è del posto può conoscere». «La lettera - afferma - era indirizzata “all’illustre consigliere Alberto Cacciatore”, quindi questo episodio ha attinenza con la mia attività politico-amministrativa. Qualcosa nel tessuto sociale e amministrativo di questa città non va come dovrebbe. Il mio ruolo di consigliere è meritevole di tali intimidazioni e lo è solo in virtù del fatto di essermi adoperato per la tutela della comunità, con un impegno che a qualcuno sembra non essere piaciuto. Ho segnalato l’accaduto alle autorità, per tutelare la mia incolumità e quella dei miei cari, messa in discussione da intimidazioni di chi, contrariamente a me, non vuole che Parabita si liberi di un recente “immeritato” passato di ombre che ancora la attanagliano».

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