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IL PERSONAGGIO

"Bari è la scommessa giusta"Bolzoni ha guardato in prospettiva

"Bari è la scommessa giusta"
Bolzoni ha guardato in prospettiva

Il centrocampista finora annoverava soltanto partite in serie A e serie B

Ancora oggi fa un certo effetto vederlo in serie D, sebbene con la gloriosa maglia del Bari. Perché il curriculum di Francesco Bolzoni annovera soltanto serie A e B. Il centrocampista di Lodi è cresciuto nell’Inter con cui ha esordito nel massimo campionato e addirittura in Champions League. È passato da Frosinone, ha vinto un torneo di B con il Siena, sotto la guida di Antonio Conte e con i toscani è stato protagonista in A per un biennio. È tornato in cadetteria con il Palermo, riprendendosi subito il paradiso, quindi la difficile ripartenza dopo essersi rotto il tendine ricominciando da Novara prima e La Spezia poi. Possibile che uno come lui si ritrovi in serie D? A soli 29 anni? Bolzoni apre il cuore e racconta la sua storia.

Francesco Bolzoni, il campionato è fermo e si può riavvolgere il nastro: perché a fine agosto ha accettato il Bari e la discesa tra i dilettanti?
«Forse sono fatto male, ma per rendere ho bisogno di sentirmi importante. A La Spezia ero finito ai margini. Avrei potuto attendere, ma il Bari ha cominciato a cercarmi fin dalla chiusura del mercato di A e B: hanno insistito moltissimo, illustrandomi un grande programma. Ho voluto guardare in prospettiva e accettare una scommessa intrigante».

Quindi, dopo anni di sofferenze i baresi possono stare tranquilli: è cominciata davvero un’al - tra era sportiva?
«Chi compone ora il club predilige davvero i fatti alle parole. Bisognerebbe vivere alcune situazioni dall’interno per capirlo, ma la società si comporta come se fosse al top: dalle attrezzature all’avanguardia in palestra alla continua assistenza per la minima necessità. Sono convinto che la nuova proprietà veda nel Bari una grande prospettiva. Ed io punto a riprendermi le più importanti ribalte con questa maglia».

A proposito: che cosa ha condizionato la sua ascesa nel calcio dei grandi?
«L’infortunio al tendine subito a Palermo nel 2015, quando ero titolare in A. Inutile, però, accampare rimpianti. Ho perso un anno intero all’epoca, ma ho avuto la forza di ripartire e mi è rimasta un’incredibile voglia di riscatto».

Prima di allungare lo sguardo in prospettiva, va archiviata la pratica promozione: con 11 punti di vantaggio sulla Turris ad otto turni dal termine i giochi sono fatti?
«Il traguardo non è lontano. Tuttavia, talvolta ci siamo rilassati proprio quando il margine sulla seconda è aumentato. Abbiamo il dovere di non complicare il finale di stagione. Anzi: bisogna aumentare i giri per far venire più gente allo stadio».

Come valuta il torneo di serie D?
«È un campionato diverso. Può sembrare un alibi, ma non è semplice affrontare trasferte complicate sul piano ambientale o su quello tecnico per via dei campi più piccoli e delle superfici non paragonabili al manto del San Nicola. Ma i calciatori bravi sono quelli che si adattano».

Che tecnico ha scoperto in Giovanni Cornacchini?
«È impossibile non andare d’accordo con il mister. Un uomo leale, preparato. Fin dall’inizio ci ha detto che il suo scopo era valorizzare le nostre tante individualità. Penso che ci sia riuscito in pieno e non va dato per scontato».

Ha girato tanto in carriera: Bari è il posto giusto per fermarsi?
«Sto benissimo qui. Bari vive di calcio e si vede che sta soffrendo un contesto che non appartiene alla città».

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