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Sale l’inflazione, in Puglia il commercio è in frenata

Sale l’inflazione, in Puglia il commercio è in frenata

Le associazioni: «Il reddito medio al Sud è inferiore del 55% rispetto al Nord»

15 Giugno 2022

Antonella Fanizzi

BARI - Freno a mano sul commercio in Puglia, e in tutto il Mezzogiorno, più che altrove. «Il reddito medio al Sud è inferiore del 55% rispetto al Nord, ma a parità di tassazione. Vuol dire che le famiglie, prima di varcare la soglia dei negozi, fanno i conti della serva e centellinano persino i centesimi», commenta Carlo Saponaro, decano del commercio barese e componente del Consiglio nazionale di Federmoda-Confcommercio.
L’impennata dei prezzi energetici sta rivelando i primi effetti, con l’inflazione che erode una buona parte della spesa dei nuclei familiari: se si considera l’incremento in valore delle vendite rispetto allo scorso anno, per circa la metà - 4 punti percentuali - è dovuto proprio all’aumento dei prezzi. E anche i negozi tornano a soffrire: nonostante una crescita sull’anno del +10,1% in valore (pari a circa il +6% in volume), ad aprile le piccole superfici vedono diminuire del 3% le vendite sul mese precedente.
«Sta accadendo quello che mai avremmo voluto - spiega Benny Campobasso, presidente regionale di Confesercenti Puglia - perché i timidi segnali di ripresa vengono mortificati dall’impennata dei costi dell’energia e dall’inflazione. Non soltanto per i singoli cittadini, ma anche per chi fa impresa la stangata sulle bollette è il colpo definitivo per un settore fortemente penalizzato dalla pandemia. Per fortuna la Puglia ha il turismo che si conferma una risorsa e il nuovo volano dell’economia. Nella nostra regione si continua a scommettere sull’accoglienza e sulla ricettività. Per questo come associazione abbiamo avviato una collaborazione con le università: stiamo perfezionando un progetto sulla direzione d’impresa. Gli operatori e i dipendenti hanno bisogno di essere formati, soprattutto per recuperare le difficoltà legate alle lingue straniere. Il commercio, al contrario, è stagnate».

I numeri svelano uno scenario economico in rallentamento. «Per questo occorre mettere in campo, rapidamente, tutti i sostegni annunciati per le famiglie e per le imprese - chiosa Campobasso - con l’obiettivo di contrastare il caro-energia e sostenere la tenuta della domanda interna, sempre più schiacciata dall’inflazione. Ma è necessario ragionare anche sui sostegni necessari alla ripresa del commercio di prossimità: il 2022 doveva essere l’anno della svolta dopo il Covid ma, dopo l’entusiasmo iniziale, il comparto si trova, ancora una volta, ad affrontare una nuova fase di difficoltà».
Saponaro riavvolge i nastri della memoria: «La pandemia ha azzerato ogni forma di socialità. Ora la guerra in Ucraina ha esaltato la precarietà dell’esistenza. Se a settembre del 2021 ci avessero annunciato il balzo delle bollette, forse gli utenti avrebbero fatto acquisti più oculati. I rincari di luce e gas, disumani, hanno travolto i bilanci familiari. Siamo alla fase della rivisitazione dei bisogni: la precedenza va data agli impegni già presi (fra cui le rate del mutuo con i tassi che galoppano) e quindi il resto, etichettato sempre più di frequente come superfluo, viene cancellato. Ci hanno fatto salire sul pullman del Pnrr dicendoci di pedalare. Ma il commercio al dettaglio non ha mai smesso di pedalare. La strada però si è fatta ripida».
Saponaro se la prende con la politica a tutti i livelli: «Non c’è quella programmazione in grado di restituire serenità agli imprenditori e ai consumatori, soltanto annunci spot. Il Pil è destinato a calare dal 3,8% preventivato al 2,2%. Il potere d’acquisto sarà ancora più affievolito. Se questo è lo scenario, come potrebbero aumentare i consumi? Eppure la politica non si può dissociare dall’economia».

La primavera diventa il nuovo termine di paragone. «A marzo abbiamo registrato un buon inizio di stagione - conferma il rappresentante di categoria - ma sin da aprile è tornato il clima di austerità. I bonus alle aziende non servono. Occorre piuttosto trovare il modo di far crescere il valore degli stipendi, abbassando le contribuzioni: quei soldi finirebbero nelle tasche dei consumatori a beneficio della propensione agli acquisti. In Puglia sono numerose le famiglie monoreddito piegate dalle tasse».

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