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Via alla vendemmia in Puglia tra caldo e siccità

vendemmia primitivo

Produzione in calo del 15% ma la qualità resta alta. I vigneti quest’anno sono stati messi a dura prova da nottate con afa e temperature minime sempre molto alte. Aumentano le opportunità di lavoro per 60mila persone direttamente e nell’indotto

09 Agosto 2022

Mimmo Mazza

Caldo e siccità fanno giocare d’anticipo la vendemmia in Puglia, al via ieri con almeno sette giorni di anticipo rispetto allo scorso anno. Gli esperti prevedono una produzione in calo almeno del 15% a livello regionale con i vigneti messi a dura prova anche da nottate con afa e temperature minime sempre molto alte che non hanno permesso ai grappoli di prendere un po’ di “respiro” climatico con il tradizionale sbalzo termico.
Ieri Coldiretti Puglia ha diffuso un report in occasione dell’avvio della vendemmia in Puglia di ottima qualità con il distacco del primo grappolo nell’azienda vitivinicola Cantine Due Palme a Cellino San Marco, sotto gli occhi attenti della presidente Melissa Maci.

La produzione regionale, tolto il previsto calo del 15%, dovrebbe attestarsi intorno agli 8,5 milioni di ettolitri, ma molto dipenderà sia dall’evoluzione delle temperature che influiscono sulla maturazione che dalla clemenza del clima che inciderà sui vigneti e sulle quantità prodotte. In Puglia si attende comunque una annata di ottima qualità anche se l’andamento della raccolta sarà influenzato molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo.

In Salento lo stress dovuto ai picchi prolungati di alte temperature stanno portando a scompensi nella maturazione delle uve con un anticipo dell’epoca vendemmiale. I vigneti in terreni forti e con un carico di uva non eccessivo sono al limite dello stress idrico, cosa ormai ben manifestata invece in terreni marginali o sciolti condotti in asciutto, con le quantità che risultano essere nella media anche se la crisi idrica porterà sicuramente ad una riduzione del peso medio dei grappoli e di conseguenza un leggero della produzioni totale. In provincia di Bari e Foggia, invece, le grandinate a macchia di leopardo hanno arrecato danno ad alcuni vigneti, dove al contempo si riscontrano gli effetti di forti stress idrici e un’anticipazione della raccolta.

Nonostante il calo produttivo stimato, la Puglia - si legge nel report - è il secondo produttore di vino a livello nazionale e con un totale di 38 vini DOP e IGP si posiziona al quinto posto della classifica nazionale dei prodotti certificati con il settore vitivinicolo che vale 407 milioni di euro, con il comparto dei prodotti agroalimentari che pesa per il 7,3% e quello vitivinicolo per il 92,7%. I vini rosati rappresentano il 40% della produzione nazionale totale dei rosati con oltre 1 milione di bottiglie l’anno. La Puglia si sta imponendo anche con gli spumanti, settore nel quale grande è la capacità di innovazione dei produttori pugliesi che hanno puntato, soprattutto, sulla distintività e sul legame con il territorio e la cultura locale per vincere la competizione sul mercato globale, facendo concorrenza a territori storicamente imbattibili. La popolarità a internazionale di eccellenze varietali uniche, con il successo di vini DOP quali il Primitivo di Manduria, il Salice Salentino e il Castel del Monte, per citarne solo alcuni, hanno fatto del settore vitivinicolo pugliese il riferimento per vocazione, capacità di raccontare e promuovere al meglio il territorio, innovazione e grande propensione all’internazionalizzazione.

Con la vendemmia in Puglia si attiva anche un sistema che offre opportunità di lavoro a 60mila persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio dove per tutelare l’enorme patrimonio enogastronomico regionale occorre però superare al più presto i vincoli burocratici che rallentano l’assunzione dei lavoratori stagionali. Ad oggi in agricoltura appena 10mila stagionali sui 42mila previsti dal decreto flussi 2021 hanno iniziato a lavorare nelle campagne.

Nei primi tre mesi del 2022 è cresciuto del 24% l’export del vino pugliese nonostante a causa dei rincari energetici e della guerra in Ucraina siano aumentati del 35% i costi per la produzione ed il trasporto del vino con un impatto pesante sulle aziende vitivinicole. In 5 anni dal 2016 al 2021 l’export dei vini pugliesi è aumentato del 46%, il doppio che in Italia raggiungendo il valore di 179 milioni di euro, con un aumento del peso dell’Asia, che resta comunque ancora ridotto, con +526% di export in Corea del Sud, mentre sono cresciute le vendite del 75% negli Stati Uniti, del 70% in Germania, del 69% in Cina, del 39% in Svizzera e del 33% in Giappone.

«Si tratta pur sempre di un momento benedetto nel quale sono racchiusi tutti i sogni e le attese»
Il manager Mauro Di Maggio: «Ci sono le condizioni per fare del 2022 una delle annate migliori»

Giorni cruciali per il settore vitivinicolo. Se in alcune zone d’Italia la vendemmia è già in corso, eventuali piogge entro Ferragosto potrebbero essere decisive per definire l’annata 2022: siamo nel momento dell’ultima maturazione delle uve, che hanno sofferto l’estrema siccità della stagione. Dal 2003, l’annata che ha segnato la svolta climatica con conseguenze evidenti sulle produzioni, l'intero settore e il suo indotto investono affinché il comparto vitivinicolo possa affrontare senza gravi conseguenze gli effetti del cambiamento climatico. Quindi, anche di fronte a stagioni difficili come quella in corso, la qualità non sarebbe in discussione.
E in Puglia com’è la situazione? Lo abbiamo chiesto a Mauro Di Maggio, ex presidente del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria e manager tra i più affermati e competenti del settore.
«La vendemmia, come ce la portiamo nel cuore per chi ha la fortuna di venire da schiatta villana, e come ce la figuriamo per suggestione di certe veline aziendali, è un momento benedetto, il precipitato lirico di un’annata di attese e sogni, di cui riempiamo il contenitore magico del vino, è il primo gesto della liturgia. In realtà la vendemmia è un insieme di condizioni, umane e naturali, di tecnica, mercato e microclima, che la rendono irripetibile, e difficilmente programmabile e gestibile. In via generale, per la vendemmia 2022 di questo Salento così vocato alla produzione di frutta buona, e uva in particolar modo, si può dire che le condizioni fitosanitarie sono eccellenti: i vigneti non hanno patito patologie di sorta. E questo è bene».
Ma quanto il clima di quello che è stato definito l’anno più caldo di sempre ha influito sulla maturazione delle uve?
«Vero è che il caldo eccessivo e la scarsità di ristoro idrico hanno determinato condizioni di sofferenza per la flora, e ciò si rileva anche in uno scarso carico di uva. Svariati qualificati operatori sono concordi nel rilevare una quantità inferiore all’anno passato, nell’ordine del 20% circa. Ma anche questo è bene. Le condizioni sopradescritte, soprattutto le alte temperature, hanno sicuramente inciso in maniera significativa nell’anticipo del periodo vendemmiale. Da qualche annata non si iniziava così presto, praticamente nella prima settimana di agosto. Alcune notti fresche dell’ultima settimana hanno fortunatamente riportato il sorriso a più di un contadino, consentendo alle singole viti di riprendere il proprio normale ciclo vegetativo, quasi sospeso a causa della scarsissima piovosità e della soverchia calura. E anche questo è bene, per la qualità delle uve».
Perché?
«È importante pensare che le singole uve hanno un periodo di maturazione differente (ecco perché da noi la vendemmia dura circa due mesi) e dunque per ciascuna di esse il momento ideale di raccolta è un’apparizione scomparente, un equilibrio fuggevole. Di conseguenza, ogni uva, ogni campo è una storia a sé. A noi amanti del Primitivo, suoi interpreti vecchi e nuovi, piace pensare che quest’anno le condizioni succitate potrebbero regalarci dei grappoli ricchi in acini passoli, che sono uno dei segni più dolci delle annate migliori».

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