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Bazooka e bombe per la 'Ndrangheta di Locri

Bazooka e bombe per la 'Ndrangheta di Locri

Bazooka e bombe per la 'Ndrangheta di Locri

 

Martedì 15 Novembre 2005, 11:52

02 Febbraio 2016, 19:20

LOCRI (REGGIO CALABRIA) - Avrebbero avuto la disponibilità anche di alcuni bazooka e bombe ad alto potenziale di fabbricazione jugoslava i 4 affiliati alla cosca Cordì di Locri arresti ieri sera dalla Polizia di Stato.
Gli arrestati sono Domenico Novella, di 29 anni, bloccato a Roma, ed Antonio Dessì (23); Bruno Piccolo (27), titolare di un bar, l'Arcobaleno, ubicato nel centro di Locri, e Alessio Scali (21), arrestati a Locri.
I 4 arresti sono stati fatti dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Contro Dessì e gli altri arrestati sono eseguite ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, Adriana Costabile, su richiesta del sostituto procuratore distrettuale Giuseppe Creazzo, lo stesso magistrato che sta conducendo l'inchiesta sull'omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Nei provvedimenti viene contestata agli arrestati l'associazione mafiosa finalizzata al traffico di armi anche da guerra ed altri reati.
Uno degli arrestati, Antonio Dessì, ha una relazione di parentela con Vincenzo Cordì, considerato il capo della cosca, che sta scontando una condanna definitiva all'ergastolo, essendo fidanzato con la figlia di una sorella del boss. (ANSA).

DISPONIBILE STESSO TIPO ARMA FORTUGNO
Le quattro persone presunte affiliate alla cosca Cordì arrestate ieri sera a Locri dalla Polizia di Stato avrebbero avuto anche la disponibilità di una pistola calibro 9, la stessa arma che è stata utilizzata il 16 ottobre scorso per uccidere il vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno.
Il particolare è adesso all'attenzione del magistrato che ha condotto l'inchiesta che ha portato ai 4 arresti, il sostituto procuratore distrettuale di Reggio Calabria, Giuseppe Creazzo, che è anche il magistrato che sta coordinando le indagini sull'assassinio di Fortugno.
Al momento, comunque, secondo quanto è stato precisato dagli investigatori, non sono emersi dall'inchiesta elementi che possano fare ipotizzare una responsabilità da parte dei 4 arrestati e della loro cosca di riferimento nell'omicidio di Fortugno.
Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Reggio Calabria, proseguono per accertare totalmente il quadro delle attività criminali e dei fatti-reato contestati ai 4 arrestati.
Si sta verificando, in particolare, quando e che in occasione sono state utilizzate le armi e le bombe di cui i 4 arrestati avrebbero avuto la disponibilità.

DI PISTOLA CALIBRO 9 SI PARLA IN TELEFONATE
E' nelle intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate nell' ambito delle indagini che hanno portato agli arresti a Locri dei quattro presunti affiliati alla cosca Cordì che si fa riferimento alla disponibilità di una pistola calibro nove dello stesso tipo di quella utilizzata per uccidere Francesco Fortugno. E' quanto si è appreso in ambienti investigativi.
Si tratta di un elemento che il sostituto procuratore distrettuale Giuseppe Creazzo e la Polizia di Stato tengono in particolare considerazione, anche in prospettiva dei possibili sviluppi delle indagini sull'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.
Il personale della Squadra mobile di Reggio Calabria sta effettuando, intanto, una serie di perquisizioni e controlli alla ricerca delle armi che erano nella disponibilità dei quattro arrestati. Oltre ai bazooka ed alla pistola calibro nove, gli affiliati alla cosca Cordì farebbero riferimento anche alla disponibilità di una pistola 357 magnum.

L'OBIETTIVO STRATEGICO INDAGINI E' FORTUGNO
L'obiettivo strategico delle indagini che ieri sera a Locri hanno portato all'arresto, per associazione mafiosa, di quattro presunti affiliati alla cosca Cordì è l'individuazione di mandanti ed esecutori materiali dell'assassinio di Francesco Fortugno.
E' quanto si è appreso in ambienti investigativi, con la precisazione, comunque, che l'inchiesta della Procura antimafia di Reggio Calabria che si è concretizzata con gli arresti di ieri sera era stata avviata circa un anno e mezzo fa, molto tempo prima, dunque, dell'omicidio di Fortugno.
Per il momento, dunque, nulla è emerso concretamente dalle indagini che possano fare ipotizzare una responsabilità degli arrestati nell'assassinio di Fortugno ad eccezione del fatto che tra le armi che erano nella loro disponibilità ci sarebbe stata anche una pistola calibro nove, un'arma cioè dello stesso tipo di quella utilizzata dal killer che il 16 ottobre scorso a Locri, nel seggio delle Primarie dell'Unione, uccise il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.
La pistola non è stata però sequestrata e ciò rende ovviamente impossibile, al momento, qualsiasi verifica di tipo balistico.
Sarà adesso il magistrato che sta conducendo l'inchiesta, il sostituto procuratore distrettuale Giuseppe Creazzo, lo stesso peraltro che sta coordinando le indagini sull'assassinio di Fortugno, a valutare gli elementi acquisiti all'inchiesta per verificare quanto possa esserci di rilevante in relazione all'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale.
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