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Don Ciotti ai giornalisti
«Il tema mafia poco affrontato
in questa campagna elettorale»

Don Ciotti ai giornalisti
«Il tema mafia poco affrontato
in questa campagna elettorale»

Don Ciotti ai giornalisti
«Il tema mafia poco affrontato
in questa campagna elettorale»

 
Rita Schena

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Rita Schena

don Ciotti

Lunedì 12 Marzo 2018, 14:06

14:22

BARI - «Non ho sentito parlare di questi temi come si sarebbe dovuto nella campagna elettorale nel nostro Paese. Sono temi scomodi, difficili, che possono disturbare e che possono anche fare perdere dei consensi. Invece è una realtà sulla quale noi dobbiamo misurarci perché è da secoli che parliamo di mafia nel nostro Paese». Lo ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, parlando oggi a Bari, a margine di un evento organizzato dall’Assostampa Puglia in vista della Giornata nazionale contro le mafie che si terrà mercoledì 21 marzo a Foggia.
Don Ciotti ha ricordato che già «nel 1900 don Sturzo disse 'la mafia ha i piedi in Sicilia ma forse ha la testa a Roma', e aggiunse una drammatica profezia: 'risalirà sempre più forte e più crudele verso Nord fino ad andare oltre le Alpi'». «E' la realtà di oggi che non ci fa dimenticare - ha concluso - i notevoli passi in avanti che sono stati fatti, le cose positive realizzate anche negli ultimi tempi».

Per il fondatore di Libera, gli scontri e le divisioni tra le forze politiche frenano l'efficacia della lotta alla mafia.
«Certo - ha evidenziato - perché ci vuole, non nelle parole ma nei fatti, la continuità nel parlare di questi problemi». Don Ciotti ha rilevato che «anche se la strada è sempre in salita, la continuità non può essere oggetto solo di qualche momento, all’indomani di alcune tragedie come è successo questa estate con 4 morti a San Marco in Lamis (Foggia)». «Un mondo - ha ricordato - che ad agosto accese i riflettori su quel territorio che da tempo gridava che aveva bisogno di maggiore attenzione e maggiori investimenti».
«La politica - per Ciotti - non può arrivare solo sull'onda di alcuni momenti». «Mi fa piacere ricordare - ha aggiunto - che tutti i provvedimenti della Commissione Antimafia sono stati presi con voto unanime». «Questo - ha concluso - è un dato di positività perché vuol dire che, quando si vuole, le varie forze politiche possono, su temi che riguardano il bene comune di tutti, unire le forze senza mettersi a fare giochi che vanno a frenare percorsi in cui dobbiamo fare passi in avanti».

LA MAFIA DEL GARGANO: IMPENETRABILE - «La mafia del Gargano è una mafia particolare. La mafia foggiana, di Cerignola (Foggia), è stata sottovalutata per lungo tempo: 300 morti ufficiali» e «nell’80% dei casi non si conosce la verità; l’ultimo collaboratore di giustizia è del 2007. Perché lì, in molte di quelle realtà, la famiglia è quella biologica. E quindi un po' come la 'ndrangheta ha poche affiliazioni, proprio per cercare di essere più impenetrabili», ha spiegato don Ciotti
«Ecco perché bisogna unire le nostre forze, perché corruzione e mafia sono i parassiti che ci impoveriscono un po' tutti». «Ci vuole una corresponsabilità - ha suggerito - perché è il 'noi' che vince e non l’opera di navigatori solitari». «Ognuno - ha sottolineato - è chiamato nel proprio ruolo a fare la propria parte. E ci vuole anche da parte di noi cittadini la corresponsabilità». «Collaborare con le istituzioni che fanno le cose giuste - ha concluso - ma essere anche una spina nel fianco se non fanno quello che devono».

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