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Puglia, l’onda di Luigi Di Maio segna «forza otto»

Puglia, l’onda di Luigi Di Maio segna «forza otto»

Tra i fuoriusciti il sottosegretario alla Giustizia Macina, cinque deputati, una senatrice e l'eurodeputato Gemma

23 Giugno 2022

Michele De Feudis

L’onda di Luigi Di Maio? In Puglia fa segnare forza otto. Il ministro degli Esteri, dopo la scissione dal M5S, riparte nella regione con ben otto (finora) adesioni di peso a «Insieme per il futuro». Sono quelle del sottosegretario alla Giustizia Anna Macina, dei deputati Gianpaolo Cassese, Giuseppe L’Abbate, Emanuele Scagliusi, Giovanni Aresta, Marialuisa Faro, poi c’è la senatrice Daniela Donno (contiana di ferro, solo qualche mese fa, ai tempi delle comunali di Nardò) e l’eurodeputato Chiara Gemma. Alla Regione restano tutti con i 5S, anche la dissidente Antonella Laricchia.

Il clima generale interno ai cinquestelle pugliesi è di sbigottimento. Spiega Gian Mauro Dell’Olio, senatore barese del Movimento: «Non sono né contiano, né dimaiano, ma un pentastellato doc. La scissione è una sconfitta per tutti. Cosa succede adesso? Ci sono due nuovi gruppi. Ci vedremo in serata (dopo le 21 di ieri, ndr) con Giuseppe Conte per definire le nostre strategie». «A caldo - prosegue il parlamentare - registriamo l’uscita, ma non comprendiamo la necessità di rompere tra due votazioni sull’Ucraina, né la modalità senza una discussione interna approfondita. Giuseppe e Luigi non andavano d’accordo, è notorio, ma una rottura senza nemmeno un dibattito, lascia sbigottiti. Nei territori? Bella domanda. Non so se faranno anche scouting sui territori».

Le ragioni dei fuoriusciti emergono nitide nel commento di Anna Macina, sottosegretario alla Giustizia (deputato di Erchie): «È stato un passaggio dolorosissimo. Ma il M5s che conoscevo non esiste più, purtroppo. Sarebbe stato molto più comodo per me restare dov’ero visto che sono al primo mandato. Non me ne sono andata in un altro partito, sono rimasta con le stesse persone – tutte - con cui ho condiviso anni di battaglie. È il Movimento che ha deciso di tornare indietro». Le prossime sfide? «Il nuovo corso che era stato promesso non si è mai realizzato: se vuoi cambiare le cose devi governare, e se governi non puoi prendere in giro le persone. Preferisco lavorare per operare scelte che non portano consenso facile o like ma fare gli interessi delle persone e usare parole di verità», conclude la Macina.

Il salentino Giovanni Aresta, dopo lo strappo, argomenta così le sue ragioni: «Si è trattato di una scelta meditata anche se molto dolorosa, ma in questo M5S faticavo ogni giorno a riconoscermi». La bussola è quella del ministro degli Esteri: «Di Maio ha indicato le linee guida con cui ci apprestiamo ad affrontare questa nuova avventura politica: per una Italia fortemente ancorata alla sua appartenenza atlantista ed europeista, fedele ai valori della costituzione e con la necessità di anteporre il bene del Paese a quello di partito». Il messaggio agli ex compagni grillini: «Non è una scelta che faccio contro il M5S ma a favore del Paese e per garantire quella stabilità di governo che è necessaria per iniziare a rispondere alla richiesta di aiuto di chi sta in basso nella scala sociale».

Intanto la barese Francese Galizia, tesoriere del M5S alla Camera, non esclude tagli a stretto giro nei conti e nelle consulenze (con la scissione si perdono 2 milioni di euro dai bilanci di Montecitorio): «Faremo delle valutazioni sulle consulenze esterne, dobbiamo rivederle e rivalutarle anche per un efficientamento».

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