Se si fermano Suez e Hormuz, si ferma l’Italia: da Courmayeur la strategia per salvare l’export
Non è più una crisi temporanea, ma un cambio strutturale degli equilibri globali. Dal “World Shift – High-Level Strategic Forum”, promosso dal Forum Italiano dell’Export nella cornice di Courmayeur e moderato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Mimmo Mazza, emerge con chiarezza una consapevolezza condivisa tra imprese, istituzioni e grandi player industriali: l’export italiano è entrato in una fase di rischio sistemico permanente.
L’instabilità nel Mar Rosso, aggravata dall’ingresso degli Houthi nel conflitto e dagli attacchi alle navi commerciali, sta compromettendo la sicurezza del Canale di Suez, mentre le tensioni sullo Stretto di Hormuz mettono sotto pressione uno dei principali snodi energetici e commerciali mondiali. Per la prima volta, due choke point strategici del commercio globale risultano simultaneamente vulnerabili, generando un effetto domino su rotte, costi e tempi di consegna.
Le conseguenze sono già evidenti: incremento significativo dei noli, aumento dei costi energetici, allungamento delle rotte e crescente instabilità nelle connessioni internazionali. Una dinamica che coinvolge non solo il trasporto marittimo, ma anche quello aereo. Come evidenziato dal Presidente di ITA Airways, Sandro Pappalardo, le attuali scorte di carburante consentono ancora di contenere l’impatto sui prezzi dei biglietti, ma il protrarsi della crisi potrebbe incidere inevitabilmente su costi e operatività, anche a causa della chiusura di importanti hub internazionali come Dubai, Tel Aviv e Riad, con effetti a catena sull’intero sistema dei collegamenti globali.
A questa pressione esterna si somma una fragilità strutturale interna. L’Amministratore Delegato di ANAS, Claudio Andrea Gemme, ha sottolineato come il tema centrale sia quello della capacità di investimento e della gestione efficace delle infrastrutture, in un contesto caratterizzato da una rete estesa e da un progressivo invecchiamento delle opere. Un sistema che richiede risorse continue per sostenere un contesto globale sempre più complesso.
Il quadro geopolitico impone una riflessione più ampia. Il Presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, ha evidenziato come non ci si trovi di fronte a una crisi episodica, ma a un vero cambio di paradigma, in cui l’Europa è chiamata a compiere scelte strategiche decisive. L’economia globale si sta trasformando in una economia di tensione, in cui sicurezza, logistica e capacità produttiva diventano elementi inscindibili.
In questo scenario, il rischio per l’Italia è concreto: tra i 18 e i 20 miliardi di euro di Made in Italy transitano ogni anno nell’area del Golfo, con oltre 500 aziende direttamente coinvolte. La compromissione delle rotte avrebbe un impatto diretto su intere filiere produttive e sulla competitività del sistema Paese.
Dal World Shift emerge una piattaforma operativa chiara, che sarà portata all’attenzione del Governo. In primo luogo, l’introduzione di un credito d’imposta straordinario per l’export, finalizzato a compensare l’aumento dei costi logistici e preservare la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali. In secondo luogo, la creazione di un fast corridor a Jeddah, con procedure doganali semplificate, per trasformare il Golfo in un hub strategico di redistribuzione verso l’intera area GCC. Infine, lo sviluppo di un corridoio terrestre via Turchia, attraverso il rafforzamento del trasporto su gomma e il coordinamento politico e doganale, per garantire continuità operativa alle esportazioni.
“Oggi non siamo davanti a una crisi logistica, ma a una crisi di sistema. Se si interrompono le rotte, si interrompe il valore. E se si interrompe il valore, si ferma l’Italia. Non basta più accompagnare l’export: oggi dobbiamo difenderlo, ridisegnando le rotte, sostenendo le imprese e assumendo una visione strategica che metta al centro chi ogni giorno riempie quelle navi di lavoro, qualità e identità italiana” ha detto Lorenzo Zurino, Presidente del Forum Italiano dell’Export
Dal Forum emerge una linea politica chiara: serve un corridoio commerciale, non una missione militare. La priorità è garantire la continuità economica delle imprese e la tenuta del sistema produttivo nazionale.
“Il Forum Italiano dell’Export si conferma così - si legge in una nota - come piattaforma strategica di raccordo tra imprese e istituzioni, capace di anticipare le criticità e contribuire alla definizione di soluzioni concrete. Un ruolo già riconosciuto dalla recente convocazione del tavolo presso il Ministero degli Affari Esteri, avviato su impulso dello stesso Forum nelle prime fasi della crisi. In un mondo in cui le rotte commerciali diventano linee di frattura geopolitica, l’Italia non può permettersi di restare esposta. Se si fermano le merci, si ferma il Paese”.
Al forum «World Shift», moderato dal direttore della Gazzetta Mimmo Mazza, il rischio sistemico per il Made in Italy tra crisi di Suez e Hormuz. Proposte: credito d’imposta, nuovi corridoi logistici e strategie per difendere la competitività delle imprese
Sabato 28 Marzo 2026, 18:23















