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La Puglia a caccia del gas

La Puglia a caccia del gas

La Regione e l’opportunità di ospitare una nave off shore

13 Giugno 2022

Michele De Feudis

Saranno l’Emilia Romagna e la Toscana ad ospitare i due nuovi rigassificatori offshore voluti dal Governo per ridurre la dipendenza dal gas russo. L’altro giorno, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha firmato i Dpcm di nomina del presidente Stefano Bonaccini e del presidente Eugenio Giani quali commissari straordinari per i nuovi impianti. «Le opere saranno finalizzate all’incremento della capacità di stoccaggio e rigassificazione nazionale mediante unità galleggianti e saranno collegate alle reti di trasporto esistenti a livello regionale», ha spiegato Palazzo Chigi. I provvedimenti annunciati come d’abitudine non sono stati contestualmente pubblicati, ma i Dpcm sono coerenti con l’orientamento che, senza alcuna discussione pubblica o almeno parlamentare, il Governo da tempo sembra aver preso in merito alla collocazione dei rigassificatori chiamati ad alleggerire la dipendenza italiana dall’import di gas russo: da subito fra i porti in lizza, infatti, ci sono stati Ravenna e Piombino, anche se su quest’ultima destinazione le polemiche non erano mancate, a partire dagli enti locali che avevano stigmatizzato lo scarso coinvolgimento da parte dell’esecutivo.

La prima unità destinata all’obiettivo è stata acquistata poche settimane fa da Snam, ancora da capire se sarà posizionata in Toscana o in Romagna.

Nelle scorse settimane, la Puglia era sembrata della partita ma alla fine il Governo ha deciso diversamente. Ad aprile, ad un evento a Bari promosso da Sky, il governatore Michele Emiliano aveva aperto sia all’eolico off shore («Ci stiamo preparando. È un sacrificio per il paesaggio che la Puglia affronterà») che all’arrivo di rigassificatori («il problema non è farlo, ma dove lo fai»). E in quella stessa sede il ministro Cingolani dopo aver annunciato che la prima nuova nave per rigassificare sarebbe stata operativa già nel 2023, aveva chiarito i termini della questione: «Si compra o si affitta la nave per 400-500 milioni, dà cinque miliardi di metri cubi l'anno e sappiamo che quando la transizione sarà andata avanti, la nave la mandi via». E lo stesso ministro aveva evidenziato come i porti candidati a ospitare il progetto potevano essere Brindisi e Taranto.

La querelle, però, ha preso un’altra rotta. Da qui le proteste. «Per i rigassificatori offshore sono stati scelti per ora Ravenna e Piombino, con i presidenti delle due regioni Bonaccini e Giani commissari. E noi? Noi abbiamo perso un’altra occasione per ignavia e senza nemmeno combattere. E tutto questo per l’indisponibilità ad assumere una decisione ambientalista, purtroppo assecondando opinioni no-a-tutto inquinanti e insalubri» dice il presidente della commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati (Pd). «Era questa - aggiunge - la prima occasione a disposizione per reclamare impianti produttivi con garanzia di sicurezza ambientale, anche per compensarci dei decenni passati ad accettare impianti altamente nocivi. Invece, niente. Un punto di vista politico in linea con la filosofia della decrescita si aggira come uno spettro per la nostra regione e la maggior parte dei politici si rivelano disimpegnati pure nel porre almeno una prima domanda elementare e contro-intuitiva a chi ostacola la prosperità, la sicurezza ambientale e la pace: ma i presidenti Bonaccini e Giani, i sindaci di Ravenna e Piombino, sono così tanto matti da reclamare per i loro territori gli impianti energetici accordati con la transizione ambientale?».

Attualmente l’Italia ha tre impianti funzionanti: l’Adriatic Lng al largo del delta del Po (Rovigo), a Panigaglia in provincia di La Spezia e al largo di Livorno. Si tratta di strutture che consentono di ritrasformare il gas portato allo stato liquido a quello gassoso per il consumo finale. Negli ultimi mesi la crisi con Mosca e la conseguente necessità di aprire alle forniture di Gnl – gas naturale liquido – per eliminare la dipendenza dalla Russia hanno reso necessaria la costruzione di nuovi impianti per lo stoccaggio e la distribuzione. I maggiori esportatori via mare saranno gli Stati Uniti e il Qatar.

Ma come funziona la rigassificazione? Il Gnl – Gas Naturale Liquefatto – è un gas composto principalmente da metano, l’idrocarburo più semplice e abbondante in natura, composto da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno. Dopo l’estrazione e l’eliminazione delle impurità viene raffreddato fino a -162°C. A questa temperatura si trasforma in liquido, riducendo di 600 volte il proprio volume. Allo stato liquido può essere facilmente stoccato in serbatoi, immesso nelle navi metaniere e trasportato per lunghe distanze fino ai mercati di consumo finale, dove viene rigassificato e distribuito.

Nell’era della diversificazione delle fonti energetiche, la Puglia deve provare a non perdere nessun treno, come dimostrato dall’arrivo del gasdotto Tap: dall’eolico alla rigassificazione e alle nuove rotte dei Kwatt solari in arrivo all’Africa - come spiegato dal ministro Giancarlo Giorgetti alla «Gazzetta» - il Tacco d’Italia deve rivendicare una centralità nella cruciale partita dell’energia.

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