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I saggi di Montesano per riscoprire Isabella

Libri

A chiusura di tante indagini nasce oggi un libro avvincente, un riassunto narrato come un romanzo breve ma aderente ai fatti realmente accaduti e a costruirlo è Pasquale Montesano, giornalista della Gazzetta oggi in pensione

03 Agosto 2022

Raffaele Nigro

Da almeno trent’anni Pasquale Montesano si occupa di Isabella Morra, producendo volumi, saggi e articoli che hanno gettato nuova luce sulla vita della poetessa di Valsinni, ridotta alle poche notizie relative al suo tragico destino di solitudine e di morte e a ciò che offrivano i suoi versi.

Isabella non cantò generiche emozioni, com’era uso nel Cinquecento, scrisse di sé e della propria Fortuna, lasciandoci una biografia in versi che va letta con riferimento al contesto, agli eventi e agli odi da cui era afflitto il suo tempo.

A chiusura di tante indagini nasce oggi un libro avvincente, un riassunto narrato come un romanzo breve ma aderente ai fatti realmente accaduti e a costruirlo è Pasquale Montesano, giornalista della Gazzetta oggi in pensione, ma storico di grande qualità e topo di archivi e di biblioteche, in un volume il cui titolo rinvia alla letteratura popolare del Sette-Ottocento, «La vera storia di Isabella Morra. Vita e morte di una poetessa», edito da Altri Media di Matera e con prefazione di Michele Mirabella.

La possibilità di ampliamento dei dati biografici è nata dopo gli scavi effettuati negli Archivi della Biblioteca di Parigi e grazie all’amicizia scoppiata tra Montesano e uno storico patrio calabrese, Antonello Savaglio. Il quale ha avuto modo di acquistare sul mercato di Roma un malloppo di documenti relativi alla vita e ai beni della famiglia Sanseverino di Cassano e degli Orsini di Gravina. La novità sta dunque in questo, nel fatto che tra Isabella e alcuni membri della famiglia Sanserverino si è scoperto un rapporto vissuto presso il castello di Cassano Ionio, dove la poetessa ricopriva il ruolo di educatrice delle giovani figlie di Giulia Orsini e di Pietro Antonio Sanseverino, Eleonora e Felicia. Quando Felicia andò sposa ad Antonio Orsini, signore di Gravina e Matera, Isabella seguì la giovane principessa. Che restò terribilmente segnata dall’assassinio della sua fida istitutrice.

Sul libro di casa Sanseverino, dove sono segnate le entrate e le uscite della famiglia, Isabella compare parecchie volte, come percettrice della cosiddetta terza, ovvero uno stipendio annuo diviso in tre tranche, versate ad Aprile, a Ferragosto e a Natale. Queste somme Isabella le versava probabilmente a sua volta alla madre, contribuendo al sostentamento di una famiglia caduta in bassa fortuna dopo la fuga del padre Giovan Michele Morra in Francia. In un tempo in cui Francesco I per la Francia e Carlo V per la Spagna se le davano di santa ragione.

I Sanseverino militavano nell’esercito spagnolo, tant’è che Carlo V aveva insignito il Principe dell’onorificenza di cavaliere del Toson d’Oro e di Grande di Spagna e non si coglie la ragione per cui ospitassero la giovane Morra e suo fratello Cesare che pure provenivano da una famiglia filofrancese.

Montesano riporta i passi in cui il libro di casa cita Isabella, fino all’ultimo pagamento, avvenuto il 30 novembre del 1545: «Ad madama Isabella Morra, dama di compagnia di la Illustrissima Signora Donna Felicia docati correnti quaranta sei tari tre et grana doi et meczo per tanti li competono ad complimento di sua provisione de la terza de augusto proximo passato et per tutta la terza di natale proxima futura 1545 come appare per un mandato dell’ Ill.ma Sig.ra Principessa». Forse fu anticipata la terza di Natale per consentire a Isabella di tornare a Favale a trascorrere il Capodanno con i suoi. Isabella viveva a quel tempo a Matera, stando a un mandato di pagamento di 5 carlini che il 6 giugno 1546 il principe Pietro Antonio firma a favore di «Cataldo Blosi mandato da Cassano a trovar lo magnifico Bisanci contestabile a Miglionico per recuperare la mula condusse Isabella Morra a Matera».

La corte dei Sanseverino era frequentata a quei tempi da intellettuali di vaglia, il Carmignano, il Tansillo e Laura Terracina e ancora Niccolò Franco, Giovan Battista di Pino, Mario Leo e Galeazzo degli Angeli. Dal 1543 appare a corte Isabella Morra, allora giovane di circa 23 anni. Supponiamo che i Morra avessero frequentato i Sanseverino, presso il castello di Senise, dove la ricca famiglia dei signori di Bisignano andava a trascorrere parte dell’anno. Isabella deve aver fatto presa sulle donne Orsini – Sanseverino se fu chiamata a lavorare presso la corte di Cassano.

Lo scartafaccio Savaglio non cita mai Diego Sandoval de Castro, nobile di Bollita, armigero, guascone e poeta che aveva sposato Antonia Caracciolo imparentata con la famiglia reale di Spagna e presente nel 1541 con Carlo V alla sfortunata spedizione di Algeri. Ma sta di fatto che Diego, uomo sicuramente fascinoso, deve aver incontrato proprio lì Isabella e deve averla in qualche modo colpita. Qui si apre il capitolo sull’assassinio di Isabella, del suo maestro e di Diego Sandoval da parte dei fratelli della poetessa. Poche le novità rispetto a ciò che conoscevamo. Tutte supposizioni ricavate dalle rime del Sandoval e dalle lettere di don Pietro di Toledo a Carlo V che Nino Cortese inviò dall’Archivio di Simancas a Benedetto Croce nel 1928 e relative alla morte del nobile spagnolo. Non si trattava proprio di uno stinco di santo, tanto che si era rifugiato a Benevento, dove accorrevano molti facinorosi. E tornava da Benevento con i suoi soldati quando fu aggredito dall’alto di un montarozzo dai fratelli Morra e dai loro scherani e venne ucciso: «Consta que le sucedio la muerte por ciertas liviandades en que anduvo con una hermana de un baron». Le leggerezze di don Diego con la figlia di un barone gli avevano causato la morte. I due fratelli assassini intanto era fuggiti in Francia ed erano rimasti impuniti. Mentre si scatenava in Basilicata la repressione spagnola e il primogenito Morra pagava per tutti, perché venne incarcerato a Taranto per molti anni.

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