Il pg di cassazione Luigi Ciampoli ha concluso la requisitoria invitando il tribunale dei giudici ad applicare la censura nei confronti dei due «incolpati» rei, a suo dire, di aver opposto il rifiuto agli ispettori del dicastero della giustizia «in mancanza di presupposti di fatto e di diritto».
Per il difensore dei due pm, Edmondo Bruti Liberati, Boccassini e Colombo devono essere assolti perchè a loro carico non sono stati individuati elementi di dolo, di negligenza, di errore o colpa grave.
Per il rappresentante della pubblica accusa non è possibile che il contenuto del fascicolo 9520 continui a rimanere un oggetto misterioso. E poco importa se diverse autorità giudiziarie (da Milano a Brescia) si siano pronunciate a vario titolo confermando il buon operato di Boccassini e Colombo (quest'ultimo da poco in Cassazione).
«Il processo non può essere un atto di fede - ha spiegato il pg Ciampoli - ma si basa su prove e riscontri che, come magistrato, ho il dovere di pretendere. Per me sarebbe difficile condividere la decisione del giudice di Brescia che ha basato le sue affermazioni a fondamento del proscioglimento di Boccassini e Colombo dall'accusa di abuso d'ufficio, senza aver mai visto il contenuto del fascicolo».
L'alto magistrato, convinto che i due 'incolpatì non abbiano motivato il rifiuto a esibire il fascicolo richiesto dagli ispettori di Via Arenula ha così sollecitato la commissione disciplinare di palazzo dei Marescialli ad acquisire l'intero incartamento: «Questi atti possono finalmente fornire quell'oggettivo riscontro di elementi che, in caso di loro assenza, rende illecito il comportamento dei pm». Di diverso parere, Edmondo Bruti Liberati. Per l'ex presidente dell'Anm le scelte processuali adottate da Boccassini e Colombo in relazione al fascicolo 9520 hanno avuto riscontro in tutte le sedi giudiziarie in cui sono state esaminate (tribunale Milano, Cassazione, gip di Brescia e gip del capoluogo lombardo).
«Non solo è escluso - ha detto Bruti Liberati - che Boccassini e Colombo abbiano compromesso il prestigio e la crediblità dell'ordine giudiziario, ma risulta al contrario che i due colleghi hanno contribuito a tenere alto il prestigio e la credibiiltà di tale ordine. Essi hanno adempiuto con impegno, dedizione e professionalità al precetto dell'obbligatorio esercizio dell'azione penale nel rispetto del principio secondo il quale la legge è uguale per tutti».
Per Bruti Liberati non può non tenersi conto che Boccassini e Colombo hanno indagato con «il massimo impegno sull'ipotesi devastante che dei giudici possano essere stati corrotti, quali che possono essere stati i corruttori e i loro complici. Difettano tutti i presupposti di un illecito penale: essendo stata adeguatamente motivata la opposizione del segreto investigativo, il dovere di leale collaborazione risulta pienamente adempiuto. Gli incolpati - ha ribadito il loro difensore - debbono essere assolti perchè risultano esclusi gli addebiti».
Concludendo la sua arringa, Bruti Liberati ha spiegato che non ci sarà mai «riparazione di fronte alla situazione di eccezionale tensione in cui, anche per la campagna martellante condotta sulla stampa e sulle televisioni, Boccassini e Colombo si sono trovati tra l'aprile e il luglio 2003 mentre erano impegnati a sostenere l'accusa nel procedimento pendente dinanzi al tribunale di Milano: oggetto di una prima indagine ispettiva preliminare, di una seconda ispezione ministeriale, di un procedimento di avocazione e indagati presso la procura di Brescia».
















