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L’allarme di Draghi: «Le mani della mafia lasciano il Sud e crescono al Nord»

Mario Draghi

La controffensiva: «Dobbiamo difendere i fondi del Pnrr, La mafia s’insinua nelle imprese del Nord»

26 Maggio 2022

Redazione primo piano

MILANO - La mafia è cambiata rispetto a trent’anni fa ma non per questo è meno pericolosa, anzi. Oggi dalle mafie «bisogna proteggere i fondi del Pnrr». A lanciare l’allarme è il presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha voluto essere presente a Milano a un convegno organizzato per i trent’anni della Direzione investigativa antimafia, parlando davanti a Maria Falcone, sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci che della Dia è stato uno degli ideatori. Un piano di ripresa che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiama «Cantiere Italia» invitando tutti a «una prova di maturità e coesione» per realizzarlo.

Sono lontani gli anni in cui c’era chi negava l’esistenza della criminalità organizzata e delle infiltrazioni al Nord. Ora «le mafie si insinuano nei consigli d’amministrazione, nelle aziende che conducono traffici illeciti, al Nord e nel Mezzogiorno», le cosche «si sono diffuse nel Nord Italia: in Lombardia, in Piemonte, in Liguria, in Veneto, in Valle d’Aosta, in Trentino Aldo Adige» scandisce Draghi, con a fianco il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della polizia Lamberto Giannini che raccontano di una criminalità non solo organizzata ma globalizzata, ormai multinazionale ed essenzialmente «finanziaria». Per questo, dicono, servono regole e strategia condivise a livello internazionale. D’altronde le norme antimafia italiane, osserva Draghi, possono essere «un punto di riferimento» in Europa per il sequestro e la confisca dei beni agli oligarchi russi».

Nella lotta alla mafia Falcone diceva che si devono seguire i soldi e «dobbiamo continuare a farlo per proteggere l’economia italiana, i cittadini, le imprese» prosegue il premier perché la mafia «si impossessa di aziende in difficoltà, si espande in nuovi settori, ricicla denaro sporco, rende inefficaci i servizi, danneggia l’ambiente. Per questo, il contrasto alla criminalità organizzata non è solo necessario per la nostra sicurezza. È fondamentale per costruire una società più giusta».

Bisogna dimostrare che lo Stato c’è offrendo «servizi migliori», favorendo «l’occupazione» soprattutto dei ragazzi e con una «miglior tutela della spesa pubblica». Detto in altre parole: «Dobbiamo fermare e punire chi cerca di drenare fondi pubblici a vantaggio di società mafiose». «Per proteggere i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, semplifichiamo le procedure - continua - miglioriamo il sistema di contrasto alle infiltrazioni, rafforziamo i controlli. Ampliamo gli strumenti a disposizione dei prefetti, come la prevenzione collaborativa, senza creare nuovi ostacoli per le imprese». E questo «lo facciamo per difendere la straordinaria opportunità che il Pnrr ci offre, la nostra credibilità verso i cittadini e i partner europei».

Opportunità che anche Mattarella invita a cogliere. Per realizzare il Pnrr serve «una prova di maturità e coesione che - avverte - non può essere elusa». Sono poche parole pesate quelle del Capo dello Stato nei giorni in cui continuano le polemiche sul dl concorrenza e i botta e risposta fra i partiti. Un invito all’unione e alla maturità per la realizzazione del piano che rivolge ai sindacati, nel messaggio che invia al Congresso della Cisl, ma in generale «a tutti, istituzioni, società civile, espressione del mondo dell’economia».

E a tutti si rivolge anche Draghi perché «la lotta alla mafia non si può reggere solo sul coraggio dei singoli» ma va condotta con la «cultura della legalità» con lo «sviluppo economico, con «la buona amministrazione e la determinazione a estirpare le connivenze che - conclude - ancora ci sono all’interno delle istituzioni».

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