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Morte Maradona, Maiellaro: «Sono triste, ho perso il mio idolo»

Morte Maradona, Maiellaro: «Sono triste, ho perso il mio idolo»

Di Gennaro: «Unico, generoso, rispettoso». Terracenere: «Non mi faceva dormire di notte...»

Nel grande libro che racconta la vita di Diego Armando Maradona, Bari è un capitolo chiave. Il 17 marzo 1991, proprio al termine di un match tra il Napoli ed i biancorossi (terminato 1-0, con rete di Zola su suo assist perfetto), il controllo antidoping rivelò tracce di cocaina nelle urine del fuoriclasse argentino. Fu la causa della squalifica di 15 mesi che pose fine all’epopea partenopea del Pibe de Oro.

Il Bari è stata l’ultima squadra italiana che ha battuto, la settimana successiva giocò il suo ultimo match nello «Stivale» a Genova contro la Sampdoria, segnando su rigore, ma perdendo 4-1. Il campione sudamericano è imbattuto contro i Galletti per quanto concerne i match di campionato: al Bari ha segnato un solo gol, su rigore, nel 3-0 del 14 aprile 1990, ma ha dispensato una serie di assist degni del suo genio. Indimenticabile, ad esempio, una rovesciata per permettere a Carnevale di pareggiare la rete barese di Monelli nell’1-1 del Della Vittoria, nel 1989-90. Eppure, i biancorossi hanno battuto il «Re», una volta. Il 24 agosto 1988, in Coppa Italia, 2-0.

«Conservo gelosamente la fotografia di quell’incontro, del momento in cui io e Maradona scambiammo i gagliardetti, da capitani delle due squadre. Indossavamo entrambi il numero dieci», ricorda Antonio Di Gennaro. «Io c’ero pure nel suo esordio in Italia: in Verona-Napoli 3-1, segnai anche un gol, nell’anno in cui vincemmo in Veneto uno scudetto incredibile. Va via il più grande di tutti i tempi. Una persona buona, rispettata da tutti. L’ho visto l’ultima volta ad Istanbul, per la finale del 2005 di Champions League, Milan-Liverpool. Ci abbracciammo: impossibile descrivere il sentimento che prova chiunque abbia avuto la fortuna di incrociarlo dal vivo».

Angelo Terracenere lo ha marcato più di una volta. «E la notte precedente all’incontro con lui non dormivo», svela l’ex centrocampista molfettese. «Era il calciatore più carismatico, determinante e geniale in assoluto. Il più forte nella storia. La sua vita privata sarà pur stata tumultuosa, ma in campo non negava mai un sorriso: era impossibile non volergli bene».
Ha addirittura la voce rotta dalla commozione, Pietro Maiellaro: il celebre coro «Ho visto Maradona» che i napoletani dedicavano a Diego, a Bari diventava «Ho visto Maiellaro». «Ho perso il mio idolo, il campione che guardavo con ammirazione cercando di imitarne qualche giocata. Sfidarlo è stato un onore. In un Bari-Napoli dissi a Terracenere di non esagerare con gli interventi duri, ma lui mi rispose: “Tranquillo, lui mena me e io meno lui”. Diego era così: meraviglioso, ma semplice. Il Napoli in quegli anni mi cercava: giocare con lui sarebbe stata un’esperienza unica, ma ammetto che ero troppo felice di essere il “Maradona” di Bari. Fa troppo male sapere che non c’è più: il calcio non sarà mai più lo stesso. È davvero un giorno triste».

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