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«La Francia con Macron è cambiata molto e in meglio. Le Pen? Seduce gli scontenti»

«La Francia con Macron  è cambiata molto e in meglio. Le Pen? Seduce gli scontenti»

Marina Valensise, scrittrice

La scrittrice Valensise: «Lo scontro è tra sovranisti e internazionalisti filo Ue»

13 Aprile 2022

Michele De Feudis

Marina Valensise, scrittrice (il suo ultimo romanzo è La temeraria edito da Marsilio), analista di politica internazionale e già direttrice dell'Istituto di cultura italiana a Parigi, la corsa per l'Eliseo potrebbe essere un déjà vu. Rispetto a cinque anni fa la società francese come è cambiata tra Bataclan, crisi economica e guerra?
«La società francese è molto cambiata. In meglio. Il terrorismo stato debellato, la crisi economica è rientrata perché la Francia è crescita del 7,5%, Macron ha fatto molti passi nella buona gestione, la guerra in Ucraina ha rivelato le sue ulteriori doti di mediatore internazionale».
Il leader de La République En Marche conta già sull'appoggio di socialisti, verdi e repubblicani e sulla ostilità di Melenchon per la rivale Le Pen. Ma i leader dei partiti tradizionali saranno in grado di trasferire automaticamente i propri consensi?
«Purtroppo i partiti tradizionali, socialisti e gollisti, hanno poco peso nelle presidenziali. Hanno molta forza localmente, ma per l’Eliseo hanno meno rilevanza perché vigono criteri diversi: non quello della territorialità, ma della rappresentatività del candidato. Tutto si gioca sulla trasversalità che ha avviato Macron nel 2017, superando il crinale destra-sinistra, in funzione di un orizzonte nuovo».
Macron sulla politica internazionale, dalla Nato alla guerra, cosa ha conservato del tradizionale autonomismo francese?
«È l’uomo che vuole puntare sulla difesa e sulla sicurezza europea e sulla riforma delle istituzioni Ue. Se per gollismo si intende l’Europa della nazioni, Macron non è gollista, ha esaltato l’interlocuzione privilegiata con Russia e Usa, muovendosi in un solco antico».
Resta trasversale come nel 2017?
«Si pone nella necessità di dover rassicurare gli elettori della destra liberale, ma contemporaneamente di dover calamitare il voto della sinistra radicale. La sua campagna vera è iniziata subito sul terreno di Pas-de-Calais, tra i più poveri di Francia per disoccupazione e deindustrializzazione. Lì è andata o fare pedagogia sociale, spiegando la sua riforma delle pensioni, viatico per tenere in piedi i conti pubblici senza gravare sulle nuove generazioni, replicando alla demagogia della Le Pen».
Come è cambiata l'immagine di Marine Le Pen in questi anni? La descrivono più moderata mentre il "Corsera" continua a parlare del suo fronte come "bestia sovranista".
«Ha fatto una cosmesi astuta, ha mutuato da Macron lo stile unanimistico e consensuale, si è fatta riprendere con i gattini, si è fatta intervistare mentre coltivava fiori perché aumentano la bellezza del mondo, ma oltre questo racconto empatico, diverso da quello ringhioso di cinque anni fa, mantiene un fondo di intransigenza molto forte. Ha in mente di riformare la costituzione della V Repubblica».
Cosa prevede la sua visione?
«Di mettere al centro della carta francese la priorità nazionale, ovvero il rinunciare allo ius soli, mettendo in discussione un principio fondamentale della tradizione giuridico politica.francese, che affonda nella dichiarazione del 1789, quella dei diritti dell’uomo».
La Le Pen ha vinto in due terzi dei comuni francesi, ma non nelle metropoli.
«Fa gioco sullo scontento popolare, e sulla frattura tra la Francia periferica e i grandi centri. Tutto con grande demagogia. Invoca il sovranismo ma sostiene che la prima telefonata che farà sarà a Giovanna d’Arco, eroina che difese il trono del re di Francia durante la guerra con gli inglesi. Ma dimentica come restituire i debiti contratti con banche russe e ungheresi. Ora si batte anche contro le sanzioni per la Russia. Questo sarà il tema delle prossime giornate: la sua posizione filorussa sarà sviscerata nel dibattito del 20 aprile con Macron. Se dovesse vincere lei, l’intera geopolitica europea potrebbe cambiare».
La leader della destra identitaria saprà sedurre i repubblicani?
«Non credo. Eric Ciotti voterà per la Le Pen, ma non il corpus del partito. L’esito però è imprevedibile. Saranno decisivi gli ultimi giorni».
Che ruolo ha svolto il mondo culturale conservatore o identitario nello spostare a destra l'immaginario francese?
«C’è un grande dibattito, perché la Francia è un paese libero, ma il sovranismo non cresce per Sottomissione».
Il ruolo di Mélenchon?
«Peccato sia un terzomondista. È antisistema sul piano sociale ma con lui il centro ragionevole prova a dialogare. E ha alzato un muro contro la le Pen».
Per concludere: se lo scontro Macron-Le Pen non è un confronto tra sinistra e destra, come lo definirebbe?
«È un confronto tra sovranisti che si fanno finanziare dalla Russia, e internazionalisti che vogliono una Europa forte e solidale come unico orizzonte possibile per le nostre democrazie».

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