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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Boccia (Pd): «Dalla crisi si può uscire. La svolta con gli Stati Uniti d'Europa»

Boccia (Pd): «Dalla crisi si può uscire. La svolta con gli Stati Uniti d'Europa»

L’ex ministro: «Sono necessari ristori e la forza di unità nazionale del governo Draghi»

04 Marzo 2022

Michele De Feudis

Onorevole Francesco Boccia, l’economia italiana dopo lo shock della pandemia, ora deve affrontare una nuova crisi per la guerra Ucraina-Russia. Quali i settori più in difficoltà in Italia, in particolare nel Sud e in Puglia?

«Dopo due anni durissimi di pandemia avevamo imboccato la strada della ripresa. La folle guerra scatenata da Putin mette un freno alla ripartenza in tutta Europa e cambia gli scenari globali. Le sanzioni imposte alla Russia, sono l'unica vera alternativa pacifica alla guerra, se crediamo come crediamo, che la pace si ottenga con la pace e non con altra guerra. La Puglia, ha rapporti di fratellanza con i popoli russo e ucraino in nome della millenaria relazione anche attraverso San Nicola, venerato come santo dalla chiesa cattolica, dalla chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane. Oggi Putin ha calpestato e violentato ogni valore comune».

Gli effetti collaterali del conflitto si registrano anche nei territori.

«Molti imprenditori pugliesi sono in affari con la Russia, ci sono scambi continui sulla meccanica, nel tessile, nell’agroindustria, sull’energia. La Puglia è anche meta privilegiata per i turisti russi, ma quando ci sono in gioco vite umane non c’è investimento che tenga. Anche stavolta sarà inevitabile intervenire con ristori per i settori danneggiati e per farlo ci vorranno nuove risorse che l’Europa dovrà mettere sul tavolo».

L’approvvigionamento energetico dell’Italia resta un rebus stante le soluzioni pragmatiche indicate da Draghi?

«Siamo in un momento storico complesso e la mancata differenziazione, nei decenni scorsi, delle fonti di approvvigionamento ci costringe ad essere ancora dipendenti da Paesi come la Russia per quanto riguarda il gas. Questo però non deve farci fare passi indietro, la svolta green e la decarbonizzazione, tema molto sentito a Taranto e in Puglia, resta uno degli obiettivi prioritari del Pnrr».

La discussione sul surplus di costi che devono sopportare le industrie non è solo italiana.

«Ne usciamo soltanto con una risposta comune in Europa, che deve essere sempre più forte e coesa. Sul mercato dell'energia è da qualche mese che l'Italia, insieme a Francia, Spagna, Romania e Grecia chiede prezzi fissi e bloccati per i prossimi anni grazie a stoccaggi e acquisti comuni. Fino a ieri c’era il no della Germania e dei Paesi del Nord. Ma la guerra ha cambiato tutto, sono certo che anche sul costo dell’energia l’Europa parlerà con una voce sola, mettendo in campo tutto ciò che serve a imprese e famiglie. Ci sarà anche qui più Europa. Dopo l’emergenza sanitaria anche sulla difesa e sull’energia ce la faremo grazie alla forza dell’unità in Europa».

I cittadini sono impoveriti dall’inflazione: un patto nazionale tra mondo produttivo categorie sociali e politica è possibile sul modello Draghi?

«Le fasce sociali più fragili e deboli necessitano ancora più tutela e protezione oggi rispetto a ieri. Se non si interviene con risorse immediate nelle viscere del paese ci sarà il rischio di conflitti sociali. Periferie, pensionati, lavoratori precari e autonomi dei settori con le piccole e medie imprese danneggiate dalla crisi russa a rischio devono essere sostenute. Il governo Draghi da questo punto di vista ha la forza dell’unità nazionale e dell’impegno a rendere l’Italia ancora più forte in Europa».

Uno sguardo all’Ucraina. L’Ue si è riscoperta centrale e compatta. Se lo aspettava?

«Nelle difficoltà le istituzioni europee hanno avuto la lungimiranza di fare passi in avanti verso un’idea di Europa unita, di Stati Uniti d’Europa».

Perché si fermino le armi e torni la diplomazia, bastano le sanzioni?

«Le sanzioni in questo momento servono proprio per evitare di incrementare quella crudeltà che da troppi giorni vediamo riflessa negli occhi del popolo ucraino. La diplomazia non ha mai smesso di lavorare e deve continuare fino all’ultimo istante possibile. Ora più che mai il dialogo è l’arma migliore, da parte dell’Europa c’è la massima volontà di porre fine a questa guerra. Mi auguro ci possa essere la stessa volontà anche da parte di Putin».

C’è stata bagarre in commissione sul Catasto?

«La Lega è un partito irresponsabile, e rischia di mandare a casa il governo in un fase drammatica».

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